Direttamente dal simil-rave di Imola: bagnati, ma felici...

Imola, Heineken Jammin’ Festival. Skunk Anansie hanno appena finito di suonare sotto una pioggia battente. E’ stato il trionfo del rock, di un suono che stride non poco con quello che, nel giro di mezz’ora, proporranno Underworld al popolo rock qui radunatosi per Skunk Anansie, Hole e Marilyn Manson. Ma tutto questo non sembra assolutamente turbare Rick, Karl e Darren, in arte meglio conosciuti come Underworld. Li troviamo infatti in una squallida sala mensa illuminata da grigi neon, dove, lontani dalla “esclusività” dello spazio Vip allestito al piano di sopra, lontani da quel glamour da rock star che ogni “techno head” che si rispetti rifugge, hanno scelto di “rilassarsi”, o, come dice Darren quando ci sediamo al loro tavolo e gli chiediamo come butta, “to chill out”, parolina magica per chi ha dimestichezza con la techno, i rave e le maratone a base di acid house. Ma a parte il rilassamento pre-concerto, cosa ne pensano gli Underworld di Imola?
“Credo che suonare dopo gli Skunk Anansie non sia poi così malvagio”, risponde Darren, il DJ del gruppo. “E’ più di un anno che siamo in tour, a parte la pausa per i ritocchi finali, e siamo abituati a qualsiasi tipo di situazione. E poi, se devo essere sincero, il gruppo di Skin mi piace. E non solo perché l’inizio del nuovo album attacca con un frammento di drum’n’bass in versione darkcore”.

Agli Underworld comunque il nostro paese sembra piacere parecchio. Nel giro di pochi mesi infatti è già la seconda volta che vengono in Italia a proporre i nuovi pezzi di “Beaucoup fish”, la loro ultima fatica.
“Mia moglie ha vissuto a Milano per diversi anni”, dice Rick, il più sornione dei tre, una sorta di nerd, di ingegnere che si è perso per strada, prendendosi una “cotta” per la techno. “Mi ha sempre parlato benissimo del vostro paese e spesso dice che le piacerebbe ritornare”.

E’ qui con te?, gli chiedo.
“Oh, no. E’ a casa con mia figlia”.

E cosa ne pensano le tue due “donne” della musica di Underworld?
“Mia figlia pensa che sia orribile. Mia moglie crede che sia stupenda. Devo districarmi fra queste opposte opinioni. A volte è difficile, ma alla fine, quando esco dal mio studio e sono riuscito a fare un buon lavoro sui suoni e sulle ritmiche, beh, mia moglie e la mia bambina possono pensare quello che vogliono… Dentro di me so che il pezzo funzionerà”.

Prima di districarti tra le loro opinioni però sembra che ci abbiate messo un bel po’ di tempo, considerando che il disco precedente (“Second toughest in the infants”), uscì la bellezza di tre anni fa.
“Non è che abbiamo avuto un blocco”, risponde Karl. “Più che altro siamo stati molto impegnati in questi ultimi anni. Un sacco di concerti, il nostro lavoro con Tomato (un progetto artistico multimediale grazie a cui, negli ultimi tempi, hanno curato campagne pubblicitarie per la Levi’s, la Nike, la Pepsi, n.d.r.), le nostre vite da riordinare dopo il successo fin troppo esaltante di “Born slippy” (il singolo che li ha fatti conoscere al mondo, pezzo forte della colonna sonora di Trainspotting, n.d.r.). Questo non vuol dire che ci siamo dimenticati di scrivere nuovi pezzi”. “Brani come “Cups” erano pronti da parecchio tempo”, dice Darren. “Lo suonammo già a V98 (il festival ufficiale della Virgin che si tiene ogni anno in Inghilterra, n.d.r.). “Bruce Lee” risale addirittura al febbraio del 1997. “King Of Snake” la abbiamo suonata diverse volte, in tour, per vedere che effetto faceva sul pubblico”. “Sì”, interviene Rick. “Darren, quando finiamo le registrazioni di un nuovo brano, fa sempre un lavoro di verifica dei pezzi direttamente sulla pista da ballo. Prende i nuovi pezzi, li suona nei DJ set, vede la reazione che ha la gente e ci dice dove potrebbero essere migliorati. Per noi questo è molto importante. Anche quando suoniamo dal vivo vogliamo che la gente balli e quindi i brani devono funzionare soprattutto nei dancefloor”.

Quindi la figura di Darren è molto importante.
“Abbiamo ruoli molto specifici all’interno di Underworld. Darren è il DJ. Karl è un chitarrista. Scrive i testi e canta. Io sono il produttore, il programmatore”, risponde Rick definendo l’organigramma preciso della band. E quando Rick e Karl sono impegnati in Tomato, tu che fai, chiediamo a Darren.
“Oh, a me piace ancora tantissimo suonare nei club, portare in giro il mio DJ set”.

Sappiamo che sei spesso a The End di Londra (uno dei club più “in” della capitale, n.d.r.)….
“Sì, è lì che suono le produzioni della mia etichetta personale, la Underwater, una label che fa soprattutto deep house e ambient”.

Voi ci andate mai a The End quando suona Darren, chiediamo a Rick e Karl.
“E’ due anni che non vado nei club. Passo molto tempo in studio. I week end li dedico alla famiglia. Ma anche se avessi tempo non sarei propenso ad andarci”, risponde Rick, mentre Karl declina la domanda, borbottando qualcosa con il loro manager e continuando a sorseggiare caffè caldo.
Per associazione di idee allora chiediamo a Karl qual è il suo rapporto con una bevanda, l’alcol, che nei mesi passati lo ha fatto penare parecchio.
“Credo che questa storia dell’alcolismo sia diventata più grande di quello che doveva. Muzik (una rivista dance inglese, n.d.r.) ne ha fatto una sorta di scoop, strillando in copertina che sono un alcolizzato. La realtà è che negli anni passati ho avuto seri problemi con l’alcol. Non sapevo mai cosa stavo facendo realmente. Ora però sono pulito. E’ strano ritrovarmi sobrio dopo anni di sbronze. Ma mi sto godendo questo essere consapevoli delle situazioni. E poi, con il senno del poi, la confidenza fatta al giornalista di Muzik è in qualche modo servita. Da allora ho ricevuto un sacco di lettere di gente che aveva avuto gli stessi problemi con l’alcol e che mi hanno confessato di aver tratto proprio da quell’intervista il coraggio per darci un taglio. Insomma, alla fine, senza rendermene conto, ho fatto del bene. Ora però devo andare”.

Guarda l’orologio Karl. Sono già le 11.45. Quindici minuti e saranno sul palco. Ancora una volta sotto i riflettori. Ancora una volta con una gran voglia di divertirsi e divertire, con una piccola differenza….Che quando Karl si ferma, nelle pause tra un pezzo e l’altro del loro concerto, sfodera una bottiglietta di acqua minerale che alza orgogliosamente al cielo, per brindare agli stoici 10mila che, sotto la pioggia, hanno seguito il concerto di Underworld dall’inizio alla fine.

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