Amyl and the Sniffers: country per una notte, punk per sempre
Da quando, nel 2024, hanno pubblicato "Cartoon Darkness", gli Amyl and the Sniffers non si sono più fermati. La band australiana ha macinato concerti e chilometri, raggiungendo alcune delle vette più importanti in carriera: ha condiviso il palco con mostri sacri come AC/DC, Foo Fighters e Green Day, ha completato numerosi tour da headliner negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Europa e in Australia e ha visto l’ultimo proprio album diventare anche un nuovo punto di riferimento per la critica e i fan, raccogliendo diversi riconoscimenti. Eppure, quando Amy Taylor, Declan Martens, Gus Romer e Bryce Wilson hanno deciso di documentare questo momento della loro storia con un progetto dal vivo e un film concerto, non hanno scelto di immortalare uno dei grandi show davanti a migliaia di persone. Non hanno voluto mostrare i muscoli.
Hanno scelto l’El Coyote Mexican Restaurant di Los Angeles. È una decisione che racconta moltissimo degli Amyl and the Sniffers. L’El Coyote è uno di quei luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato. Aperto nel 1931, ancora oggi conserva l’aspetto e l’atmosfera di un vecchio ristorante messicano, legato a una tradizione che sembra appartenere a un’altra Los Angeles. Ma è anche un luogo attraversato da una storia oscura: Sharon Tate e i suoi amici mangiarono qui la sera dell’8 agosto 1969, poche ore prima di essere uccisi dai membri della Manson Family. Il tavolo a cui erano seduti esiste ancora. Dentro questo spazio sospeso tra nostalgia, folklore e tragedia, gli Amyl and the Sniffers decidono quindi di fare qualcosa di altrettanto anomalo: trasformare per una notte il proprio punk in una specie di country-punk da saloon. "Truth or Consequence", il film diretto da John Angus Stewart, collaboratore abituale della band e compagno di Amy Taylor, e l’omonimo disco live, in uscita il 4 settembre, nascono proprio da questa intuizione.
L’idea di fare qualcosa di più country era nella testa della band da tempo. Il dubbio, però, è capire cosa possa succedere quando gli Amyl and the Sniffers prendono il loro rock’n’roll ammaccato, lo portano dentro un ristorante messicano e lo fanno suonare come se fossero finiti in un bar del vecchio West dopo una notte troppo lunga. La risposta arriva immediatamente con "Big Dreams". La band sembra uscita dagli anni Settanta. Non soltanto per la pasta sonora, ma anche per quella visiva. E al centro c’è Amy Taylor, che in uno spazio così piccolo e davanti a un pubblico così ristretto diventa ancora più folle. La sua componente teatrale qui mette il turbo: un’anima freak libera da qualsiasi tentativo di risultare elegante o rassicurante. È questa sproporzione a rendere il concerto così efficace. Gli Amyl and the Sniffers sono ormai una band capace di suonare davanti a folle gigantesche, ma qui sembrano quasi ricominciare da capo, davanti a pochi spettatori, in mezzo ai tavoli di un ristorante. E invece di perdere potenza, la loro musica acquista qualcosa di ancora più fisico.
"Jerkin’" e "Chewing Gum" non perdono un grammo della loro irriverenza. Al contrario, dentro questa nuova veste sembrano canzoni ancora più sporche. Il film funziona anche perché non cerca di costruire attorno alla band una mitologia artificiale. Tra un pezzo e l’altro ci sono momenti dietro le quinte, scherzi, dialoghi, frammenti che mostrano il rapporto tra i quattro. Fuori dal Coyote, invece, appare una Los Angeles diversa da quella da cartolina. Una città più cupa, attraversata da senzatetto e da immagini che sembrano appartenere a un altro documentario. A completare il quadro ci sono anche tre brani particolari. "Fella" e "Bag of Cocaine" sono inediti, mentre "Lights on the Hill" è una cover di Slim Dusty, cantautore country australiano.
Il risultato, alla fine, è quasi un MTV Unplugged, ma realizzato in un bar invece che in uno studio televisivo: ci sono alcol, parolacce, sudore, rumore e quello stile sfrontato che continua a essere uno dei marchi di fabbrica della band. Ed è forse proprio questa la cosa più interessante di "Truth or Consequence": mentre gli Amyl and the Sniffers potrebbero tranquillamente raccontare la propria crescita attraverso la dimensione dei palchi conquistati, scelgono ancora una volta di fare l’opposto. Niente folla oceanica. Nessun tentativo di dimostrare quanto sono diventati grandi. Solo quattro musicisti, a tratti allucinati, dentro un vecchio ristorante. Country per una notte, punk per sempre.