Un Omar Pedrini su di giri racconta i nuovi progetti del gruppo bresciano...

Omar Pedrini a Imola, estate ‘99. Saltata l’esibizione all’Heineken Jammin’ Festival a causa del ritardo con cui la formazione bresciana si è presentata all’appello nel primo pomeriggio, i Timoria fanno un salto in sala stampa per intrattenersi con i giornalisti. Sembrano di ottimo umore, Omar è addirittura baldanzoso, in controtendenza con chi li immaginerebbe tristi per la mancata esibizione (sulle motivazioni del ritardo girano le voci più svariate, che vanno dall’ingorgo autostradale alla serata/nottata ‘beat’ trascorsa alla vigilia del concerto e che ha procrastinato senza speranza l’orario di partenza da Brescia). La risacca della serata deve essere ancora ben presente nello spirito del gruppo, visto l’estrema apertura che il chitarrista dei Timoria mette in mostra nell’intervista. Ecco il riassunto delle quattro chiacchiere scambiate con Omar e qualche anticipazione sul futuro del gruppo…
Allora, Omar, facciamo il punto sulla situazione Timoria a qualche mese dall’uscita di “1999”: come vanno le cose, e come è stata recepita dal pubblico la nuova line-up con Sasha e Pippo?
Direi che ormai siamo un passo avanti rispetto alla svolta di qualche mese fa: abbiamo riconsolidato il gruppo, riabbracciato tutti i nostri fans che continuano a seguirci, per cui il morale del gruppo è alto. Siamo sereni, abbiamo intenzione di fare date fino a settembre e di partecipare a parecchi Festival… Noi siamo felici, poi il resto riguarda il mercato: sono cifre, freddi dati nei confronti dei quali puoi fare ben poco. Il nostro album ha superato le 30mila copie per cui noi siamo contenti, non pensavamo che la gente avrebbe risposto subito come volevamo. Comunque sai che non lavoro per le cifre; anche se questo disco avesse venduto 8mila copie sarei orgoglioso lo stesso di quello che ho fatto. Però aver venduto più di 30mila ci rende più tranquilli per il proseguimento del nostro mestiere, visto che dopo aver perso una grande voce come Francesco non sapevamo come saremmo stati accolti. Rispetto a come erano messi i Timoria direi che abbiamo recuperato un anno in poco tempo. Adesso ho voglia di fare il disco nuovo, visto che abbiamo già pronti dei nuovi pezzi.

Ma si tratta di brani scritti nel periodo di “1999” o cose più recenti?
Assolutamente di cose più recenti, figlie dell’entusiasmo… infatti sarà un disco molto più isterico il prossimo, con una grande adrenalina che è venuta fuori dopo i primi due mesi del tour, quando abbiamo capito che ce la stavamo facendo nella nostra piccola vicenda umana.

I Timoria non hanno mai registrato un disco dal vivo: perché?
Perché non ce ne è mai stata data l’occasione dalla casa discografica: io sono tanti anni che voglio fare un live, ma a questo punto penso che bisognerà aspettare il tour successivo all’uscita del prossimo album, in modo tale da poter proporre una scaletta omogenea senza i continui rimandi al passato, semplicemente mettendoci in mostra per quelli che siamo. E’ un mio sogno e penso che sia anche giusto, vista l’energia che mettiamo nei nostri concerti.

Continua anche la vostra visione, abbastanza coraggiosa, dei Timoria come esperienza artistica a 360°, così come era stata annunciata all’indomani dell’uscita di “1999”?
Assolutamente sì, questa è stata la nostra scelta: abbiamo capito, dopo otto album, che noi non siamo un gruppo di moda da magari veniamo fuori con il passare del tempo. Questo ti dà una gran forza, abbiamo l’impressione che qualsiasi cosa facciamo il nostro pubblico ci segua. E’ una forza incredibile, quella di non dover fare i conti con il successo legato alla moda, dei vari artisti che durano un anno e poi scompaiono. Non è mai stato l’anno dei Timoria, però zitti zitti da 12 anni noi ci siamo, facciamo dischi e rinnoviamo contratti. Speriamo che duri, visto che noi facciamo quello che vogliamo.

E se il 2000 fosse l’anno dei Timoria?
Credo che una cosa del genere sia successa solo ai RE.M. che sono diventati famosi da vecchi! Noi speriamo di continuare così, con onestà, di fare quello che abbiamo dentro di noi, il mio orgoglio è solo quello. Sono convinto di quello che facciamo di fronte a tutto e a tutti, per cui va bene così: ci vogliamo bene, abbiamo trovato serenità all’interno del gruppo, e vogliamo dire ancora la nostra, da eterni secondi, magari, però siamo sempre lì…

Vi sentite meno soli, adesso, visto che in questi ultimi due anni molti gruppi rock sono diventati mainstream, con gruppi come Afterhours, Marlene Kuntz…
Certo. Gli Afterhours sono un caposaldo della musica italiana. Anche per quanto riguarda loro, non so che vendite hanno, non mi interessa, però so che sono un gruppo che va tutelato, per cui ben vengano…siamo noi vecchiettini che teniamo duro! E’ bello vedere Manuel (Agnelli, cantante degli Afterhours, ndr) che ha la mia età e continua ad andare avanti. Sono felice, perché questa è la mia generazione: non sono i gruppi nuovi, che so, per i ragazzini ci sono i Negrita, noi ci sentiamo di un’altra epoca ma anche con un filo di orgoglio, e quando vedo Manuel tirare fuori dei dischi come questi mi viene da pensare che anch’io devo dare il massimo per tirare fuori le cose migliori che posso.

A proposito di vecchiettini, avete fatto un video con voi stessi da vecchi…com’è nata l’idea?
L’idea è stata del regista e va in controtendenza con come si fanno oggi i video, visto che solitamente ci si mette una bella figa o qualche trovata spettacolare. Noi abbiamo fatto un video molto poetico e delicato che credo sia uno dei pochi casi in cui un video rispecchia un gruppo: lì ci siamo noi, che parliamo di anziani e ci immaginiamo noi tra quarant’anni…è una cosa molto italiana, se vuoi, ma fa parte dei Timoria tanto quanto il rock.

Oltre ad una fase difficile dal puto di vista professionale, mi sembra di vederti più tranquillo anche da quello personale, dopo le vicende delicate di qualche tempo fa…
Sì, hai ragione, è il tempo che passa che aiuta a superare le cose. La separazione da mia moglie e da mio figlio è stata una cosa molto sofferta e personale, della quale però parlo visto che è finita per essere argomento di alcune canzoni. La crisi nella crisi è nata proprio da questa situazione, visto che quando scrivevo le canzoni di “1999” stavo proprio così: ero in crisi umana, mi trovavo con una nuova formazione, con una persona in meno e una in più - che mi raccomando di non chiamare il nuovo cantante del gruppo ma soltanto un nuovo elemento, perché questa cosa lo ha un po’ scombussolato, soprattutto agli inizi – e le cause e le grane con mia moglie. E’ nato “1999” e da lì si è risolto un po’ tutto; quel bel giardino che avevo prima ha ricominciato a dare dei nuovi germogli che spero fioriscano in breve tempo. Il sentimento è positivo: vedo le cose tornare lentamente normali e avevo bisogno di normalità. Io ho una persona che mi sta vicino sentimentalmente, dopo due anni ho ricominciato a parlare con mia moglie come se niente fosse, mentre prima non riuscivo neanche a guardarla. Il tempo ti aiuta molto, e sono contento di come migliora il mio umore anche per gli altri del gruppo.

Omar Pedrini ‘beatnik’, un autore sempre molto influenzato dalla letteratura: quando arriverà qualcosa di scritto, firmato da te?
In anteprima assoluta ti posso dire che presto arriverà. Nel 2000 ci sarà il mio esordio, una cosa fatta con discrezione visto che ormai i cantanti che scrivono hanno rotto le palle, hanno esagerato. Uscire in questo momento non sarebbe opportuno, perché sembra una cosa normale… Sarà un libro fortemente contaminato, anche perché è figlio del mio festival. Comunque ci sono all’orizzonte tanti progetti: un programma radiofonico, con Fausto Pirito (del periodico Tutto, ndr), che si chiamerà “La notte dei samurai” e sarà dedicato a musica, poesia, letteratura, arte, segnalando mostre, facendo letture. Il progetto è piaciuto e adesso stiamo trovando un network per farlo una notte a settimana.

Un’estate di concerti?
Certo. Tantissime date fino a settembre, e poi inizieremo a pensare al nuovo album…

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