Il loro cantante, Stuart Murdoch, è stato spesso paragonato a Morrissey degli Smiths. La loro musica ha fatto pensare ai Tindersticks, a Nick Drake, insomma, a un concetto di folk e di pop che è strettamente connesso con una buona dose di malinconia, di intimismo. Allo stesso tempo Belle & Sebastian, in passato, hanno conciliato questo aspetto “meditativo” con un sound, quello pop dei synth di Stuart Davis, che riportava agli anni 80 e li faceva paragonare a una delle band più contraddittorie e chiacchierate degli anni 90; i Pulp. Oggi, giunti al loro quarto disco (“Fold your hands child, you walk like a peasant”) Belle & Sebastian, accanto al folk e al pop (indubbie matrici del loro sound) sembrano aver voluto accostare elementi di musica soul. Reminiscenze che fanno pensare al northern soul, alla Stax e alla Motown. Ne abbiamo parlato con Richard, batterista della band di Glasgow. Quando mi hanno comunicato che eravate disponibili a fare interviste per l’uscita di questo nuovo album mi è sembrato molto strano. Negli anni passati avete sempre avuto un atteggiamento riluttante nei confronti dei media. Come mai questo cambiamento di posizione?
Sì, è vero, all’inizio eravamo riluttanti a fare interviste. Melody Maker e New Musical Express volevano spesso parlare con Stuart. A Stuart però questa storia non piaceva. Non voleva essere considerato il leader del gruppo. Ha sempre considerato la band come un’entità con una struttura omogenea, non piramidale. Ognuno aveva la stessa importanza all’interno del gruppo. Però i giornalisti volevano parlare con lui. Volevano sapere delle cose sui suoi testi. Si arrivò a un punto in cui Stuart si rifiutò di fare interviste. Noi tutti non eravamo molto propensi a sobbarcarci questa incombenza. E poi, soprattutto quando uscì il nostro disco d’esordio (“Tigermilk”), dopo aver fatto le prime interviste, ci rendemmo conto che le nostre dichiarazioni venivano male interpretate o usate in contesti completamente diversi dagli originali. Così, pian piano, il gruppo diventò sempre più restio a fare interviste e Belle & Sebastian iniziarono ad essere percepiti come una band poco incline a esporsi ai media. Poi lo scorso anno, in occasione dell’uscita di “The boy with the arab strap”, facemmo una serie di interviste a Londra. Vennero circa 40 giornalisti da tutta Europa. Fu orribile. Per un paio di giorni fummo sotto torchio. Le domande, spesso, erano le stesse. Fu un’esperienza veramente noiosa. Alla fine decidemmo che non avremmo mai più parlato con un giornalista. Ma poi ci siamo resi conto che questa posizione avrebbe solo permesso ai giornalisti di poter scrivere a ruota libera su di noi. Così eccomi qui a fare tour promotion.
Cambiamo discorso….Credo che uno dei punti di forza di Belle & Sebastian sia la capacità di esprimere, attraverso la musica e i testi “poetici” di Stuart una buona dose di emozionalità…..
Sì, l’emozionalità di certi brani credo sia garantita proprio dal modo in cui Stuart scruta la realtà e la traspone con semplicità, calandosi in una prospettiva che potrebbe essere di chiunque. Chiunque, grazie a questa attitudine, può relazionarsi alle storie di Stuart e dire: sì, è successa la stessa cosa anche a me.
Mi sai dire perché Stuart ha spesso ambientato le storie delle vostre canzoni su degli autobus?
Qualche anno fa Stuart me lo spiegò. Mi raccontò che, prima ancora che Belle & Sebastian esistessero, passò un periodo non molto felice. Era disoccupato, con pochi soldi a disposizione. Uno dei pochi svaghi che si poteva permettere, un modo per sentirsi libero da quella situazione opprimente, era andarsene a zonzo per Glasgow saltando su un autobus senza una meta. Lo faceva sentire libero. Il viaggio lo portava via dalla noia quotidiana. Poi iniziò a prenderci ancora più gusto perché sul bus entrava in contatto con un sacco di gente. Iniziò a scrutarla, ad osservarla e da lì nacquero diversi personaggi che poi sono diventati protagonisti dei testi di Belle & Sebastian.
Se la voce e i testi di Stuart sono una costante nella musica del gruppo, potrei dire che, soprattutto con questo disco, Belle & Sebastian, sia pur rimanendo attaccati alle coordinate di sempre, pop e folk, abbiano da una parte dato più spazio a una componente soul, dall’altra si siano allontanati da quelle sonorità anni 80 garantite, nei dischi precedenti, dalle tastiere di Stuart Davis…..
Sono d’accordo con te. Le tastiere in questo disco, anziché avere un sound che riporta agli anni 80, sono state usate in modo diverso. Rimandano più agli anni 60 e 70. Ci sono anche meno sintetizzatori e questo spinge il suono verso sonorità più “vintage”, che danno uno spessore diverso alle canzoni.
E’ come se aveste scavalcato gli anni 80 e vi foste buttati a capofitto sugli anni 60…
Il fatto che questo disco abbia delle sonorità che ricordano gli anni 60 e, in qualche passaggio, anche gli anni 70, e che allo stesso tempo si siano non abbandonate, ma ridimensionate certe sonorità anni 80, è dovuto proprio al fatto che oggi Belle & Sebastian è somma di diversi musicisti più che il progetto di Stuart. Stuart ha sempre pensato che il gruppo non fosse il suo progetto ma qualcosa di più allargato. Nella realtà però in passato, soprattutto agli esordi, non era proprio così. Oggi invece il “combo” di cui parlava Stuart nelle prime interviste è una realtà, è qualcosa di tangibile. Di conseguenza vengono a galla con maggiore forza quelle che sono le nostre singole influenze. Ed essendo sei persone, ovvero un gruppo piuttosto allargato, è chiaro che le influenze siano diverse e varino, fluttuando tra gli anni 60 e i 70. Il fatto poi che non sia più così evidente il suono degli anni 80 è probabilmente dovuto alla dipartita di Stuart (David, il tastierista che ha lasciato la band per concentrarsi su Looper, n.d.r.)
Tu che componente hai portato all’interno di Belle & Sebastian?
“A me in particolare è sempre piaciuto moltissimo il soul. In passato, a volte anche adesso, faccio delle serate come DJ in giro per l’Inghilterra. Il mio set si basa prevalentemente su Stax, Motown, su rare groove e su quello che viene definito northern soul.
Comunque, nonostante queste diverse componenti, credo che il sound di Belle & Sebastian, le canzoni del vostro gruppo, siano, come in passato, una riuscita miscela di stati d’animo diversi. Ed è questo, penso, il segreto della grandezza di Belle & Sebastian…
Molto spesso i dischi che abbiamo fatto, e quest’ultimo in particolare, sono luminosi, diciamo anche ottimistici, per quanto riguarda quelle che sono le melodie, le sonorità di un brano. Allo stesso tempo però i testi sono malinconici, a volte addirittura dark. Credo sia uno degli aspetti più interessanti della nostra musica perché sono anzitutto bilanciati tra loro e poi perché un disco, per essere un buon disco, deve avere in sé queste due costanti: la malinconia e un certo ottimismo.
Ha proprio ragione Richard. Ascoltate “ Fold your hands child, you walk like a peasant” e capirete cosa vuol dire.