Il suo ultimo lavoro, "Mai come ieri", introdotto dallo splendido singolo-titletrack cantato con Carmen Consoli, è un viaggio che attraversa tutta la carriera di Mario Venuti, navigando tra canzoni scritte per i Denovo e per una carriera solista trascorsa e futura. Un disco splendido che ci permette di fare un punto della situazione - a parole questa volta - con il suo autore....
Da cosa nasce lidea di fare un disco come "Mai come ieri"?
Anche se avevo già i pezzi per fare un disco di inediti, pensavo fosse arrivato il momento di fare un piccolo bilancio. Ho sentito la necessità di recuperare anche alcuni pezzi dei Denovo, che secondo me avevano resistito benissimo al passare del tempo e che avevo voglia di cantare. Ci sono canzoni come "SantAndrea" che pur non essendo mai state dei singoli sono in qualche modo arrivate al cuore della gente. Non avevo voglia di riproporle per come erano, non avevo voglia di risuonarle in studio con computer e strumentazione varia, così ho optato per una scelta molto essenziale, che le facesse risultare nel modo più neutro possibile. Anche le canzoni in studio sono state arrangiate in modo molto essenziale.
Lidea del tempo sembra fare capolino tra i vari brani...
E vero. "E già domani" parla proprio di questo, così come "Adesso con chi stai", che è un amarcord. "Mai come ieri" poi, non ne parliamo, lo dice già il titolo, ma anche "Il più bravo del reame" parla del tempo, anche se qui è il tempo preso nella sua immediatezza, nel suo attimo fuggente. Cè questa idea del tempo che in qualche modo si rincorre, e questo mi ha permesso in modo molto naturale di affrontare il mio passato. Nel disco ci sarebbe stata bene anche unaltra canzone, che invece è rimasta nel cassetto: si chiama "Nostalgia del futuro" e, a pensarci oggi, era veramente un pezzo azzeccato per questo contesto.
"Mai come ieri" è una serena accettazione del passare del tempo oppure cè qualcosa su cui recriminare?
No, assolutamente.... è una constatazione serena del fatto che le cose non possono mai essere uguali, che esistono momenti down, o meglio che non esistono dei momenti di felicità senza i momenti tristi. Il cantante pop ha sempre questo ruolo di ottimista a tutti i costi, mentre magari questa canzone è un po troppo realista. Però a me piace per questo.
Sei soddisfatto del disco? Mi sembra che sia particolarmente rappresentativo di tutte le direzioni artistiche che hai percorso nella tua carriera, comprese quelle attuali...
Sì, molto. Alla fine credo di avere metabolizzato tutte le esperienze e di avere fatto una sintesi delle varie influenze musicali, per cui poi sul disco non si capisce dove finiscono i Beatles e inizia Veloso, dove finisce Battiato e comincia Battisti. Alla fine tutte queste influenze credo di averle fatte mie. E poi laiuto delle sonorità acustiche lascia più spazio alla scrittura e caratterizza meno gli arrangiamenti. Credo che ci siano tutti i lati del mio carattere, lesposizione gioiosa e leggera accanto a un mood un po più scuro e cupo.
Qual è la prima cosa ti viene in mente se ti nomino i Denovo?
.....(lungo silenzio)...onestamente mi viene da dirti "che peccato"... peccato non per il fatto che la band non ci sia più, ma peccato per il fatto che in qualche modo eravamo dei precursori, eravamo molto giovani e non abbiamo saputo gestire una cosa che avrebbe potuto darci soddisfazioni maggiori. Invece un po per colpa nostra, un po perché la macchina produttiva e organizzativa era più instabile non siamo riusciti ad esplodere: così dobbiamo accontentarci di questaura di cult band regionale che quando avrebbe potuto venire fuori e raccogliere i frutti si è invece sciolta. Tutto sommato va anche bene così...
Devo dire che però, forse perché ti vedo molto comodo nei panni del solista, non ti vedo molto allinterno di un gruppo, a vivere pregi e difetti di altre persone...
Be, non si può nascondere che nel gruppo ci siano stati problemi, da questo punto di vista. I Denovo non erano un gruppo di amici per la pelle che si era messo a suonare: erano piuttosto delle personalità forti, con la presenza scomoda di due autori/cantanti che eravamo io e Luca Madonia. Questa dualità non era stata accettata molto dal pubblico ma soprattutto dalla critica, perché si riteneva necessario che ci fosse un solo leader, a tutti i livelli, mentre noi ci ponevamo proprio come un gruppo. Queste cose erano poco maneggevoli. Poi cè stata anche una sorta di ambiguità artistica che il gruppo si è portata dietro: anche se eravamo nati nella scena underground del nuovo rock italiano, noi alla fine ci consideravamo un gruppo pop. Volevamo andare in televisione, scrivere canzoni popolari, però al tempo stesso eravamo un po snob, aristocratici: e alla fine non sapevamo più che direzione prendere. Adesso credo di essere più lucido, anche su come lavorare e sulla scelta dei miei spazi. In più la scena è cambiata e le contaminazioni sembrano essere più a portata di mano di allora: ci sono meno pregiudizi, la qualità è migliorata, e quindi cè più spazio per artisti che magari anni fa non venivano considerati.
Proprio ripensando ai Denovo, e a quella che adesso è la tua posizione come artista solista, mi viene da chiederti cosa ne pensi del rock, soprattutto del rock come è vissuto e si incarna in Italia...
Nel caso del rock, come di tante altre influenze, il reggae, lhip hop, ci sono dei casi singoli che fanno la differenza. Si capisce facilmente quando una proposta è posticcia oppure quando un artista ha metabolizzato veramente quel liguaggio. Credo che se le canzoni sono interessanti - al di là dei vestiti che indossano - se lidea è forte, allora lì si vince. Credo che molti gruppi underground italiani si preoccupino troppo di essere alla moda, di mettere la magliettina con le righine giuste e poi magari scrivono canzoni che lasciano un po a desiderare. Alla fine vincono quelli che hanno una forza comunicativa vera: Ligabue ne è un esempio, perché ha unottima voce e una grande forza e capacità di comunicazione.
Da solista, su quali strade ti sei perso? Dopotutto la tua produzione è abbastanza parca, visto che hai fatto tre album in otto anni...
Sì, è vero, ma penso che sia il caso di fare un album quando si hanno davvero delle cose da dire, delle nuove canzoni da fare ascoltare. Non vorrei mai scrivere cose per fare esercizio, ma ho bisogno di canzoni che mi mettano alle corde, che mi costringano a scriverle. Unidea forte da catturare e sui cui lavorare; ho bisogno di questo. Daltra parte mi sono reso conto che se inizio a scrivere in un periodo, poi le canzoni continuano a venire; allora forse sarebbe il caso di limitare anche un po questa mia pigrizia e di approcciare la materia anche con un po di sano artigianato. Comunque mi piace scrivere così, quando mi sento quasi costretto.
Lispirazione arriva più spesso quando sei da solo oppure, ad esempio, nel bel mezzo di una cena?
Mah, io sono essenzialmente uno che sta molto per conto proprio, anche quando è in mezzo agli altri. Però ci sono volte che mi apparto dagli amici e scribacchio degli appunti su un pezzo di carta. Di solito la scrittura è casalinga, mi capita cioè quando sono in casa e suono la chitarra, in una dimensione molto sussurrata, quasi vissuta sottovoce. Non è facile per me fare ascoltare canzoni non ancora finite, neanche ai miei amici: prima ci lavoro sopra fino a renderle stabili, poi le faccio ascoltare.
Il nuovo disco mi sembra molto naturale dal punto di vista sonoro, mentre il precedente "Microclima" era molto più elettronico. Perché quellalbum era stato realizzato così?
Perché sono un perfezionista e su quel disco ho lavorato molto in studio. E stato come un esperimento di pasticceria siciliana: metti i canditi, la ricotta, la glassa e alla fine, quando tutto è perfetto, magari rischia di essere un po pesante, o comunque non accessibile a tutti. Questo nuovo lavoro è nato per reazione, e quindi ho preferito muovermi su direttive più semplici. Alla fine "Microclima" era forse poco efficace proprio per le eccessive scomposizioni ritmiche: però ti giuro che quando è uscito mi sembrava il massimo....
Cè qualche canzone sul nuovo disco a cui sei più legato?
Be, mi riconosco molto in "E già domani", in questa solitudine che però non è mai completa, anzi: ha bisogno degli altri per sentirsi perfetta. Anche "Il più bravo del reame" mi piace, perché mi ha permesso di confrontarmi con un linguaggio meno poetico e più vicino alla strada. E un falso rap, ma ci tengo molto.
Cè qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare in futuro?
Sì, a patto di cercare qualcuno e di sceglierlo per le differenze piuttosto che per le affinità. Credo che quello, oggi come oggi, possa essere il segreto di una buona collaborazione.
Progetti?
Mah...concerti, certo. Ma non ho nessuna ansia in proposito. Mi piace pensare al mio come a un lavoro che procede per sedimentazione. Anche perché mi sono accorto che il passare del tempo mi restituisce molte soddisfazioni.