I Corvi Neri e lo scalpo del rock'n'roll: f*ck the computers!

Steve Gorman è il batterista dei Black Crowes e un uomo dalle idee abbastanza nette. Merito del rock’n’roll? Forse sì, fatto sta che parlare con lui di musica, in occasione della recente venuta del gruppo in Italia, è stato come avere di fronte il più grande fan di rock della storia. Niente elettronica, considerata solo musica per fare soldi, largo a chitarre e batterie…un po’ troppo assolutista, o no? Per il resto i Corvi Neri vivono un momento felice, dopo anni di traversie personali spesso drammatiche e il rapporto altalenante tra Chris e Rich Robinson, croce e delizia della band. Ecco quello che Steve ha raccontato a Rockol, compresa l’inserzione richiesta a nome di Chris e già andata in onda a suo tempo…

Come va il vostro tour in Europa?
Benissimo, direi. Stiamo facendo concerti di ogni genere: festival, concerti d’apertura per gli Aerosmith e molti concerti per conto nostro, per cui riusciamo a variare situazione di continuo.

Questo cambia qualcosa anche nella struttura del vostro show?
Se apriamo il concerto degli Aerosmith normalmente abbiamo meno tempo, per cui facciamo un set ridotto. Ma in ogni caso è pur sempre un nostro concerto. Quando saliamo sul palco è il momento dei Black Crows, non importa se è il nostro concerto o se stiamo aprendo un festival o per gli Aerosmith. Per cui ci concentriamo sul nostro show.

Vi è capitato di fare qualcosa insieme agli Aerosmith durante questo tour in comune, oppure no?
E’ capitato a Chris. E’ salito diverse volte sul palco con gli Aerosmith per cantare una canzone. Ma questo è tutto. Ah, a proposito…

Sì, dimmi…
Chris mi ha pregato di dirti una cosa. Come sai, faremo tre concerti in Italia…Chris è intenzionato a trovare moglie da voi.

Davvero?
Sì, e c’è dell’altro. Chris vuole venire a vivere in Italia e imparare l’italiano…
E come dovrebbe essere la signora Robinson?
Un po’ matta, direi!

Ok, metteremo un’inserzione…! Tornando a voi, che reazioni ha suscitato il vostro ultimo album, che la critica ha salutato come un ritorno al vostro rock’n’roll migliore?
Alla gente sembrerebbe essere piaciuto, anche se noi non l’abbiamo mai visto come il ritorno a qualcosa. Abbiamo sempre suonato rock’n’roll. Il disco precedente a “By your side”, “Three snakes and one charm” è un disco di rock’n’roll, nonostante non sia un album positivo o movimentato nelle canzoni. Però era rock’n’roll, aveva dentro blues, country, funk e gospel e soul, tutto quello che fa grande il rock’n’roll. Certo, magari c’è gente che considera rock’n’roll soltanto un pezzo tirato con un ritmo dritto, ma non dipende da noi. “By your side” è il frutto di un momento molto positivo nella nostra storia, in cui godiamo di un felice equilibrio in termini di carriera, vite private, rapporti personali ed entusiasmo per la musica. E tutto il disco alla fine parla di questo equilibrio, del bianco e del nero, del buono e del cattivo e di come non si possa avere l’uno senza l’altro.

Siete ancora in un periodo buono, ora che siete in tour, oppure i due fratelli Robinson vi danno da penare?
No, le cose vanno bene se le guardi dal punto di vista dell’equilibrio. Passiamo delle belle giornate quando non ce lo aspettiamo e delle brutte giornate, allo stesso modo. Quando le cose non vanno ci diciamo che cambierà e che non può andare avanti così per sempre.

Secondo te il rock’n’roll adesso ha più spazio negli States o in Europa?
Non lo so, forse negli States. Ma non te lo so dire con sicurezza. Di certo la gente che ama il rock’n’roll ama ancora il rock’n’roll, ma chi dirige l’industria musicale non si sta dando tanto da fare ultimamente per promuoverlo come meriterebbe. E’ un discorso che riguarda la musica, e questo purtroppo è un periodo in cui più che musica si sentono molti suoni, gente che gioca con i computer. Questa non è musica, non è arte, non è una vera forma di espressione, ma è soltanto business, capitalismo. E’ roba che non ha anima, che non ha cuore. Non è musica, come posso competere con roba del genere? Eppure il rock’n’roll piace ancora. Gente come i Rolling Stones vende ancora centinaia di biglietti. Anche noi siamo sulla breccia da dieci anni, e quindi c’è gente che ci apprezza. Però il problema oggi è che molti ragazzini non hanno mai visto un concerto rock e quando vengono a vederci non sanno neanche di cosa si tratta. E’ divertente, però, perché le reazioni cambiano sera dopo sera. Credo che molti dei ragazzini di oggi non sappiano cogliere il senso di sfida che il rock’n’roll dovrebbe trasmettere: preferiscono vivere comodamente, al riparo, in modo conveniente. E il rock’n’roll non ha a che fare con ciò che conviene: è libertà. La libertà che ogni generazione dovrebbe almeno in minima parte desiderare.

Non pensi di essere troppo estremista quando dici che la musica fatta al computer è tutta quanta espressione del business e non va considerata musica?
No, perché penso che è quello che è. La musica è una cosa fatta dalla gente. Le macchine non sono persone, e così programmare un computer affinché suoni un tempo di batteria e dei suoni campionati, per me non significa niente.

Ok, ma si può suonare un computer come uno strumento, utilizzandolo come si utilizza una batteria o una chitarra…
No, non sono d’accordo. Le corde di una chitarra possono fare soltanto una serie limitata di cose, a seconda di chi le suona e della sua bravura. Così alla fine sei tu che traduci la tua idea in un suono passando attraverso una chitarra, una batteria o un pianoforte. Vedo una grande differenza tra questo e il sedersi davanti a un computer e fare suoni in laboratorio, senza una reale rispondenza tra quello che sai fare e il suono che crea la macchina. Il suono di una chitarra acustica è eterno, e credo che buona parte della musica elettronica di oggi è fatta solamente per vendere dischi, è mondezza pop che se ne frega dell’arte e pensa al momento. Quello che manca a questa musica è il feeling, viene prodotta solo per diventare famosa qualche mese, poi nessuno si preoccuperà più di lei. Per me è spazzatura.

Come sono cambiati i Black Crowes in 10 anni e com’è cambiato l’ambiente intorno a loro?
Miglioriamo anno dopo anno. La grande opportunità che abbiamo avuto suonando in questi anni è stata quella di imparare sempre qualcosa in più. Non abbiamo mai lasciato che il successo diventasse una preoccupazione, l’importante è stato suonare e crescere in modo maturi. Siamo più vecchi e più saggi, e spero che tra 10 anni lo saremo ancora di più. Dall’altro punto di vista le cose vanno come dieci anni fa, continuiamo ad essere visti come dei fantasmi. Quando abbiamo iniziato c’erano gruppi come i Guns’n’Roses e questa scena quasi metal sulla cresta dell’onda, poi c’è stato il grunge e noi eravamo proprio in mezzo. Non siamo mai stati i leader del rinascimento del rock’n’roll, comunque: abbiamo avuto il nostro successo ma non abbiamo convinto nessuno a fare la nostra musica. Abbiamo assistito alla rinascita del punk, che è durata pochissimo, mentre la nostra musica va avanti da 15 anni e spero non tramonterà mai.

Da che pubblico è composta adesso la vostra audience?
In gran parte sono studenti di college di 18/19 anni, ma c’è una discreta componente di pubblico della nostra età. Con questo disco si è avvicinata a noi tutta una nuova schiera di teenagers, incuriosita dalle sonorità…

E difatti “By your side” ha un suono molto particolare, aggressivo e scarno, comunque molto moderno: è difficile suonare nello stesso modo dal vivo?
Direi di no, visto che l’album è stato registrato in studio ma con i musicisti impegnati a suonare dal vivo. Così cerchiamo di ottenere il meglio da entrambe le situazioni, utilizzando la struttura e il suono del disco e aggiungendo magari delle improvvisazioni.

Cosa ascolti in questo periodo?
Mi è piaciuto molto il nuovo album di Tom Petty, “Echo”, e poi quello di Victoria Williams. E’ bellissimo, davvero. Per il resto non ho ascoltato molta roba, ma sai, suonando in giro non è facile. Anche Madonna mi piace molto, sia con “Ray of light” che con “Beautiful stranger”.

In Italia si parla molto di due bands americane, Hole e Marilyn Manson, che vengono dipinte come dei gruppi sensazionali negli States: ma quanto sono realmente considerati in patria?
Non vendono molti dischi, ma sono delle celebrità, stanno su tutti i giornali come delle vere popstar. Comunque, a parte i ragazzini del liceo, nessuno li prende sul serio.

Dopo dieci anni cosa sognate ancora di ottenere con la vostra musica?
Nient’altro che questo: avere la libertà di creare musica e la possibilità di salire su un palco e suonarla. Non ci è mai interessato diventare delle popstar. Siamo musicisti professionisti e suonare è l’unica cosa che ci interessa. Speriamo che il pubblico ci seguirà e siamo contenti che chi ci segue ci apprezza per davvero e non è vittima delle mode.

Un’ultima domanda di argomento politico: siamo sempre abituati a considerare i musicisti rock americani come degli opinion leader, ma poi ci deludono un po’ quando vediamo artisti famosi prendere seriamente in considerazione l’idea di votare gente come Clinton, Gore, ecc. Come è stata percepita dai musicisti degli States una tragedia come quella della guerra in Kosovo?
Per quanto riguarda me posso dirti che mi sembra l’ultimo anello di una catena che va avanti da anni. Negli Stati Uniti è una cosa che viene manipolata dai media in modo tale da far sì che gli Stati Uniti siano al fianco di chi vince per poterlo controllare meglio. Si chiama imperialismo. Al Governo non importa davvero chi vinca, ma di essere al fianco di chi vince, il tutto per poter meglio dominare il mercato. Come musicista cerco di prendere le distanze da tutto questo: sono un americano, vivrò sempre in America e amo la mia gente, ma per me il governo americano è l’impero del male. Ha soltanto dei migliori uffici stampa, ma è affetto dalla stessa megalomania. La guerra del Kosovo ci è stata presentata sempre come una guerra di pazzi che si ammazzavano l’un l’altro, ma nessuno si è fatto delle domande più profonde. E quindi non c’è un’opinione pubblica al riguardo perché nessuno sa cosa sta succedendo realmente. E del resto, quando cresci negli Stati Uniti finisci per non sapere neanche dov’è, il Kosovo. E per l’Italia è la stessa cosa. L’Italia è il posto da cui arrivano gli spaghetti, questo è tutto. Vedi pochi americani in vacanza in Italia e sai perché? Perché solo il 3% degli americani ha il passaporto! Questo te la dice lunga su chi siamo, un popolo che pensa di essere il migliore e che ha una grande ignoranza di fondo.

Altre interviste

Wim Wenders - Con lui dietro le quinte del Buena Vista Social Club... (27/07/1999)

Tom Waits - Seconda e ultima parte dell'intervista promozionale per 'Mule variations': imperdibile! (24/07/1999)

Tom Waits - L'intervista ufficiale a Rip Rense: eccovi la prima parte... (21/07/1999)

Marilyn Manson - L'Anticristo si confessa: 'Non ho colpa se la gente è stupida...' (18/07/1999)

Giorgia - Un nuovo tour (con Herbie Hancock), un nuovo singolo e un nuovo sito: mica male, la ragazza... (15/07/1999)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.