Due soli album all’attivo e una consolidata fama di live band da non perdere. Gli Stereophonics - Kelly Jones (voce, chitarra), Stuart Cable (batteria) e Richard Jones (basso) – sembrano non perdere un colpo e il loro nuovo album PERFORMANCE & COCKTAILS di certo li sta aiutando a farsi conoscere. In attesa dell’arrivo in Italia del gruppo di Cwmaman (Galles), ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con Stuart su disco, concerti e futuro…Il vostro video per “Pick a Party” ha dei riferimenti italiani…
Sì, è vero, a cominciare dal fatto che è stato girato a Torino, da voi. L’idea era citare un film molto celebre in Inghilterra, si intitolava “The italian job” e risale al 1968. Era interpretato da Michael Caine…
E’ stato difficile dare un seguito discografico ad un album ben accolto come WORD GET AROUND?
Di sicuro sentivamo la responsabilità di dover rimanere all’altezza di quel disco, però non ci siamo fatti troppi problemi. Abbiamo semplicemente continuato a scrivere canzoni fino a quando siamo tornati in studio, ma è successo per nostra iniziativa e non per rispondere alle solite pressioni esterne.
Non è stato un lavoro particolarmente faticoso…
No, direi di no. Abbiamo avuto bisogno di due mesi per registrare le canzoni e di altri tre mesi per decidere che veste dare loro in fase di mixaggio. Abbiamo lavorato agli studi della Real World, a Bath, e a Rockfield, dove hanno registrato gruppi famosi come Queen e Led Zeppelin.
Cosa è cambiato dal punto di vista dei testi rispetto al precedente album?
Per i testi dovrebbe risponderti Kelly, visto che li scrive lui. Da parte mia posso dirti che le idee alla base delle canzoni mi sembrano molto più mature, a cominciare dal fatto che in alcuni brani abbiamo fatto a meno delle chitarre e privilegiato il suono del piano. In definitiva non c’è niente che non ci fosse già nel precedente album, anche se l’approccio qui è stato differente, più vario. E poi ci sono più riff…
E cose che non avreste fatto prima…
No, credo che nonostante abbiamo iniziato a suonare nel 1987 in realtà siamo ancora quelli lì, e stiamo percorrendo la stessa strada.
E’ vero che avete scelto Richard come bassista perché è il miglior scopatore del vostro villaggio?
Be’, sì, è alquanto vero… non puoi distrarti un attimo con lui! Comunque ormai è nel gruppo da sette anni e il nostro affiatamento è ottimo…
Quali sono stati – e quali sono tuttora – i vostri punti di riferimento musicali?
Stevie Wonder, Pearl Jam, Counting Crows, Lenny Kravitz… E dal punto di vista delle cover, cosa vi piace suonare?
Canzoni che facciamo per noi piuttosto che per il pubblico, perché ci divertono. Roba come “I’m the walrus”, “Cold turkey” o “Fire”.
Il vostro pubblico continua ad aumentare di concerto in concerto sin da quando vi siete formati: deve essere una sensazione elettrizzante…
Sì, è una cosa bella, e ci dà molta sicurezza. Quando abbiamo iniziato invece ce ne dava di meno, perché ci sono stati dei concerti in cui era arrivata talmente tanta gente che non potevamo più uscire dal locale! Comunque siamo molto contenti, se non ci fosse stata questa grossa spinta da parte del pubblico oggi non saremmo qui…
Ma siete riusciti a fare amicizia con qualcuno dei vostri fans? A dire il vero non molto, se si eccettuano alcuni ragazzi che abbiamo conosciuto in Francia e con i quali ci teniamo regolarmente in contatto. Per il resto la vita di tournée non è la cosa migliore per fare delle nuove amicizie, al contrario di quanto si pensi normalmente.
Siete rimasti a vivere nel vostro paese d’origine, invece di trasferirvi in un grande centro: perché?
Perché ci fa piacere rimanere nel nostro villaggio. I nostri amici non sono cambiati, così come non sono cambiate le nostre abitudini da quando facciamo i musicisti. Se non altro è stato un buon modo per dimostrare a tutti che quando ci chiudevamo in casa per suonare eravamo veramente convinti di quello che stavamo facendo. Sai, nei piccoli paesi, hanno sempre qualche prevenzione nei confronti di chi, invece di mettersi a lavorare, ostenta delle velleità artistiche…
In paese hanno già organizzato delle cose tipo ‘festa di bentornato ai figlioli prodighi che hanno vinto il disco d’oro’?
Sì, qualcosa del genere è successo, però non siamo andati ancora a visitare la nostra vecchia scuola! Non so se succederà mai…
Cosa apprezzate della attuale scena musicale gallese?
Be’, ci sembra una scena molto viva, con gruppi fortissimi come Manic Street Preachers, Catatonia, Super Furry Animals…è esagerato dire che siamo tutti amici, perché in alcuni casi ci conosciamo appena, però ci stimiamo tutti.
Quali sono la cosa migliore e la cosa peggiore del suonare live?
La cosa più bella, per l’appunto, è suonare. Non c’è niente che ti susciti più energia. La cosa meno bella è quando sei in giro da tanto e vorresti soltanto tornare a casa perché sei distrutto. Quelli sono i momenti in cui potresti rischiare di diventare antipatico.
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