Di passaggio a Milano per presentare il loro tour, una trentina di date che li porteranno in giro per l’Italia da qui al prossimo 20 settembre, i 99 Posse parlano di musica, di politica e di music business. Strano destino, il loro, ma sembra quasi che la stampa li accolga sempre come i depositari di un sapere ‘antagonista’ relativo alla ‘corretta’ gestione della loro carriera nel mare magno delle grandi etichette. Per Zulu e gli altri, comunque, anche il passaggio ad una major come la BMG, è solo il passaggio di categoria per poter continuare più agevolmente la loro ‘lotta’ contro l’establishment musicale e divulgare maggiormente il proprio messaggio. Ma "Corto circuito", il loro nuovo album, è fatto anche di tanta musica e parole: nell’intervista di Rockol si parla anche di questo....
Come sta andando il vostro album?
Meg: Bene, siamo a oltre 40 mila copie....direi bene, no? Siamo informati su quello che succede....
E’ venduto anche all’interno dei centri sociali?
Zulu: Sì, spesso lo vendiamo noi direttamente al pubblico, altrimenti quando il centro sociale ce ne fa richiesta, provvediamo a mandarne loro delle copie così che possano venderlo. E’ che il circuito di richiesta all’interno dei centri sociali si sta un po’ affievolendo, per cui se all’inizio della nostra carriera ogni cd che facevamo ci veniva richiesto dai centri per almeno 3000 copie, adesso questo succede molto meno.
La vostra casa discografica gradisce?
Kaya Pezz8: Be’, noi vendiamo ai centri sociali dopo aver acquistato i cd alla BMG come se fossimo negozianti, però non essendolo, evitiamo di fare pagare il ricarico al pubblico. Credo che la BMG sia più contrariata dal fatto che a Napoli, con 10mila lire, ti puoi comperare il nostro cd masterizzato e con la copertina fotocopiata.
Zulu: Ci hanno detto peraltro che i nostri cd vanno bene: pare che "Curre curre guaglio’" abbia fatto 80mila copie solo al mercato clandestino.
Come ripensate a quel periodo, a quando l’Italia vi ha scoperto per "Curre curre guaglio’"?
Zulu: E’ stato un periodo pieno di fermento, ricco di spunti culturali, un periodo che per alcuni di noi ha dato dei frutti e per altri solamente processi. Il primo luglio, giorno del concerto alla festa di Liberazione, ci sarà anche la penultima udienza del processo per i fatti del 10 settembre 1994, quando a Milano ci furono gli scontri che provocarono cinque miliardi di danni. Si continua comunque a puntare il dito sui centri sociali, come se fossero una fucina di sobillatori, autonomi, drogati, terroristi, e si continuano a chiudere gli occhi sul fatto che anche la nostra esperienza sul mercato deve tutto all’illegalità e non ad una pratica promossa dallo Stato con apposite sovvenzioni e aiuti per i gruppi. Lo Stato è assente in un settore importante della cultura, e invece di recuperare il tempo perduto cosa fa? Processa...a proposito, anche noi abbiamo altri due processi in corso, uno per aver sfilato sotto casa di Violante ricordandogli dell’indulto promesso e poi insabbiato in favore dei detenuti politici degli anni ’70, un secondo per aver acceso un chilum su un palco durante un concerto. E’ una questione di forza sul territorio, perché un centro sociale è di per se stesso un elemento scomodo per le autorità cittadine; quando però il centro sociale inizia a fare cultura e a diventare un punto di riferimento per gran parte della gente, anche le autorità devono farci i conti. Purtroppo in molte città la situazione sembra essersi sfilacciata.
Dipende anche dal fatto che i centri sociali hanno esaurito la loro missione oppure c’è stata una sorta di ricongiungimento dei centri di potere istituzionalizzati?
Zulu: di certo la seconda che hai detto.... ma questo fa parte anche dei cicli storici. Ad ogni fase di movimento segue una lunga fase di riflusso, a cui magari seguirà un altro movimento.
Meg: bisogna anche considerare il fatto che spesso la generazione successiva a quella protagonista di determinati cambiamenti non ha le stesse necessità, per cui alla fine, non essendoci un ricambio generazionale, le esperienze si trascinano per un po’ e poi scompaiono, prima de rivitalizzarsi magari per l’intervento di una nuova generazione. Ormai i ragazzi dai 17 ai 20 che oggi fanno politica si buttano a destra, a Napoli Forza Nuova ha ormai oltre 1000 iscritti, e questo è un dato preoccupante.
E perché succede questo secondo voi? Dipende dalle carenze della sinistra?
Kaya Pezz8: Credo dipenda dal fatto che la sinistra ufficiale ha abbracciato completamente il capitalismo, e allora tra quello di sinistra, che è un capitalismo anomalo, e quello di destra, che è maggiormente legato alla tradizione, uno sceglie quello di destra. Non è un caso che molte delle autogestioni a scuola oggi siano cavalcate dalla destra, visto che i ministri sono di sinistra e che quindi i collettivi giovanili non si sentono in diritto di criticare l’operato di chi sta dalla loro stessa parte.
Zulu: la destra ti indica un nemico, la sinistra parla dell’importanza della musica ma poi lascia l’iva sui CD al 20%. E poi c’è tutto un discorso di simboli, di memoria che va persa: cose che a noi sembrano naturali e successe, come l’olocausto, il nazismo, vengono rimesse in discussione da sedicenti storici e giornalisti. E quindi è normale che un giovane perda tutti i suoi punti di riferimento, se non sa più queste cose. Viviamo in un’era di confusione semiotica, come diciamo in una canzone, in cui tutti i segni sembrano compatibili tra loro, oppure incompatibili. La tua capacità deve essere quella di ridare un significato ai segni secondo la tua esperienza quotidiana. Come si diceva negli anni ’70, "ognuno sul suo posto di lavoro". Noi siamo dei musicisti e cerchiamo di mettere in discussione delle regole che fanno parte del nostro ambiente, come l’accumulo di plusvalore esagerato. Noi lo combattiamo dicendo che vanno bene le iniziative sull’IVA ma è importante anche il minimo potere contrattuale degli artisti e la loro capacità di fare scendere il prezzo.
Pezz8: ad esempio noi, pur avendo firmato con la BMG, abbiamo fatto un album con i budget più alti, curando copertina, foto, registrazioni, missaggi come se fosse un disco internazionale: eppure costa 29.900 lire. Perché gli altri dischi costano 40mila lire? Ci siamo resi conto che questo è l’ambito in cui ci interessa lottare, perché da gruppo di persone legato ad una comune appartenenza politica noi siamo diventati dei musicisti, e abbiamo iniziato a considerare questa attività come il nostro lavoro. Eravamo arrivati ad un punto in cui vivevamo anche una serie di contraddizioni, soprattutto dal punto di vista promozionale: adesso andiamo in posti dove non saremmo andati proprio per portare la contraddizione all’interno dei nostri posti di lavoro. Per il resto abbiamo un grande controllo su tutto, ci informiamo di quanto guadagnano tutti quelli che lavorano con noi, e chiamiamo a far parte della famiglia dei 99 posse gente che è cresciuta con noi, piuttosto che far lavorare i soliti quattro nomi che sono già pieni di soldi. E’ importante anche il contatto che siamo riusciti a mantenere con i nostri ambienti di estrazione, dove aver passato del tempo in cui eravamo circondati da ambienti diversi. Arriva un momento in cui ti trovi a far parte di una realtà in qualche modo patinata, che rischia di allontanarti dalle tue vere radici e dalle motivazioni. Così, anche se adesso andiamo nei centri sociali di Napoli con meno frequenza, ciò nonostante frequentiamo quelle persone, quando siamo lì, e continuiamo a capire chi siamo e da dove veniamo proprio grazie a loro.
Zulu: inoltre non bisogna dimenticare l’attività che svolgiamo di promozione e produzione di altri gruppi che facciamo per la nostra etichetta 99, con la quale diamo la possibilità a gente come Balaperdida, Speaker Cenzou e altri di usufruire di un contratto discografico che ha le stesse modalità del nostro.
Vendete 40mila copie, ma con un pubblico molto più variegato. Vivete come una sconfitta il fatto i testi nella vostra musica non siano più così aggreganti o pensate che ci sia qualche altro motivo dietro questo diradarsi dell’impegno?
Pezz8: credo che il tempo passi per tutti e il fatto che ci siano meno persone ai cortei non significa che c’è meno partecipazione a livello di opinione pubblica, ma magari soltanto che quelli che una volta avevano vent’anni e non si perdevano una manifestazione adesso devono andare a lavorare, hanno famiglia e figli da accudire e quindi non sono più così liberi. Il nostro bacino sociale è rimasto quello di una volta, soltanto che la partecipazione fisica si è fatta meno nutrita, tutto qui, Però non si può giudicare l’impegno soltanto sulla base dei numeri, perché comunque rispetto a 10 anni fa molte cose sono cambiate e sono state anche accettate dalla società che prima le osteggiava.
Zulu: inoltre il linguaggio cambia con l’ampliarsi del messaggio, perché se parli di sussunzione reale quando sei in un collettivo politico, quando parli alla gente magari scrivi le stesse cose camuffandole in una "Lettera al Presidente".
Meg: poi c’è il discorso della confusione dei segni, per cui arriviamo in posti dove dei ragazzi di destra oppure dei futuri carabinieri - ci è successo una volta su un traghetto - ci dicono di essere dei nostri fans, e ci fanno chiedere "ma come è possibile?" Eppure i nostri segni sono nitidi e visibili; il problema è che oggi sullo zainetto Invicta i ragazzi hanno sia la croce celtica che la foglia di maria e la falce e martello, perché non conoscono i significati ma sono fermi soltanto alla estetica di quel segno.
Zulu: allora il parlare delle nostre esperienze, serve per avvicinare queste persone al nostro segno, che poi rimane quello. La stella a cinque punte è il simbolo della nostra etichetta....e poi comunque abbiamo iniziato a parlare ancora di più dei problemi quotidiani delle persone, perché quello è il tipo di realtà che ci interessa, piuttosto che ciò che vive un soggetto ampiamente politicizzato.
Avete suonato prima di Vasco, Litfiba e Jovanotti, con un concerto molto politicizzato nel quale leggevate la lista di tutti i detenuti politici ancora in prigione in Italia: non pensate di essere stati strumentalizzati da loro, che poi dopo aver fatto fare a voi la parte difficile, davano al pubblico la loro musica, sicuramente meno problematica?
Zulu: Sì, può essere, ma è una strumentalizzazione che ci siamo anche in parte andati a cercare. Credo che loro ci abbiano dato la possibilità di parlare al loro pubblico senza chiederci niente in cambio, e di questo comunque dobbiamo ringraziarli. E’ un gioco delle parti nel quale avevamo anche noi i nostri vantaggi. Alla fine nessuno sa se nella testa di Jovanotti c’era l’intenzione di usarci o di conoscerci, forse c’erano tutt’e due. Nel suo caso mi sembra che ci sia stato un sincero interessamento per le nostre posizioni.
Come giudicate la scena musicale italiana?
Pezz8: finché gente come Mina e Celentano venderà mezzo milione di copie le cose non cambieranno mai. D’altra parte in Italia le case discografiche non amano sperimentare, e così ecco che per un gruppo come noi la BMG tiene come massima priorità Eros Ramazzotti. Forse anche perché da lì prende i soldi per investire su nuovi talenti, chissà...comunque di fatto le etichette indipendenti sono morte tutte, per una serie di motivi, e quindi il passaggio alle major è stato per molti versi una scelta obbligata. Ci fa piacere vedere il disco dei 99 posse al decimo posto in classifica, così come quello degli Alma, ma la realtà è ancora quella di un album costruito a tavolino, su un’accoppiata che funziona e che viene promossa in maniera tale che il disco si vende dappertutto. E poi, quello di Mina e Celentano è proprio un disco brutto, fatto male....