Rock e parole d'autore nella musica del gruppo romano, che si racconta...

“Illumina”, terzo disco pubblicato dai romani Elettrojoyce lo scorso novembre, è uno dei migliori dischi di rock italiano del 2000. E, per una volta, l’accostamento tra la parola “rock” e l’aggettivo “italiano” non è una questione di etichette o convenzioni, ma di sostanza. Filippo Gatti scrive testi che, per forma e contenuti, si rifanno alla tradizione autoriale italiana; le sue musiche si rifanno al rock anglosassone. Influenze non banali e non scontate, rielaborate in uno stile personale. Rockol ha incontrato il leader della band, di cui si è fatto raccontare passato, presente e futuro.

Partiamo facendo un po’ di storia della band…
Abbiamo iniziato circa nel ‘93, con una formazione completamente diversa da quella attuale. Nel ‘94 abbiamo iniziato a scrivere il materiale poi finito nel primo disco autoprodotto, uscito nel ’96. Ci abbiamo messo un po’, quando si è indipendenti i tempi di realizzazione sono più lunghi. Con questo primo disco abbiamo fatto un po’ di concorsi, come Arezzo Wave, Enzimi; abbiamo tenuto sempre più concerti attraverso i quali ci siamo fatti notare, e abbiamo ottenuto i primi contratti, quello editoriale con la Ricordi e quello discografico con la Sony. Nei primi mesi del ’99 è uscito “Elettrojoyce” il primo album con la Sony, alla fine del 2000 invece è uscito “Illumina”.

Il vostro nome ha un’origine che è diventata tra i vostri fans una sorta di leggenda…
E’ realtà, anche se ormai non posso più provarlo…. Abbiamo preso il nome da quello dell’insegna di un elettrauto, che oggi non c’è più, in via Joyce a Roma. All’inizio mi è venuto da ridere, mi sono detto guarda tu se Joyce deve finire lì sopra. Poi, ripensandoci, mi affascinava questo miscuglio di elettricità e letteratura… Addirittura mi ha aiutato a chiarirmi le idee sul futuro del gruppo. Quando abbiamo iniziato a farci conoscere, ho pensato di andare a fotografarlo, ma l’elettrauto aveva già chiuso. La storia potrebbe anche essere inventata, ma giuro che non è così…

Il nome è quindi diventato una sorta di programma d’azione? Partiamo dal rapporto con la letteratura e la musica d’autore…
Ho iniziato facendo musica per una compagnia che si occupava di poesia, e lì mi sono reso conto che mi interessava lavorare sulla canzone d’autore. MI sembrava che allora, nei primi anni ’90, la musica d’autore fosse ferma, i grandi nomi facevano dischi stancamente, mentre per il resto si inseguiva la musica anglosassone o i modelli commerciali stranieri più agghiaccianti. Dall’altro lato, avendo fatto certi ascolti nel rock, non mi piacevano le sonorità usate per la canzone d’autore e quindi è nato questo progetto, che è rimasto coerente negli anni.

Nei tuoi testi si nota un lavoro sulla lingua italiana che ha generato frequenti paragoni con Ivano Fossati. Ti infastidiscono?
Fossati è uno dei riferimenti più usati dalla critica, quindi cerco di spiegarlo, anche se non è un riferimento diretto per me. Le definizioni rispetto alla canzone d’autore sono abbastanza limitative, ma credo che fondamentalmente si riconducano a due correnti. C’ è un rock dove la scrittura della parola è importante e c’è un rock dove la parola è usata più per il suono. Da un lato c’è Elvis Costello, dall’altra i Ramones, per fare due esempi estremi. Gli Elettrojoyce si ritrovano nel primo filone: per noi la parola è importante, da lì partono i ragionamenti musicali. Partendo dalla parola ci possiamo permettere di essere imprevedibili, di passare dal blues all’acustico, al rock. Non abbiamo l’obbligo di ricopiare tristemente alcun genere.

Nei tuoi testi si possono trovare citazioni “alte” in un contesto tradizionalmente considerato basso, quello del pop. In “K” fai riferimenti a Kraus, Kant e Kierkegaard…. Come è possibile fare citazioni di questo genere senza sembrare pretenziosi?
E’ solo l’Italia che considera il rock una forma espressiva senza valore artistico, popolare, una musica “leggera”. Io penso che invece che Frank Zappa rappresenti la musica di questo secolo meglio che non l’esercizio di qualche stralunato professore accademico. Citazioni di quel tipo non mi spaventano, perché grazie a Internet è più facile accedere alle informazioni. Quando ero un ragazzino, se mi citavano Mallarmé dovevo andare in libreria, chiedere al libraio per scoprire qualcosa. Oggi un ragazzo di 16 anni che vede citato Kraus può cercare informazioni sulla Rete. Credo che lanciare degli stimoli non solo non sia pretenzioso, ma sia un dovere. E’ pretenzioso credere che il pubblico del rock sia fatto di deficienti.

In “Frozen W.”, parli di Weltanschauung…, di “visioni del mondo che arrivano dal reparto surgelati”. Sembra un’accusa verso questo tipo di mentalità che gioca al ribasso…
Ho ripetuto quella frase più volte possibile perché sia chiaro il concetto… Anche se, in quel contesto, si riferisce al fatto di essere colonizzati rispetto agli Stati Uniti. La canzone si apre con un blues che parla di snaturamento, di un figlio senza madre. Siamo un po’ tutti figli senza madre, se la madre è la cultura del nostro paese. Senza essere nazionalisti, credo che da una cinquantina d’anni l’Italia sia un po’ poco consapevole della propria cultura.

Passando dal lato ‘Jocye’ del nome a quello ‘Elettro’, il vostro suono è fatto di rock, di elettricità, appunto, ma nell’ultimo disco ha avuto un’evoluzione verso suoni meno rabbiosi e più pensati…
Gli ultimi due sono dischi volutamente opposti, come idea e come approccio. Nel rock è facile e noioso riprendere e rifare un modello consolidato, cosa che noi volevamo evitare. Il disco precedente nasce da una lunga esperienza live con quella formazione, è stato registrato dal vivo con due prove di ogni canzone e basta. Questo ha dato passione e calore, ma forse meno lucidità. “Illumina” è invece un disco di studio, diverso come mentalità di produzione, anche se mi fa piacere constatare un’omogeneità di fondo.

Nell’ultimo disco c’è anche il recupero di suoni più acustici.
Si, in precedenza li avevamo tenuti un po’ più “sotto” ed ora ho sentito l’esigenza di riportarli più avanti. Non a caso c’è stato un cambiamento anche di direzione della gestione artistica del gruppo... Mi sono sempre evitato di dover rispettare alcuni barriere del rock. Tutti gli artisti che mi piacciono -Costello, per dire un nome che ho già citato prima - hanno fatto dischi passando dal punk ai quartetti d’archi. Non ho un’opinione così bassa del rock da ridurlo ad uno schema…

Sempre a proposito di elettricità, è stata anche recuperata come tema che compare spesso nelle canzoni e nella parte iconografica di “Illumina”, sulla cui copertina avete messo un interruttore.
Nel disco si fa riferimento alla luce, al passaggio dell’energia. Ci sono alcuni temi metafisici che erano già presenti nei dischi precedenti, forse più nascosti. Ho pensato di evidenziare questi temi, anche con po’ di ironia, sulla copertina, per manifestare la consapevolezza dell’uso di certi simboli.

Alla fine della registrazione di “Illumina” tre quarti della band hanno deciso di lasciare il gruppo. Ora gli Eelttrojoyce hanno una formazione totalmente nuova, Quanto cambierà il suono del gruppo?
Il suono cambierà senza cambiare la linea del disco. Ogni musicista che lavora al gruppo fa parte di un progetto e lo cambia a seconda della sua presenza o assenza. Realizzando “Illumina” mi sono reso conto che con gli altri condividevo molte cose. Ma altre aperture, arrivate con le nuove canzoni, ci separavano. Quindi potevamo decidere se accettare compromessi, che lascio ai politici e alle soubrette, oppure no. Così abbiamo deciso invece di separarci, ognuno farà musica come meglio pensa. I nuovi musicisti sono con me da tanto tempo: il bassista fa parte del gruppo da più di un anno, il chitarrista è mio fratello e già si occupava dei suoni delle chitarre del gruppo, il batterista aveva lavorato alla produzione del disco. Inevitabilmente tutto cambierà forma, ma spero che la nuova formazione ci permetta di produrre una musica più poliedrica. Quello che abbiamo fatto fino al primo disco autoprodotto può esser sbagliato o sgangherato, ma è coerente e forte nella nostra memoria, e rimarrà.


(Gianni Sibilla)

Altre interviste

Marilyn Manson - Il resoconto completo dell’incontro del ‘Reverendo’ con la stampa, in occasione del suo attuale tour italiano... (05/02/2001)

C.S.I. - Giovanni Lindo Ferretti ricorda e racconta il suo gruppo... (02/02/2001)

La Crus - Un viaggio nella canzone d'autore italiana, alla guida Gio e Cesare... (29/01/2001)

And So I Watch You from Afar - quanto fa spettacolo? No, tutto quanto fa Subsonica... Boosta e Samuel raccontano l'anno magnifico del gruppo... (25/01/2001)

Subsonica - Tutto quanto fa spettacolo? No, tutto quanto fa Subsonica. Samuel e Boosta raccontano i progetti del gruppo... (25/01/2001)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.