Anche quando si presentano in una versione meno estremista rispetto al
passato, i Blonde Redhead riescono a essere convincenti, e il recente album
"Melody of certain damaged lemons" non ha mancato di suscitare commenti
positivi. D'altra parte, Kazu Makino e i fratelli Pace sono abituati alle
coccole della critica, ma non sembra che ci pensino più di tanto. Così come
non pensano a New York e alla musica della città, a cui il loro stile deve
comunque qualcosa. Almeno, così sostiene la gentile Kazu, a cui spetta
l'incombenza dell'intervista telefonica promozionale. Cominciamo dal titolo. "Melody of certain damaged lemons" è un'espressione bizzarra. perché avete scelto di chiamare l'album in questo modo?
Si tratta semplicemente della combinazione di alcune cose che ci sono venute in mente. Sono parole che sono affiorate nel subconscio, le abbiamo messe insieme e ci è piaciuto quello che ne è uscito. Non c'è un significato particolare dietro al titolo.
Comunque la parola "melodia" non mi sembra casuale, dato che questa volta avete fatto un disco più morbido del solito. Ad esempio, "This is not" è la vostra idea di canzone pop? Pensavo che fosse così, ma non se non sono più così sicura. In effetti, quando l'abbiamo scritta, ci sembrava una canzone molto facile e orecchiabile, una di quelle che possono cantare anche i bambini. In realtà, ci hanno fatto notare che non è un pezzo così semplice. Probabilmente non sappiamo bene cosa si intenda generalmente come musica pop.
Oltre ad avere un'idea piuttosto personale del pop, il vostro stile è poco ortodosso in generale. Come funziona, musicalmente, la relazione fra di voi?
Non sappiamo bene come debba suonare un gruppo rock, forse il nostro approccio è più primitivo. Le dinamiche interne ai Blonde Redhead sono strane, probabilmente il fatto di non essere americani ci aiuta: sentiamo di non avere una storia a cui dover rendere tributo. Abbiamo suonato molto insieme a gruppi punk, quindi abbiamo imparato qualcosa da quel modo di suonare, molto diretto, non particolarmente sofisticato tecnicamente.
Anche questo però è in qualche modo parte della storia del rock. Tanto più che il vostro nome è ripreso dai DNA, e i gruppi della scena no wave di New York avevano un approccio simile a quello che stavi dicendo.
A dire la verità, non ho molta familiarità con la musica newyorkese. Il nome è uscito così, ma non sentiamo di avere particolari associazioni con la storia musicale di New York.
E' abbastanza strano sentirtelo dire. Allora, che cosa vi ha influenzato musicalmente?
Non so proprio cosa mi abbia influenzato. Se vuoi posso dirti che cosa ho ascoltato recentemente: PIL, Cheap Trick, Lucio Battisti, molte colonne sonore.
Lucio Battisti? Questa è un'altra sorpresa. Immagino che te lo abbiano fatto ascoltare Simone e Amedeo.
Be', sì. A loro piace molto, ma anche a me. Lo trovo punk, soprattutto per la voce, il modo in cui grida nelle sue canzoni. Non sei d'accordo?
Mi riesce abbastanza difficile pensare a Battisti come un punk. In Italia ormai è una specie di istituzione nazionale, ha scritto alcune delle canzoni più famose degli ultimi trent'anni. E' un classico della canzone italiana, ma non direi un punk.
Davvero ha avuto così tanto successo? Però so che non lavorava con grandi major, registrava da indipendente, no?
Ha inciso anche con le major, ma in effetti molte delle sue cose più famose le ha fatte con un'etichetta che si potrebbe definire indipendente, comunque il mondo discografico del periodo era piuttosto diverso. A parte Battisti, sul vostro album c'è un pezzo, "Mother", che mi ha ricordato qualcosa dei Fugazi. C'è lo zampino di Guy Picciotto, visto che vi ha prodotto il disco?
No, Guy non ha avuto alcun ruolo nello scrivere il pezzo, ci è uscito in quel modo. Però è vero che a lui è piaciuto subito quando lo ha ascoltato. Possiamo dire che ha dato il suo marchio di approvazione alla canzone.
Come vi trovate a lavorare con lui, che è un personaggio storico della scena underground americana?
E' molto bello lavorare con lui. Guy è fantastico, lavora benissimo in studio ed è un'ottima persona. A volte, il suo coinvolgimento nella nostra musica mi intimidisce, mi chiedo per quale motivo si dedichi completamente a noi in quel modo. Per il gruppo, è molto importante avere la sua collaborazione: Guy è come uno specchio, ci fa vedere come siamo, il che ci aiuta ad arrivare più facilmente a fare quello che vogliamo.
Questa descrizione mi fa venire in mente "I'll be your mirror" dei Velvet Underground. La strofa iniziale è molto simile alle parole che hai detto tu.
Davvero? Non lo sapevo proprio. Ecco un'altra prova del fatto che ho poca familiarità con la musica di New York.
Parliamo dei vostri concerti: ho letto pareri molto contrastanti sulle vostre esibizioni, comprese stroncature pesanti.
Ah, dimmi: cosa hai letto di preciso?
Be', mi ricordo una recensione del vostro concerto a Milano di uno o due anni fa che vi liquidava in modo piuttosto sbrigativo.
Credo di sapere a cosa ti riferisci, mi ricordo che mi avevano tradotto una recensione molto negativa di una rivista italiana. In quel caso, il problema è che probabilmente si aspettavano che noi intrattenessimo il pubblico, facessimo uno spettacolo, ma a noi non interessa particolarmente fare quel genere di cose. A noi interessa semplicemente suonare le nostre canzoni. Io non mi considero nemmeno una musicista, sono semplicemente parte di un gruppo che scrive canzoni. Suoniamo i nostri pezzi nel modo che ci sembra migliore, e questo è tutto. Non ci si può aspettare altro da noi.
Comunque, in generale godete dei favori della critica specializzata, i vostri dischi di solito sono ben accolti. Cosa ti aspetti da "Melody of certain damaged lemons"?
Non mi aspetto niente in particolare. Se non piace a nessuno, potrei mettermi a sparare. Ecco, potrei uccidere tutti (si mette a ridere nel dire la frase).
Allora sono salvo: a me è piaciuto
Bene (continua a ridere).