Il rock n'roll non è sempre una questione per soli uomini...

Canzoni da due minuti, chitarre distorte e semplicissime storie da adolescenti. Se non fossero una vera band, le Donnas potrebbero essere un bel cartone animato: quattro ragazzine che riescono a farsi largo nel mondo del rock’n’roll senza pose da discinte seduttrici o da pensose studentesse impegnate. Per loro, si tratta di puro divertimento, da prolungare fino a quando è possibile. Ce lo conferma Donna A., la cantante della band, per niente annoiata di fronte alla prospettiva di trascorrere l’intera giornata a rispondere ai giornalisti per promuovere il nuovo album “Turn 21”.

“Turn 21” esce per la Epitaph, che è una specie di major delle indipendenti. Cercavate maggiori sbocchi di mercato?
Usciamo in Europa con la Epitaph, ma negli Usa siamo ancora con la Lookout. Non so, non credo che ci saranno cambiamenti enormi, pensiamo che questo ci possa aiutare ad avere tanto pubblico quanto ne abbiamo negli Stati Uniti, non è una questione di diventare più popolari. In termini commerciali, spero che “Turn 21” venda almeno quanto l’ultimo album, tutto qui.

Se invece vendesse molto, sareste pronte ad affrontare il successo?
Assolutamente sì. Abbiamo visto abbastanza film sul rock’n’roll per sapere cosa succede ai musicisti quando diventano ricchi e come fare per evitare le trappole.

La Lookout ha contato molto nella scena punk degli ultimi dieci anni. Voi non siete completamente etichettabili come punk. Come vi trovate in quel giro?
Ci sono gruppi punk che ci piacciono, come gli Smugglers, e nel nostro pubblico ci sono anche parecchi punk. In effetti però, la gente che ci viene a vedere è piuttosto varia: ci sono ragazzi e ragazze della nostra età, ma anche ci sono anche fans più vecchi. Il fatto di incidere per la Lookout a volte significa che molti vengono ai nostri concerti o comprano i nostri dischi principalmente perché sono fans dell’etichetta. E’ un marchio riconoscibile.

“40 boys in 40 nights” sembra un tentativo di ribaltare il classico tema rock del musicista uomo che si fa un sacco di ragazze. Ma c’è del vero?
Sì, in effetti rovesciamo le parti tradizionale. E’ una canzone basata sulla realtà, davvero. E poi quando si suona questa musica, certi argomenti ti vengono in mente spontaneamente, sai…

Ma quanti ragazzi avete adesso?
Abbiamo tutte un ragazzo.

Solo? Forse perché non siete ancora in tour…
Oh, adesso abbiamo un solo boyfriend tutte quante, ma non è necessariamente questa la regola. Diciamo che ora va così.

Quando si parla di voi, prima o poi salta sempre fuori un paragone con le Runaways. Ma siete davvero loro fans?
Ci piacevano quando ci siamo messe insieme, ma non abbiamo certo modellato la nostra band su di loro. Penso che ci siano delle differenze musicali molto evidenti fra noi e loro, le Runaways suonavano molto più lente. Noi siamo più aggressive e veloci.

Allora chi vi ha ispirato quando avete cominciato?
Le Shonen Knife erano fra le nostre preferite, poi le L7, altri gruppi di riot grrrls come Bikini Kill e Huggy Bear. Ci hanno fatto capire che anche noi potevamo fare quel genere di cose.

A giudicare da quello che suonate però non avete ascoltato solo gruppi femminili. In passato avete fatto anche una cover dei Motley Crue…
Ci piacevano gruppi del genere quando eravamo piccole. Su MTV c’era una trasmissione, “Headbanger’s ball”, dove passavano i clip di tutti quelle band: capelli lunghi, make up, gente come i Poison… Erano incredibili, erano assolutamente esagerati.

La sottocultura giovanile dominante negli Stati Uniti è quella hip hop. In un certo senso, è sorprendente che voi abbiate deciso di buttarvi sul rock’n’roll fin da giovanissime…
Quando abbiamo cominciato, nel ‘92, gli Stati Uniti non erano ancora così dominati dall’hip hop, poi le cose sono cambiate. E comunque apprezziamo anche gente come Dr. Dre, ma quando ci siamo messe insieme, le nostre preferenze andavano comunque ai gruppi con le chitarre elettriche, con parti cantate un po’ urlate e un po’ melodiche, e siamo andate in quella direzione. Inoltre, devi considerare che quando abbiamo iniziato, erano molto popolari gruppi come Nirvana e Soundgarden, quindi l’idea di suonare in una rock band non era così fuori moda come potrebbe sembrare adesso.

In quali locali farete il tour? Ricordo che in Italia avete suonato anche in posti molto piccoli.
Il tour lo faremo in posti da 500 a 2000 persone, forse qualcosa di più quando suoniamo nelle grandi città. In Europa di solito il pubblico è meno numeroso. Più o meno, è numericamente quello che veniva ai concerti negli Usa l’anno precedente. E’ come se fossimo in ritardo di un anno in Europa.

Perché avete scelto il titolo “Turn 21”? Volevate sottolineare il fatto che siete cresciute?
Un sacco di gente ci ha chiesto in passato di che cosa avremmo scritto quando non saremmo state più teenagers, o dopo essere uscite dalla high school. Be’, abbiamo semplicemente scritto canzoni su quello che avremmo fatto. E’ come dire: “ehi, sappiamo di non essere più ragazzine e di non andare più a scuola, eppure continuiamo a suonare”. Tutto qui. Pensi che 21 anni sia già un'età piuttosto avanzata?

Ho 33 anni. Se lo pensassi, mi sarei suicidato già da tempo.
Appunto.

Parlando con musicisti della vostra età, mi è capitato di sentire qualcuno che non pensa di continuare a suonare anche a 35/40 anni. Voi come la vedete?
Smettere dopo prima dei . E’ uno strano modo di ragionare. Non capisco come si possa riuscire a fare bei dischi, pensando cose del genere. Se ritieni che sia una cosa destinata a finire velocemente, che senso ha impegnarsi?

Probabilmente, c’è chi vede il rock come qualcosa da fare in fretta e poi dedicarsi ad altro.
Potrebbe succedere anche a me, se la situazione mi costringesse, ma non sarebbe certo la mia prima scelta. Per quanto mi riguarda, voglio continuare a suonare fino a quando riesco, finché c’è un pubblico che mi sta a sentire.

(Paolo Giovanazzi)

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