Che "Grazie mille" non sia un album normale salta subito agli occhi: dentro ci sono dieci canzoni, ma anche una traccia cd-rom e degli occhialini per la visione in 3-D. Del resto, dagli 883 - nella persona di Max Pezzali - era abbastanza facile aspettarsi qualche sorpresa...Hai composto un album a tempo record: appena tre mesi, eppure ascoltando le parole delle canzoni si sente che dietro c'è molto di te, di quello che ti riguarda. Il tutto suona più "adulto" rispetto ai tuoi lavori passati, e questo è un bene. Vuoi raccontarci come è andata?
"In effetti con questo disco ho voluto fotografare la realtà che mi circonda, la dimensione in cui sono immerso. Prima di cominciarlo non sapevo quanto ci avrei messo: poi, le idee sono venute fuori facilmente. In 'Grazie mille', in fondo, descrivo un'epoca di passaggio, la mia. Ho appena compiuto trent'anni, vengo dall'Oltrepo' pavese, ho tante idee per il futuro e mille incertezze. Mi andava di raccontare tutto questo".
Come mai questa passione per i gadgets? Con "La dura legge del gol", il tuo disco del '97, hai regalato un mini album di figurine. Adesso fai un cd che è anche un cd-rom, con un libretto che sembra un giornalino di fumetti giapponesi, e in mezzo ci infili degli occhialini per vedere immagini in tre dimensioni...
"E' che davvero non mi va giù il fatto che i dischi costino così tanto. Siccome un musicista è solo l'ultimo anello di una lunga catena, non è che io o i miei colleghi possiamo far calare i prezzi in maniera significativa; la nostra percentuale è bassina, le cose non cambierebbero. Quello che possiamo fare è aggiungere a un disco qualcosa di diverso. Io ho pensato al cd-rom e agli occhialini perché nel mio nuovo sito, '883-D', ci saranno appunto immagini in tre dimensioni".
E il Giappone cosa c'entra?
"L'anno scorso sono andato in vacanza a Tokyo. Davvero un mondo strano, quello: così distante dal nostro, affascinante e allo stesso tempo vagamente inquietante. In Giappone, nei bagni pubblici, c'è la possibilità di collegare il proprio computer a un modem, scaricare files o posta elettronica. Qui da noi manca pure la carta igienica... Là sembrava di vivere nella Los Angeles di 'Blade Runner'. L'unica cosa che mi è dispiaciuta è il fatto di non essere riuscito a entrare in relazione con quella gente. Problemi di lingua... Sembra un paradosso: in un'epoca ipertecnologica, la comunicazione è ancora difficile".
A proposito di tecnologia: che ne pensi?
"Faccio parte di quella categoria di persone che si fermano sempre a metà strada. Mi piace starmene in un'area di confine: né di qua né di là. Quindi, da un lato trovo che i progressi dell'elettronica siano affascinanti, dall'altro amo la vita di provincia, con tutti i suoi limiti".
Tema che affronti anche in "Grazie mille"...
"Beh, la provincia da un lato è rassicurante, dall'altro soffocante. In provincia c'è una sola morale: quella della maggioranza. In provincia contano esclusivamente le stanghette lunghe dei sondaggi, sai, quando si legge sui giornali 'Il 79% degli intervistati pensa che...'. Da noi nessuno fa caso al fatto che c'è anche un altro 21% che magari ha idee diverse. Un esempio banale: se sei omosessuale, dalla provincia te ne devi andare".
Per certe cose, però, la città e la provincia sono esattamente identiche.
"Tipo l'amore, i rapporti tra uomini e donne. Anche questo è un tema che mi sta molto a cuore. L'ho cantato in tutti i modi. Come in 'Dopo il solito bip': in questa canzone spiego che la telefonia cellulare non ha affatto avvicinato le persone. Anzi, dà luogo a una serie di malintesi pazzeschi. La cosa più tremenda è quando chiami la tua donna, e trovi la segreteria telefonica. Dove sarà? Ti chiedi. Forse è in un ristorante in cui non c'è segnale. Oppure ha spento il telefono, perché sta facendo dell'altro... Chi lo sa? E poi non puoi nemmeno fare il geloso, perché se no ti becchi una serie di insulti irripetibili..."
Veramente, ormai le donne accusano gli uomini di essere assenti. Forse rimpiangono gli uomini gelosi di un tempo...
"E' che anni fa noi maschietti abbiamo cominciato a guardarci dentro, e abbiamo scoperto una serie di cose. Una volta, degli uomini si diceva che fossero gretti e insensibili. Ora siamo diventati troppo sensibili, e abbiamo paura perfino della nostra ombra. Temiamo che le donne invadano i nostri spazi, che ci incatenino, che ci impediscano di vivere come vorremmo. E tendiamo a 'diventare grandi' più tardi. Io per esempio, che di anni ne ho 30, sono convinto di essere ancora un ragazzino. Dunque non mi prendo impegni".
Non è una prospettiva confortante.
"Lo so, ma non ci posso fare niente. Forse le cose un tempo erano più facili: non si andava in cerca della perfezione, quando si cominciava una relazione di coppia. I miei genitori, per esempio, stanno assieme da 5.000 anni, e l'uno senza l'altra sono del tutto smarriti. Non è che il loro sia un idillio, per carità: ma hanno capito che una storia d'amore è un patto, un'alleanza inscindibile. Noi forse siamo più viziati, non abbiamo pazienza, e dunque non ci proviamo neanche".
Per fortuna le amicizie, invece, funzionano ancora.
"Sì, ma anche in quel caso bisogna stare attenti. Lo canto anche in 'La rana e lo scorpione', che è poi una favola Zen. Il senso del discorso è che alcuni di noi sono 'scorpioni' per natura, e non solo dal punto di vista zodiacale. E come scorpioni sono pronti a pungere le rane, senza un motivo apparente. Io mi sento molto scorpione: e cerco di non fare del male agli altri, però a volte non riesco a farne a meno. E' nella mia natura".
Parliamo di un'altra canzone, che è poi quella che dà il titolo all'album...
"Ecco, 'Grazie mille' in fondo riassume un po' tutto questo. E' nata dal fatto che anch'io, come tutti, mi sono messo a riflettere sul senso della vita, sulla felicità, sul dolore. E mi sono reso conto che in fondo sono molto fortunato: sono sano, faccio cose che mi divertono e mi entusiasmano, non ho grosse preoccupazioni. Volevo ringraziare qualcuno per tutto quello che ho: così ho composto questa canzone".
Che è accompagnata da un video particolarissimo...
"Girato a Monaco, durante l'eclissi dell'11 agosto. Un'esperienza fortissima: non potevamo sbagliare, perché sapevamo che l'eclissi sarebbe durata esattamente 2 minuti e 8 secondi. Abbiamo fatto in modo che coincidessero con la parte centrale del brano, consapevoli del fatto che tutto sarebbe dovuto andar bene al primo colpo. Per cautelarci abbiamo utilizzato 4 telecamere, in grado di riprendere il panorama circostante a 360 gradi. E' andato tutto bene, per fortuna, e anche lo spettacolo del sole che scompariva è stato fantastico. Quando poi è tornata la luce, però, ho tirato un sospiro di sollievo..."
Poi c'è "Tenendomi", che hai anche cantato in duetto con i Boyzone. Come è andata quell'esperienza?
"Direi che è stata una bella sfida. Dovevo confrontarmi con la metrica di una lingua che non è la mia, e cantare un brano che avesse, in italiano, più o meno lo stesso senso e le stesse sonorità dell'inglese. Mi ci sono divertito parecchio: e soprattutto, mi riconosco nelle parole della canzone. Dice che l'Amore, quello Grande e Vero, dovrebbe vivere di forti emozioni, ma che a volte bastano le piccole gioie a rendere la vita bella e colorata. Come dire che basta avere un complice accanto, una persona che ti capisca e ti accetti anche per le tue debolezze, per affrontare la vita senza troppi scossoni: e per farlo non è necessario sottoscrivere contratti o giurarsi fedeltà eterna. Dovrebbero capirlo, qui in provincia: allora forse la smetterebbero di andare dai miei genitori e di dire 'Bravo ragazzo, Max. Ma non si è ancora sposato... quand'è che decide di mettere la testa a posto?'"