Una volta cantava “I can’t get no satisfaction”, oggi urla “God gave me everything”: ecco la seconda parte dell’intervista di Rockol a Mick Jagger, realizzata a Londra alla vigilia della pubblicazione del nuovo disco solista “Goddess in the doorway”. In Inghilterra stanno per trasmettere un documentario interamente dedicato a te, “Being Mick” (andrà in onda il 22 novembre): si dice che ti sia lasciato “seguire” per un anno da una troupe per poterlo realizzare, è vero?
In realtà ho seguito me stesso! Ho cominciato con una piccola telecamera digitale, come la tua, e l’ho utilizzata inizialmente per riprendermi da solo mentre scrivevo canzoni. Tipo: “Eccomi, sono io che adesso mi metto a scrivere una canzone” (ride). E così ho iniziato a filmare molto: me stesso, i miei figli, noi tutti a casa, a Venezia con la famiglia, prestando talvolta la telecamera ad amici perché mi riprendessero ogni volta che passavano dalle mie parti. Tutto molto divertente, veramente. Poi, dopo circa sei mesi, ho pensato che fosse il caso di affidarmi a qualcuno che fosse un po’ più professionale… E quindi ho scelto questo tizio, Kevin McDonald, che ha vinto un Oscar con il documentario “One day in September”, che parla del sequestro e dell’uccisione degli atleti israeliani da parte di terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Monaco del 1972. E Kevin ha cominciato a seguirmi con la telecamera. A quel punto chiunque fosse nei paraggi voleva fare l’attore… Alla fine ci siamo messi a lavorare su tutto questo materiale e l’abbiamo editato…
C’è un aspetto mistico in alcune delle nuove canzoni: da cosa deriva?
Difficile dirlo… Provo a immaginare qualche risposta. Ad esempio, conta il fatto che trascorri del tempo per conto tuo. Ho scritto gran parte dell’album in campagna – ora in Francia, ora nei Carabi, ora in America – e ho trascorso lunghi periodi di quiete. In questi casi, si sa, ti fai riflessivo. E quando rifletti molto, la spiritualità inizia a bussare alla tua porta. Se ti trovassi in sala d’incisione con altra gente, semplicemente la scacceresti via: “Vattene, non ho voglia, non ho tempo!”. Stavolta, invece, ero meglio disposto ad accogliere certi temi – anche se mi è già successo di scrivere qualcosa di religioso in passato.
Sei religioso?
Se sono religioso? In inglese essere religiosi può significare due cose. O che appartieni a un’organizzazione ecclesiastica – no, io non vado in chiesa o cose di questo genere. Oppure che sei consapevole del tuo lato spirituale, contemplativo o mistico. Mah, non sono molto portato per questo…
Ti piace stare da solo?
Beh, ogni tanto ho bisogno di uno spazio per riflettere un po’. Quando conduci una vita molto frenetica e occupata, ti serve; a meno che tu non sia una persona molto spirituale e concentrata, o abbia un’inclinazione contemplativa, è difficile lasciare che certi aspetti entrino naturalmente nella tua vita. Diverso è il caso in cui reciti le tue preghiere ogni mattina o ti ritagli uno spazio per meditare ogni sera. Ma io non sono così, quindi ogni tanto apprezzo stare per conto mio.
Da dire “I can’t get no satisfaction” ad affermare “God gave me everything” ce ne passa: sei soddisfatto della tua vita, oggi?
(esplode in una risata). Ma dai, è semplicemente stato così tanto tempo fa! “Satisfaction” risale a quando ero giovane – il tipico periodo in cui sei sempre arrabbiato, non ti va come funzionano le cose, il che non è certo triste. E’ buffo considerare, peraltro, che “God gave me everything” è tutto fuorché una canzone mistica: è aggressiva, energetica, rumorosa, la tipica canzone con cui ti svegli la mattina e che completi di getto. Voglio dire, “Dio mi ha dato tutto” non è certo quello che penso ogni mattina. Sarebbe bello!
Una volta dicevi “quanto è spiacevole diventare vecchi”: lo pensi ancora?
Sì. Certo!!! (risata)
Se potessi fare un patto per restare giovane per sempre, lo faresti?
Senza avere quel rovescio della medaglia alla Dorian Gray? Mmmmh… Non ce n’è, bisogna pagarla. Il fatto è che tutti dobbiamo diventare vecchi, bisogna trovare la maniera per farlo nel migliore dei modi. Alla fine si muore… Ma che ci vuoi fare? Anche se morire giovani può essere una buona opzione, perché resti giovane per sempre nella memoria, come James Dean, Jim Morrison, Kurt Cobain. E’ un genere.
Una domanda trita: a vari stadi sei stato definito un sex symbol, una rockstar, un’icona generazionale…
Ma che schifezze!
Ok, ok: ma in cosa ti riconosci, comunque, tra queste definizioni?
Sicuramente non nella parte del sex symbol, veramente no, non è qualcosa che mi interessa. Quale scegliere tra queste… “job description”? (ride) Mah, direi che a me piacciono molto le tre attività che sono parte del mio lavoro nella musica, cioè scrivere canzoni, registrare e cantare in pubblico. In quanto al cinema, mi occupo di produzione e occasionalmente recito qualche piccola parte. Quest’ultima cosa mi piace perché ogni tanto è bello disinteressarsi del processo creativo e limitarsi a interpretare qualcuno; della produzione apprezzo la possibilità di osservare un progetto da svariati punti di vista. Di questo film che esce ora (“Enigma”) è stato interessante osservare la trasformazione da libro a sceneggiatura e, in seguito, da sceneggiatura a qualcosa che altra gente si mette a recitare per poi tramutarlo in un film. Apprezzo molto questo aspetto di transizione da una fase all’altra. Mi sono divertito molto a lavorare insieme a persone molto intelligenti, che conosco da tanti anni e con cui ho potuto realizzare qualcosa che mi piace. Anche se la parte iniziale del processo non è particolarmente creativa, perché ha a che fare con il reperimento e la raccolta di finanziamenti per realizzare il film: non è facile raccogliere denaro per un film britannico indipendente. E’ un processo complesso, prende molto tempo ed è stata una coincidenza favorevole che lo scorso anno ne avessi abbastanza a disposizione! Comunque, è stato divertente.
Tornando ala musica, volevo chiederti di due canzoni di “Goddess in the doorway”. In “Joy” l’immagine di Gesù Cristo è tua o è una suggestione apportata da Bono?
No, Bono non ha scritto la canzone. L’ho chiamato quando il pezzo era praticamente ultimato e, riflettendo, pensavo che quel particolare verso – con Gesù Cristo che appare e si accende una sigaretta - sarebbe stato perfetto se cantato da Bono, e mi sarebbe piaciuto che cantasse insieme a me anche il coro finale. Pensavo che fosse particolarmente adatto a interpretare questa cosa un po’ mistica, e sono contento che abbia accettato.
In “Everybody getting high” descrivi delle scene abbastanza improbabili ed esilaranti tratte da una festa con VIP: prendi in giro te stesso, il tuo ambiente o il mondo dello spettacolo in generale?
(ride) Beh, io là sono proprio nel party! In realtà nel brano mi pongo come l’osservatore nascosto nell’angolo che guarda questa scena un po’ hollywoodiana.
Pensi che farai ancora qualcosa con David Bowie?
Facemmo una canzone insieme anni fa, “Dancing in the streets” di Martha and the Vandellas. Non vedo David da un po’, in effetti. Voglio dire, l’ho visto al concerto per New York ma lui cantava proprio all’inizio, quindi l’ho praticamente mancato.
Tu non ti sei fatto vedere nemmeno alla fine, con tutti gli altri insieme sul palco…
E’ vero.
Ma perché?
Era molto tardi (risata generale). Odio tirare tardi. Detesto queste situazioni in cui devi aspettare per poi fare presenza come un idiota. E’ noioso.
Come mantieni tanta energia quando sei sul palco?
Beh, quando sei di fronte a migliaia di persone, bastano quelle a darti energia.
Ma ti alleni?
Ma no, ultimamente non ho fatto nulla, sono fermo da un po’. Farò bene a rimettermi in forma…
Paul McCartney ha un nuovo album in uscita, come te: l’hai ascoltato?
No.
Gli hai mandato il tuo da ascoltare?
Veramente no… Ne ho regalato qualche copia in giro, ne ho dato una a Elton John… In effetti sono rimasto un po’ indietro con la lista degli omaggi!
(Giampiero Di Carlo)
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