La mente dei Sonic Youth a rapporto...

Se quando suona, Thurston Moore deborda volentieri nel rumore, quando parla è estremamente quieto, e il tono della sua voce è spesso molto basso. Personaggio chiave del rock americano degli ultimi quindici anni, come chitarrista e cantante dei Sonic Youth, da qualche tempo Moore tiene una posizione più defilata nella scena rock ufficiale, per concentrarsi su lavori sperimentali e apparizioni in concerti di musica improvvisata, ma non di tratta di un rifiuto del proprio lavoro passato, quanto un semplice sviluppo di interessi musicali che coltiva da vecchia data. Per fortuna, i panni dell¹avanguardista snob non gli si addicono

Con i Sonic Youth hai vissuto tutta la stagione di quello che si definisce alternative rock dagli anni 80 in poi. Come vedi la scena adesso?
Penso che molti di quelli che erano coinvolti nella scena del cosiddetto alternative rock sia concentrata su musiche molto più alternative di quella. Per me adesso l¹alternative rock si è trasformato in un concetto mainstream, e la scena sotterranea, che è sempre esistita, è diventata molto più interessante proprio in reazione a questo processo. Ci sono in giro molte più idee sperimentali di quante ce ne fossero in circolazione durante gli anni 80. Per noi, è uno sviluppo molto interessante, perché non ci è mai importato molto degli aspetti più tradizionali dell’alternative rock. Intendiamoci, non ho niente contro quel genere di cose, ma è musica che non mi attira particolarmente. Tutta la scena sembra piuttosto giovanilistica: non c¹è niente di male, ma non riflette le mie esperienze di adesso.

Può suonare strano, detto da uno che suona in un gruppo che si chiama ‘gioventù sonica’.
Mi piace il fatto che invecchiamo e continuiamo a tenerci il nome Sonic Youth. Qualcuno ci ha chiesto perché non lo cambiamo, ma io penso che il passare del tempo lo renda un nome ancora migliore.

Con i Sonic Youth avete occasionalmente toccato anche temi politici, e fra poco negli Stati Uniti ci sarà un nuovo presidente. Che opinioni hai in proposito?
E’ difficile dire che cosa succederà. Ho l¹impressione che l’America vada verso un governo più conservatore e di solito questo sortisce degli effetti sulle arti, che si spostano su posizioni più radicali, in reazione. In questo senso, potrebbe anche essere interessante. Comunque, la prospettiva che il prossimo presidente sia il figlio di George Bush, come sembra probabile, è piuttosto terrificante. Penso che per la gente sia difficile capire chi sia mosso da un’idea e chi invece sia solo un carrierista. Nel caso di Bush, sembra piuttosto chiaro che per lui sia una questione di carriera. Comunque, non sono un¹attivista, non esprimo posizioni politiche con quello che faccio, cerco di scambiare idee con il linguaggio musicale. E’ un modo astratto di comunicare informazioni, ma penso che sia un tipo di scambio positivo.

Vedendovi in concerto l¹ultima volta che siete stati in Italia, ho avuto l’impressione vi stiate evolvendo in una specie di quartetto da camera noise...
Secondo me quello è il modo in cui abbiamo iniziato. Le cose che facevamo nei primi anni 80 andavano in questa direzione, in seguito ci siamo concentrati di più sulla struttura delle canzoni e sul modo di suonare i nostri strumenti. Penso che questo fatto abbia confuso un po’ di gente. Per noi, il fatto di concentrarci sulla scrittura delle canzoni e avvicinarci ad aspetti tradizionali del rock’n’roll era comunque un fatto sperimentale, lo abbiamo fatto con questo spirito.

Non pensi che possa in qualche modo confondere anche il fatto che facciate uscire molte cose, tra i progetti più o meno solistici ed esperimenti strumentali?
No, non credo. Penso sia una conseguenza naturale della scena musicale: molti giovani hanno aperto nuove etichette e c’è molta più gente interessata alla musica sperimentale. Negli anni 80 erano poche le etichette che davano spazio a questo genere di cose.

Nell’ambito della musica improvvisata, hai lavorato di volta in volta con diversi musicisti. C’è qualche collaborazione destinata a diventare un progetto a lungo termine?
Una delle cose meravigliose nel mondo della musica improvvisata è che in genere non ci sono progetti a lungo termine, ma progetti che durano una vita. E’ eccitante il fatto che nel corso degli anni si riesca a suonare con gente molto diversa e in situazioni altrettanto diverse. In genere, sai che entrerai in contatto ancora con i musicisti con cui hai già suonato, ma le circostanze saranno diverse: è sempre una sorpresa.

Da improvvisatore, hai suonato con musicisti di provenienza diversa. Hai notato differenze particolari nel modo di concepire la musica?
In ogni cultura ci sono delle somiglianze, anche se ogni paese ha le sue peculiarità. Non voglio generalizzare troppo, ma ad esempio la musica improvvisata tedesca è aggressiva, in quella italiana invece vedo molti più legami con il jazz tradizionale di quanti ce ne siano in altri paesi europei.

L’interesse per l¹improvvisazione è evidente anche in certe cose che hai fatto con i Sonic Youth...
Sì. L’album dei Ciccone Youth sono stati la prima occasione in cui abbiamo lavorato in modo del tutto improvvisato. Siamo entrati in studio senza nessuna idea strutturata, eccetto i ritmi della batteria elettronica. L’unica cosa preesistente era “Into the groove”.L’intenzione era quella di fare uscire il disco senza far sapere che eravamo noi, ma l¹etichetta ha preferito fare altrimenti. Negli ultimi cinque anni ho sentito cose drum’n’bass che mi hanno ricordato molto i suoni con cui stavamo sperimentando al tempo. Non sarebbe male prendere un paio di pezzi del disco e rifarli in ottica drum’n’bass.

Fra poco arriverà anche il nuovo album major dei Sonic Youth. Di cosa si tratta?
Sono le prime cose che abbiamo registrato da quando ci hanno rubato gli strumenti. In questo senso è un lavoro particolare. Si tratta fondamentalmente di musica che abbiamo scritto insieme, ci ha dato una mano Jim O’Rourke con la produzione, tutto qui. Si intitola “New York City ghosts and flowers” e all’interno ci sono immagini di altri artisti. Ci interessava inserire una raccolta di immagini. Probabilmente ci sentiamo dei galleristi frustrati.

A proposito, avete recuperato qualcosa della vostra attrezzatura?
No, ci siamo fatti un nuovo arsenale. Un paio di cose sono state replicate, anche se non esattamante.

Visto il vostro interesse per le immagini, pensate di fare qualcosa anche col cinema?
Mi piacerebbe molto fare qualcosa, ma il cinema è molto costoso.

I video potrebbero essere una possibilità, visto che in quel caso avete il supporto della vostra etichetta.
I nostri video non vengono comunque messi in onda: siamo troppo vecchi per la MTV generation e troppo giovani per gli appassionati di classic rock. In più c¹è il fatto che non vendiamo molti dischi. Ci sono gruppi che riescono a prendere dischi d¹oro con molta facilità, ma non è il nostro caso.

Già, però siete molto rispettati.
Sì, e in un certo senso è molto più appagante dl successo in termini commerciali.

Ci sono anche un sacco di gruppi che più o meno copiano il vostro suono
Be’, anche noi copiamo da altri musicisti.

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