Neopapà di un bambino e di una raccolta di canzoni: Luca Carboni e il primo bilancio dopo 15 anni di musica...

Le critiche rivolte al suo ultimo album non dovrebbero averlo fatto felice: e in ogni caso non è che i suoi ultimi due album siano andati proprio per il verso giusto. Ti aspetti di trovarlo in qualche modo ‘smarrito’ e invece Luca Carboni ti accoglie con un sorriso e ti parla compiaciuto di questa raccolta di vecchie canzoni che ha contribuito – e non poco – a rilassarlo. D’altra parte – ascoltandola – non si può non capire perché: il cantautore bolognese in 15 anni di carriera ha fatto il suo dovere, scrivendo canzoni che non sfigurano in un greatest hits e che soprattutto sembrano non aver risentito del trascorrere del tempo. ci sono dei veri e propri classici, su “Il tempo dell’amore”, se vogliamo classici minimalisti e dedicati a una generazione confusa e poche volte felice, ma comunque parliamo di canzoni che restano: “Silvia lo sai”, “Farfallina”, “Vieni a vivere con me”, “Ci stiamo sbagliando” rappresentano il primo Carboni, mentre “Le storie d’amore”, “Mare mare” e “Inno nazionale” ci raccontano l’evoluzione musicale avvenuta in seguito. Il resto, programma tv di Celentano compreso, ce lo racconta proprio Luca…

Iniziamo a parlare dei due inediti, visto che è da lì che poi è nata l'idea di realizzare una raccolta di canzoni: come sono nati?
In effetti “La mia ragazza” e “Il tempo dell’amore” sono le due canzoni che hanno motivato il fatto di uscire adesso con questa raccolta. Era da un po' di tempo che la mia casa discografica mi chiedeva di realizzare un album raccolta, che è diventato una consuetudine pubblicare ogni quattro-cinque anni a mo’ di ‘riassunto’ di un periodo, mentre io, in 15 anni, non ne ho mai fatto uno. All’inizio ero abbastanza perplesso, poi mi sono trovato in un momento particolare della mia vita - quando è nato mio figlio, in maggio - e ho scritto due canzoni che ho sentito il desiderio di realizzare e pubblicare con urgenza. Ho preso al balzo questa idea della raccolta anche perché mi dava la possibilità di far sentire queste due nuove canzoni prima ancora di prendermi il tempo per scrivere e pensare a tutto un nuovo album. Anche perché il mio ultimo album e' solo di un anno fa...

Tu hai sempre avuto dei tempi abbastanza lunghi per la scrittura...
Sì, in quindici anni ho realizzato solo 7 album inediti e questo in realtà è un album che si infila tra un album e l'altro; ho accettato di farlo anche perché era il momento giusto. Mi piaceva l'idea di mettere insieme in un album tutti i brani che hanno avuto il compito di rappresentare i relativi album, cioè i singoli di tutti gli album. Quello di ‘singolo’ è un concetto che quando ho iniziato non esisteva, perché poi alla fine le radio ‘libere’ mandavano la canzone che preferivano, mentre adesso succede spesso che una canzone sola rappresenti tutto l’album. Le canzoni contenute in questa raccolta finiscono quindi per essere indicative del mio percorso, per cui quando l’ho riascoltato mi sono emozionato molto, perché ho rivissuto la sensazione di entrare e uscire in mondi musicali diversi eppure tutti riconducibili a me.

E’ buffo… non succede spesso che da un momento di riflessione personale e privata come la tua paternità si passi ad una riflessione di tipo professionale…
Sì, in effetti e' un po' strano... nel momento in cui mi e' nato un figlio, ho messo insieme i miei figli artistici, visto che in definitiva le cose che ho fatto sono le mie creature. Il bilancio che ne viene fuori è sicuramente positivo, anche perché questo è un momento in cui ho molta voglia di essere molto buono e di farmi dei complimenti! Quando ho ascoltato questo disco mi sono complimentato con me stesso, perché al di là di quello che è stato credo di aver ritrovato in tutto questo percorso - che parte dall'84 e arriva fino alle canzoni di “Carovana” – una certa coerenza a unire i diversi mondi. Trovo di essere riuscito a mettere l’aspetto pesante di certe cose, di certe problematiche generazionali, nella musica leggera. La cosa che in realtà ho sempre cercato è stata cercare di riuscire a dire qualcosa che appartenesse al mondo pop, e che quindi fosse di facile comunicazione, ricercando al tempo stesso un linguaggio particolare e dei contenuti...

Il titolo del tuo disco – “Il tempo dell’amore: 1999-1984” – capovolge il concetto stesso di raccolta, visto che normalmente le antologie partono dal passato e arrivano a sfiorare il presente. Nella tua succede esattamente l’opposto, si entra nel 1999 e si esce praticamente nel 1984: come mai?
Tutto è nato un po' casualmente, dal momento che dopo aver scritto “La mia ragazza” mi piaceva l'idea di aprire l'album con una canzone nuova. Dopo di che, ascoltare lo sbalzo che l’avrebbe separata dalla canzone successiva era troppo, e così ho scoperto che preferivo tornare indietro nel tempo a poco a poco: è un percorso anomalo perché senti a poco a poco che ti stai allontanando dal presente, però anche questa è una cosa suggestiva…

Dal titolo della raccolta e da molti brani si desume che spesso le tue canzoni hanno raccontato di storie sentimentali o di momenti di riflessione introspettiva: come hai vissuto i mutamenti del sociale avvenuti in questi 15 anni?
Io non ho mai scritto canzoni esplicitamente politiche, però ho fatto diverse canzoni con riferimenti al sociale, partendo da un punto di vista introspettivo per raccontare l'uomo in rapporto alla società. L'ho sempre fatto, anche se magari non viene fuori in modo così esplicito da questa raccolta, anche perché in 16 canzoni non si riesce a dare un’idea di tutto: credo però che ci siano degli spunti per capire il mio rapporto con il sociale in “Ci stiamo sbagliando”, “Sarà un uomo”, “Inno nazionale”, che contenevano un tentativo di raccontare quello che provava la mia generazione nel sociale. Poi inevitabilmente ci sono canzoni più ‘sociali’ rimaste tagliate fuori da questa raccolta perché l'album in cui sono stato più alla finestra, da questo punto di vista, era “Mondo”, quello vissuto con un po' più di indifferenza dalla critica e dalla gente. Forse era un po' troppo diverso e crudo rispetto al precedente, “Carboni”, un disco molto fortunato, e allora è stato rifiutato. E’ uno degli album in cui sono entrate più cose, un album molto ricco di spunti e comunque è lì,... la cosa bella di questo lavoro è scoprire – dopo tanti anni - che quello che hai fatto è ancora lì. Quello che conta è l'opera, che rimane ed è giudicabile dopo tanto tempo...

16 canzoni bastano per essere ricordati?
Bella domanda...qualcuno è ricordato per una, due; forse basta una canzone straordinaria per essere ricordati e per provare l'orgoglio di aver fatto qualcosa. 16 canzoni sono comunque per me il segno di aver fatto qualcosa in questi 15 anni.

Prima parlavi di generazione, dicendo che hai sempre preferito parlare di sociale piuttosto che di politico...perché?
Io credo che sia perché la nostra generazione è cresciuta già consapevole della fine di un’epoca , dello scontro tra comunismo e capitalismo. Era già una generazione nuova, molto più simile alle generazioni di adesso che alle precedenti. Noi siamo partiti vedendo il comunismo come ideologia superata, il capitalismo non come un punto di arrivo ma come una cosa migliorabile, quindi eravamo già entrati nel nuovo millennio, di fatto. Secondo me negli anni '80 si era già proiettati nella nuova dimensione, stava già nascendo tutto quello che si sta attuando adesso. Dal punto di vista politico il discorso e' stato vissuto in modo diverso, meno come una priorità e più come qualcosa di astratto, che non sempre ci apparteneva. O forse le nuove generazioni e la nostra sognano ancora una politica diversa, che però non c'è...

Tornando alla musica, “Carovana” è stato un disco un po' controverso, celebrato per la sua semplicità e per quella stessa semplicità stroncato come disco sin troppo minimalista…dopo un anno che parere hai su quel disco?
E' ancora presto per poterlo giudicare, anche se alla fine è stato un esperimento interessante. E’ stato l 'album più vicino al meccanismo cantautorale tra quelli che ho fatto. Noi siamo cresciuti ribellandoci ai cantautori, andando a cercare una strada d'autore con più attenzione nella parte musicale, mentre “Carovana” è forse l'album dove più di altri la musica è tornata al servizio del testo e delle sue atmosfere e quindi da questo punto di vista e' un po' anacronistico.

Sei tornato a lavorare con Bruno Mariani come produttore, con cui avevi fatto “Persone silenziose”, uno dei tuoi album più considerati: come mai?
Avevo voglia di tornare a lavorare con Bruno perché non solo avevamo fatto questo viaggio particolare con “Persone silenziose” - sperimentale per quel momento - arrivando da canzoni come “Farfallina” e “Silvia lo sai” siamo riusciti a fare un disco perfetto. Lui è stato il chitarrista di tutti i miei album precedenti, è una componente fondamentale della mia musica almeno per i primi quattro dischi. Bruno è molto più che un chitarrista, è un musicista fondamentale. Era un po' di tempo che meditavo di tornare a lavorare con lui, e dopo “Carovana”, che era un album fatto in solitudine, avevo voglia di tornare alle sue chitarre e sono stato molto contento del risultato di questo lavoro...

Come ti immagini i concerti per questo disco? Saranno in spazi piccoli?
In Italia il problema è che non abbiamo spazi intermedi: se da un lato si va nei palasport per festeggiare più che per ascoltare un concerto, dall’altro lato il teatro è un po' snob, anacronistico da un certo punto di vista. Al di là di questo, devo dire che per il tour stavo decidendo di fare qualche concerto tra gennaio e febbraio, anche perché con la nascita di mio figlio avevo dovuto interrompere e annullare la parte del tour in Germania e Svizzera, quindi mi piacerebbe rimettere in piedi un concerto e tornare a suonare all'estero. Non voglio fare un tour lungo perché ho intenzione di mettermi presto a lavorare su un nuovo album...

Che rapporto hai con il mondo dell'informazione e con internet?
Il mio sito riapre proprio in questi giorni… con internet ho un buon rapporto, credo che sia un mezzo molto interessante da usare ma non un mezzo da mitizzare. Altri mezzi verranno fuori che ci permetteranno di comunicare con il mondo. Con i media in generale ho un rapporto abbastanza buono, anche se in questo momento non sto amando molto la carta stampata, perché mi manca in questo momento la differenziazione. E' bello che i giornali rimangano legati alla parola, mentre invece mi sembra un momento in cui tutti i media cercano di assomigliarsi. I risultati sono superficialità, velocità, attenzione alla notizia eclatante e poco approfondimento sulle cose: invece ci sono mezzi che hanno la possibilità di approfondire e dovrebbero farlo.

Si passano anni a stabilire come fare ascolto in tv, poi arrivano due cantanti come Morandi e Celentano e fanno audience. E' il segno di un carisma del potere della canzone oppure cos’altro?
Si tratta di due personaggi non nuovi a questi numeri. Celentano e Morandi sono gli unici del mondo musicale che possono fare questi numeri perché loro hanno comunicato per trent’anni con gli italiani. Sono stati i primi personaggi della musica che si sono visti dentro il piccolo schermo, per cui i più mitizzati e quelli che più sono venuti fuori, per cui hanno un carisma personale che gli permette di tenere più generazioni davanti al televisore. Credo però che sia un mondo adulto quello interessato ai loro programmi, e che se il giovedì sera a Bologna i locali sono comunque pieni di ragazzi, questo significa che loro non provano la stessa attrazione. Il programma di Celentano è interessante per la tv perché porta soprattutto se stesso in una struttura con un tempo quasi teatrale, con un carisma che altri non reggerebbero. Celentano ha questa caratteristica, che dimostrò con “Fantastico” qualche anno fa, ha questo senso di improvvisazione che ti porta a stare attaccato al video fino alla fine, per vedere cosa succede.

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