22 anni, canadese di origine Portoghese, Nelly Furtado è una ragazza spontanea dal sorriso coinvolgente, i cui grandi occhi blu che esprimono una gran voglia di divertirsi.Nelly, vero e proprio il frutto di incroci culturali, divisa tra le tradizioni portoghesi e la controcultura hip hop, ha cercato, nel suo “Whoa Nelly!” di riunire forme e stili diversi che alla fine sono diventati un prodotto curato, che sicuramente riesce ad esprimere il suo personaggio: una giovane ragazza tra il pop e la Bossa Nova, tra gli Oasis e l’R&B.
Tu canti: “I’m like a bird, I don’t know where my soul is”. Che cos’è per te la libertà?
Che cos’è la libertà? Penso che sia una cosa molto individuale. Io mi sento libera: non sono sposata, non ho bambini… (ride)
C’è un tipo di libertà che ti porta a stare da sola, a viaggiare e a non avere alcun contatto e questo a volte può non essere piacevole. Comunque, di base, secondo me vuol dire essere se stessi.
Io ho cercato di farlo musicalmente: per molto tempo ho ascoltato cose diverse come pop e elettronica e mi sono resa conto che la cultura ti mette una sorta di maschera, ti condiziona. Così ho provato a superare quest’ ostacolo tornando alle radici della musica. E’ questo il messaggio che ho cercato di esprimere anche in “Shit on the radio” .
Eppure proprio questo brano ti ha dato dei problemi in fatto di “libertà”: non hai potuto scrivere il termine “shit” sulla cover dell’album…
E’ vero, ma che ci vuoi fare: il Canada, come gli Stati Uniti, non sono la terra delle libertà! La cosa buffa è che puoi dire “shit” alla radio o alla tv, ma quando scrivi qualcosa, ci sono diverse leggi e regole da rispettare. Mi reputo però fortunata a vivere in Canada, a Toronto, perché a differenza di quello che succede negli USA, nel mio paese la convivenza di molte culture diverse è una realtà accettata e in particolare rispettata: chiunque conosce le origini e le tradizioni, da quelle culinarie a quelle religiose, del paese da cui discende.
Negli Stati Uniti ognuno è nel suo ghetto e tutto è “americanizzato”. Probabilmente la città più aperta, secondo me, in questo senso è Los Angeles.
E’ vero che nei tuoi progetti futuri ci sarà un disco in portoghese?
Sì, mi piacerebbe molto realizzarlo entro l’ anno prossimo. Vorrei cantare in lingua portoghese, riuscendo a cogliere le sfumature del linguaggio e della mentalità del paese; per questo spero di andare lì per studiare e scoprirlo attraverso la gente e la sua musica.
Le miei canzoni sono fatte da pop, musica sacra e sounds locali a cui aggiungo elementi moderni: questo è quello che vorrei fare nel mio disco in portoghese e sono molto eccitata all’idea.
Ci sono molti stili diversi nella tua musica, dall’hip hop alla bossa nova; come ti fa sentire però essere definita una pop singer?
E’ vero che il singolo “I’m like a bird” è molto pop e non dà l’idea esatta dell’album…
L ’ho inserito proprio per questo: mi sembrava diverso dal resto. Penso che mettere anche canzoni più facili sia bello in un album, perché si adattano di più al mercato della radio. In sostanza quello che ho fatto con “Whoa Nelly!” è mettere dentro quello che mi piaceva. Quando esci con un primo lavoro vieni subito messo in una categorie, pop, soul, etc, ma, io non volevo chiudermi nessuna porta…non voglio essere stretta negli schemi.
Come crei le tue canzoni?
Io mi preoccupo per prima cosa di scrivere le parole, il resto viene da se, naturalmente.
La cosa più importante è scrivere canzoni, se ne non ne hai di buone non puoi avere un album; il sound viene da sé, almeno per me. Quando mi chiedono come trovo le melodie dei miei pezzi rispondo che sento il ritmo ovunque; ieri, ad esempio ero in bagno e ho sentito il rumore di una goccia e l ’ho subito memorizzato. Sono solita registrare ogni idea, ogni immagine o sensazione. Il mio scopo adesso è crescere come scrittrice e quindi sto lavorando a quest’aspetto.
Sei Canadese di origine portoghese, l’hip hop sembra molto lontano da te…
Non è vero, sono cresciuta con amici che ascoltavano e cantavano musica hip hop ed ho molti dischi. L’hip hop parla delle tue esperienze, è una forma di energia; mi piace perché, un po’ come il jazz, si basa sull’improvvisazione. Tutto ciò che è spontaneo e nasce di getto è hip hop! Non a caso, secondo me i testi più belli che ho scritto sono quelli dei brani hip hop.
Hai partecipato al Lilith Fair nell’agosto 1999. Qual è lo spirito di questa manifestazione tutta al femminile?
E’ stata un’esperienza fantastica sia per lo scopo umanitario a favore delle donne, sia da un punto di vista professionale. Sara McLachlan, una delle principali organizzatrici, riesce a trasmettere un’ energia incredibile.
Tutti sono stati molto carini, c’è una bella atmosfera, mi piacerebbe fare un tour di tutta l’estate! Tra il pubblico c’ erano molti ragazzi, coppie e teen ager, che sono stai veramente molto partecipi: io ho cantato una versione acustica della mia canzone ed è stato bellissimo. Per darti un’idea dell’atmosfera che si respira durante la manifestazione ti dirò che sembra un po’ quella di un campo estivo!
Che cosa pensi dell’impegno sociale nella musica?
Mi interessa molto la solidarietà, anche se al momento per me è un po’ difficile essere molto impegnata in tal senso, perché quando si è agli inizi ci sono dei problemi di credibilità; ma uno dei miei obbiettivi futuri è di essere maggiormente coinvolta in queste iniziative.
Conosci cantanti italiani?
A 16 anni ho sentito in Portogallo Laura Pausini (intona “la Solitudine”, ndr…) e Eros Ramazzotti. Conosco molti cantanti portoghesi, ma pochi italiani anche se spesso guardo la tv musicale italiana. Tra gli artisti europei mi piacciono molto i Guano Apes.
Com’è la tua vita quando non ti occupi di musica?
Purtroppo ho smesso di studiare: non ho tempo, sono troppo impegnata con la musica, specialmente gli ultimi tre mesi sono stati pazzeschi! Dovendo fare una promozione a livello internazionale, un giorno ero a LA, uno a New York poi in Europa…ma mi piacerebbe tornare a studiare, mi piaceva molto la scuola, scrivevo per il giornale scolastico, facevo recensioni musicali.
Mi piace leggere e andare a mostre di arti figurative: la pop art mi affascina molto in particolare Andy Warhol.
Hai dedicato molte attenzioni al tuo sito web, in cui hai scritto anche una mini auto- biografia. Lo usi per rimanere in contatto diretto con i fans? Che tipo di rapporto hai con loro?
E’ vero, mi piace molto il sito, purtroppo adesso non riesco ad aggiornarlo perché sono sempre in giro!
Cerco comunque di mandare un messaggio a tutti i fans che mi scrivono: sono stata anch’io una fan e so con che ansia si aspetta una risposta! Sul sito però alcune volte arrivano dei messaggio poco “carini” e, onestamente, ci rimango molto male, ma questo è naturale: non pretendo di essere simpatica a tutti!
(Erika Ferrati)