Suo padre era Charlie Mingus, una leggenda del jazz. Problemi d'eredità? Nessuno, giura Eric...

Essere il figlio di un gigante del jazz significa avere in carico un’eredità molto pesante, se si sceglie di fare il musicista, ma Eric Mingus non sembra preoccuparsene affatto e ha perfettamente ragione. Il suo primo album, “Um... Er... Uh...” è stato accolto con grandi entusiasmi della critica ed Eric si dimostra in possesso di una visione musicale del tutto personale, in grado di affrancarlo da parallelismi imbarazzanti. Dopo un esordio del genere, il suo problema principale diventerà probabilmente quello di riuscire a ripetersi sugli stessi livelli, ma anche questo non sembra creargli troppe preoccupazioni, visto che ha già diverso materiale pronto. Che sia una buona idea quella di fare il primo disco a trentacinque anni?

Il titolo del tuo album, “Um... Er... Uh”, sembra esprimere un certo senso di dubbio. Al contrario, la musica scorre senza intoppi, non lascia spazio a dubbi di alcun tipo. Come si spiega dunque un titolo del genere?
Lo considero più un’esitazione che un dubbio. E’ il momento di esitazione che provi prima di esprimerti, mentre cerchi di capire se è il momento giusto per farlo. Per me, è un’introduzione al disco: um... er... uh... il nonno si è appena fatto saltare il cervello in casa.

Pubblicare il primo album dopo i trent’anni di età è una cosa piuttosto insolita. Hai aspettato volutamente fino a quando ti è sembrato di essere pronto o hai avuto difficoltà a trovare la possibilità di registrare?
E’ stata una combinazione di entrambe le cose. Avevo intenzione di aspettare fino a quando avessi trovato la mia voce musicale, ma era anche difficile trovare un’etichetta che fosse interessata.

“Tv and celebrity” parla del modo in cui la televisione invade le vite del pubblico. Per pura combinazione, mi è capitato di ascoltarla mentre leggevo un articolo di Umberto Eco che metteva in discussione il condizionamento operato dalla tv, osservando che in Italia, nel 1968, si è verificato un forte movimento di protesta giovanile, nonostante i programmi televisivi degli anni 50 e 60 fossero orientati in senso fortemente conservatore. Cosa ne pensi? Siamo davvero così influenzati dalla televisione o sull’argomento c¹è la tendenza a esagerare?
Penso che la televisione sia influente in un modo sottile. Qui negli Stati Uniti sembra che molta gente desideri mostrare pubblicamente il proprio dolore. Dieci o quindici anni fa, chi stava vivendo una tragedia nella propria vita, cercava di evitare la stampa ed esprimeva il proprio dolore in privato. Adesso, in questi casi si organizzano delle conferenze stampa. La gente appare nei notiziari del mattino e parla liberamente delle proprie tragedie, ma sembra che dietro questo comportamento ci sia solo la voglia di comparire in tv. Io credo che mostrare tragedie e dolori personali in televisione li faccia sembrare meno veri. Ad esempio, ho visto molti notiziari dopo la sparatoria nella scuola di Columbine. Non penso proprio che fosse necessario intervistare tutti quei ragazzi, hanno fatto in modo che la tragedia diventasse più che altro un modo per andare a caccia di notorietà e di dollari di pubblicità. Qualche anno fa, ho lavorato in un campo estivo. Alcuni dei bambini erano andati in gita e una donna è scesa dalla sua macchina e si è suicidata correndo addosso all’autobus che trasportava i bambini. E’ morta sul colpo, e immagino che abbia ottenuto quello che desiderava... Ma ad alcuni ragazzi sembrava piacere l¹attenzione che attiravano. Infatti, ho sentito per caso uno di loro che raccontava la storia a un nuovo arrivato, e c’era nelle sue parole una punta d’orgoglio per il fatto di essere in qualche modo in relazione con la tragedia. Quanto alla protesta politica, non mi aspetterei proprio che arrivasse dai messaggi della tv: se ci fossero informazioni tali da potere innescare una reazione di quel tipo, chi si occupa dei programmi non permetterebbe mai che andassero in onda. Si preferiscono cose che tengono la gente in casa a guardare la tv, e soprattutto la pubblicità. Le rivoluzioni fanno male agli affari.

“His blood’s in me” è un brano che ha a che fare con le tue origini, ma di cosa parla esattamente?
L¹ispirazione centrale di “His blood’s in me” è il sangue di mio nonno, bianco, che non voleva avere niente a che fare con me, perché io ero il risultato del matrimonio di sua figlia con un nero, una relazione contraria ai suoi desideri. Mi odiava, senza nemmeno conoscermi, non ci siamo mai incontrati. Eppure, io sono parte di quest’uomo. Trovo che sia affascinante.

Nelle recensioni a “Um... Er... Uh...” è stato citato spesso Gil Scott-Heron come riferimento per quello che fai, e in effetti è difficile non pensare a certe cose sue ascoltando la tua musica. Il suo lavoro ti ha davvero ispirato, oppure c¹è solo una naturale affinità nel modo di unire musica e parole più recitate che cantate?
Ho ascoltato parecchio Gil Scott-Heron quando ero teenager, quindi ha avuto sicuramente un¹influenza in quello che faccio, ma lo stesso vale per molta musica e poesia che ho ascoltato e letto nel corso degli anni. Penso che la gente faccia riferimento a Gil Scott-Heron perché non sono ci sono molto personaggi conosciuti che fanno quello che facciamo noi. Comunque, la cosa non mi crea problemi.

Nei tuoi testi c¹è sempre un filo ritmico preciso, e in alcuni passaggi sembri quasi più un attore che un musicista. Hai fatto studi di poesia e recitazione?
Non direi di avere fatto studi di poesia in senso formale, ma ne ho letta per molto tempo, da quando avevo dieci anni. Non ho neanche un background da attore, ma ho tenuto letture pubbliche di poesie - mie e di altri - per diversi anni.

Sul sito web della tua etichetta, la Some Records, hai scritto di avere molto materiale che non è finito sull’album. Di che si tratta?
Ho finito col registrare molto più materiale di quanto ne avessi bisogno per il disco, quindi ho scelto quello che mi sembrava migliore per questa particolare uscita. Probabilmente pubblicherò quello che mi è avanzato sul prossimo album, dopo averlo modificato in base a quello che mi interesserà fare.

Essendo figlio di Charles Mingus, attiri l¹attenzione di appassionati e giornalisti jazz, e immagino che ti sia trovato anche a venire paragonato a tuo padre. E’ difficile per te affrontare questa situazione?
No, non è difficile: se la gente sente il bisogno di fare paragoni, non mi disturba. E’ parte della mia vita, e sono in molti ad amare lui e il suo lavoro. Potete pure fare paragoni, a patto che io non venga criticato per il fatto di avere una voce diversa da quello che la gente si aspetta da me.

Altre interviste

Belle & Sebastian - Una delle band del momento, finalmente si concede alla stampa... (06/07/2000)

Blonde Redhead - Battisti un cantante punk? Se lo dicono loro... (02/07/2000)

Broadcast - Elettronica da un lato, Morricone dall'altro: alla faccia della sperimentazione... (29/06/2000)

Giovanni Lindo Ferretti - "Co.dex" è il presente, ma i C.S.I. sono già dietro l'angolo... (25/06/2000)

Angelo Branduardi - Il menestrello lombardo tra sacro (il tour dedicato a S.Francesco) e profano (una sua canzone troppo simile a un'altra?)... (22/06/2000)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.