Prima i figli, poi la carriera...Gazzè a rapporto dopo il Monza Rock Festival

Molto applaudito al Monza Rock Festival, con l'aria un po' svagata e - allo stesso tempo - sicura di chi, tutto sommato, ha capito come si sta al mondo, Max Gazzé accetta di parlare delle sue ultime passioni. Tra cui ci sono, guarda un po', il go-kart e la poesia...

Dal Monza Rock fino a parlare, in generale, dei festival: ti sei divertito? Cosa pensi di questi grandi eventi musicali?
I festival sono manifestazioni dispersive, anche in maniera negativa; ma - tutto sommato - l’esserlo li rende affascinanti. Fare una cosa a staffetta su un palco dove si suona dal vivo, dove ci sono una serie di condizioni tecniche molto complicate, rende il fatto di suonare una bella esperienza. L’atmosfera da festival fa sentire un po’ tutti eredi di Woodstock; è bello sia partecipare che semplicemente assistere a un festival, io quando posso ci vado anche come spettatore.
C’è una cosa che non possiamo fare a meno di chiederti: sappiamo che hai una grandissima passione per i go-kart. Ci sei andato a Sanremo, ti ci hanno visto anche oggi, lanciato in una corsa folle...
Non è una corsa folle! Qua dietro c’è una pista con dei kart e sono andato a farmi un giretto. E’ una passione: la passione per la guida "geometrica", su circuito. Bisogna rispettare e conoscere il mezzo: è difficile spiegare la geometria e l’alchimia che sta dietro alla passione per il kart - che è diverso dalla macchina, anche perché è un monoposto. Ho fatto anche degli stage in Formula 1: mi è sembrato un po’ come andare su un grande kart. Questa del kart è un'attività che ormai porto avanti: senza nulla togliere alla musica, che mi sembra comunque la cosa più importante e impegnativa che sto facendo quest'estate.
Quali altri passioni hai? Per esempio, nel tuo ultimo album c’è una canzone intitolata "Poeta minore", citi Mallarmé... cosa pensi della poesia?
Le mie più grandi passioni sono in effetti la poesia e la pittura. Ho sempre dipinto, utilizzando diverse tecniche, e letto molto. Mi piace molto la poesia di Mallarmé, Montale, Zanzotto, Verlaine: leggere la fastosità di alcuni linguaggi mi affascina.
Tornando a parlare di musica: è vero che prima di pubblicare il tuo ultimo album avevi pronte qualcosa come 50 canzoni? Come funziona il tuo processo creativo? Sei uno che va avanti come un treno, un riflessivo...
Io compongo sempre, ovunque mi trovi. Poi a casa - avendo uno studiolo dove posso pensare anche a una qualche forma di arrangiamento - mi capita spesso di riascoltare le idee che sviluppo durante i viaggi. Tra queste idee ne scelgo alcune da sviluppare; ne ho tante. Mi piace poi portare su disco le ultime idee che mi sono venute, piuttosto che quelle di tanti anni fa. Quindi può darsi che un brano sia nato da tanto tempo, come nel caso de "Il timido ubriaco", che ho composto più di cinque anni fa, ma con un arrangiamento diverso; oppure di "L’uomo più furbo", che ho scritto nel ’92 assieme alla mia ex compagna, l’attrice Antonella Ponziani, ed è dedicata a un discografico. Memorizzare idee comunque è il modo più efficace per accedere a nuove canzoni...
Ci sono certe tue canzoni, come "Cara Valentina", oppure "Una musica può fare", che sembrano destinate a fare impazzire la gente ogni volta che le suoni dal vivo. E’ come se avessero, a modo loro, lasciato un segno nella storia recente della musica italiana. Come spieghi questo fatto? Ci sono certe canzoni più "meritevoli" di altre?
Lego il successo di queste canzoni al fatto che hanno avuto un airplay radiofonico più massiccio di altre: sono quelle che il pubblico conosce meglio, soprattutto nel contesto di un festival. Poi è una cosa molto bella e gratificante vedere - ai concerti che faccio io - le persone che cantano tutte le canzoni a memoria. E’ vero che certi brani possono lasciare un segno, ma è difficile: c’è moltissima musica in giro e cose molto belle, che però un segno non lo lasceranno mai. E’ un momento particolare della musica, non si possono fare previsioni. Battisti ha lasciato un segno, le mie canzoni chissà, un domani... mah. Io non mi tiro la zappa sui piedi, ma allo stesso tempo sono realista.
Hai accennato al fatto che in giro c’è moltissima roba. C’è qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare, in Italia o all’Estero?
Io ho sempre lavorato con un sacco di musicisti. Collaborare con persone con cui possa condividere un’espressione sarà sempre una costante nella mia vita: da musicista, mi piace cantare con altre persone.
Hai altri progetti, qualcosa che bolle in pentola e che magari non è strettamente legato alla musica?
Credo che quest’inverno mi dedicherò a progetti anche a lunga scadenza. Mi piacerebbe pensare anche al dopodomani, più che al domani: un elemento che manca nella società odierna, tutta tesa all’individualismo e alle nuove tecnologie, che in molti casi mi sembrano superficiali.
Per te nella vita qual è la cosa più importante?
Per me le cose più importanti sono i miei figli. Per le persone in generale penso che dovrebbero essere i figli, allo stesso modo. E poi fare in modo di riuscire a realizzare quel che si ha in mente pensando a fare piccoli passi alla volta, per raggiungere obbiettivi lontani.

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