E’ la fine dei C.S.I. come li conosciamo, ma loro stanno bene. Il gruppo di Giovanni Lindo Ferretti si è esibito al Monza Rock Festival all’interno di un mini tour estivo di poche date: sarà probabilmente l’ultimo sotto questa sigla. La rottura con Massimo Zamboni, avvenuta nella lavorazione del disco solista di Ferretti “Co.Dex”, è definitiva anche per quanto riguarda il gruppo. I C.S.I. a fine anno pubblicheranno una raccolta “live”, poi torneranno in studio per incidere un nuovo disco. Che però, come ci racconta lo stresso Ferretti in quest’intervista realizzata nel backstage del Monza Rock Festival, uscirà sotto un nuovo nome. Per visionarla in streaming andate su http://streaming.rockol.it. Avete organizzato il primo vero e proprio tour da due anni a questa parte, in cui non vi siete esibiti se non saltuariamente. Che effetto fa tornare a suonare dal vivo?
“E’ molto piacevole, anche se non si tratta di un vero proprio tour ma di poche date. Siamo in uno strano passaggio in cui non siamo più come eravamo e non sappiamo ancora come saremo. La cosa è più bella è approfittare di questo presente per trovare una propria definizione. Di questo siamo felici.”
In questi concerti si è notata l’assenza di Massimo Zamboni sul palco: quanto pesa la sua assenza, musicalmente e psicologicamente? Qual è il suo stato attuale nel gruppo?
“Pesa moltissimo. Io con Massimo ho una storia lunga, la mia via sociale si è giocata con e attorno a lui. Lui non c’è più, quindi il problema non esiste più. Noi non abbiamo ancora canzoni nuove, tant’è vero che abbiamo cercato di recuperare canzoni vecchie dandogli una veste diversa. Da questa da punto “Brace” è incredibile, così come “Irata”, che con Massimo non riuscivamo a fare. Abbiamo recuperato quelle cose che non funzionavano bene quando c’era Massimo perché il resto del gruppo deve avere una ragione d’essere. Oppure finirla e piantarla lì”.
Per i vostri progetti solisti e per queste vicende si è parlato molto, forse troppo dello stato dei C.S.I. Sgombera il campo e raccontaci come stanno le cose attualmente.
“I C.S.I. non sono più quello che erano e non sanno ancora quello che faranno. Ma sicuramente faranno. Questi concerti estivi sono serviti alla definizione di quello che faremo. Questo è quello che siamo adesso: una voglia di giocarci sulle atmosfere e sulle voci, sia che siamo a teatro che al Gay Pride a un festival come quello di Monza. Il pubblico dei C.S.I. c’è, quindi perché non sperimentare una situazione anomala?”
Che tipo di esperienza è stata suonare al concerto finale del Gay Pride?
“In qualche modo eravamo i “diversi” rispetto al resto del palco. La nostra proposta musicale era molto diversa da chi canta in playback sulle basi. Eravamo gli unici a suonare dal vivo, di fronte ad un pubblico che non è il nostro, ma che è rimasto incantato ad ascoltarci, perché comunque avevamo delle cose da dire. ”
Cosa Faranno i CSI dopo questa serie di concerti?
“Gianni Maroccolo sta ascoltando tutto il materiale live di questo pezzo di storia dei C.S.I. Vorremmo fare uscire un disco di inediti o comunque di registrazioni anomale che abbiamo fatto in questi anni, una specie di piccola antologia delle cose più belle o più strane o introvabili del gruppo. Alla fine dell’anno i C.S.I. entreranno in studio per registrare un nuovo disco. Ma cambieranno nome e storia. Noi siamo più legati alle storie vere che alla loro apparenza. Senza Massimo Zamboni, i C.S.I. non ci sono più, poche palle! Possono rimanerlo per un po’ di tempo, mentre si definiscono le cose. ”
Quindi cambierete nome?
“Sarà una storia nuova. Ci sono problemi pratici, di contratti da risolvere, ma la storia dei C.S.I. è finita. Non è finita la storia di Ferretti Lindo Giovanni, Ginevra Di Marco, Gigi Cavalli Cocchi, Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali. Però qualcuno di importante è andato via: quella storia non può più essere.”
Ultimamente sei quello che si è più esposto da solo del gruppo. Cosa ti sei portato dietro di quest’esperienza?
“Credo che l’esperienza solista mi abbia fatto molto bene. In realtà io volevo fare un disco con Massimo Zamboni, così come gli altri del gruppo hanno fatto dischi per conto proprio. Ho dovuto rimediare alla rottura con Zamboni perché il disco era in atto. Questo mi ha aiutato moltissimo perché mi ha fatto fare pace con la musica e perché mi ha fatto apprezzare moltissimo l’idea di lavorare con dei musicisti in carne e ossa. Lavorare ad un disco di musica sintetica fatta al computer mi ha insegnato molte cose, ma ora so che se voglio suonare dal vivo ho bisogno dei C.S.I. ”
Ultimamente ti sei impegnato anche nell’organizzazione di “Per Te” una rassegna per il comune di Bologna, di cui si è parlato soprattutto per gli incidenti della “Notte africana”. Ci vuoi raccontare quest’esperienza, nel bene e nel male?
“E’ un’esperienza molto lunga e travagliata. E’ cominciata tempo fa, quando la città era ancora governata dal PDS e da un altro sindaco. E’ un’esperienza di come è cambiato il mondo in quella città in questi anni. Ne sono molto orgoglioso e la rifarei, alle stesse condizioni. A parte la “Notte Africana”, per la quale siamo finiti pure sul TG1 anche con un po’ di malevolenza pseudo-politica alle spalle, le altre serate sono state bellissime. Difatti non c’erano né Tv né giornali.”