Biografia

Ivan Graziani nasce il 6 ottobre del 1945 a Teramo, da padre abruzzese e madre sarda (secondo un’altra e più colorita versione, il parto ha luogo su un traghetto in viaggio tra Olbia e Civitavecchia). La musica lo appassiona fin da piccolo, e dopo un breve flirt con la batteria il piccolo Ivan si innamora della chitarra, spinto dal senso di emulazione e di competizione che prova nei confronti del fratello maggiore. Mostra subito un talento precoce: tanto che nel 1960, quando è ancora minorenne, il popolare “capo orchestra” teramano Nino Dale gli offre la prima opportunità professionale ingaggiandolo nel suo gruppo e portandolo con sé in Tunisia (in segno di affettuosa riconoscenza, Graziani gli dedicherà nel 1983 la canzone “Nino Dale and his Modernists”). Il passaggio al professionismo avviene qualche anno più tardi, a seguito del conseguimento di un diploma in arti grafiche presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, con un gruppo beat battezzato Anonima Sound. I primi sforzi, tuttavia, sono tutt’altro che incoraggianti: nel ‘67 la band pubblica il 45 giri d’esordio, “Fuori piove”/“Parla tu”, ma si classifica all’ultimo posto al Cantagiro (va decisamente meglio l’anno dopo, con “L’amore è mio, l’amore è tuo”). Nel ’69 arriva l’ingaggio da parte della Numero Uno di Mogol, ma dopo un nuovo singolo (“Ombre vive”/”Girotondo impossibile”) e un Lp mai pubblicato Ivan decide di abbandonare i compagni (Walter Monatti e Veio Galazzi) per proseguire da solista. Anche in questo caso i primi passi sono incerti e confusi: il primo Lp, “Tato Tomaso’s guitars”, è un’opera interamente strumentale e autoprodotta con pochi mezzi come omaggio alla moglie Anna e al figlio appena nato; successivamente passano inosservati anche DESPERATION (inciso con lo psedudonimo di Rockleberry Roll), un disco in lingua inglese ispirato ai classici del rock’n’roll anni ’50, e una prima prova “cantautorale”, LA CITTA’ CHE IO VORREI, penalizzata da una distribuzione temporanea ed estremamente limitata. Decisamente più fruttuosa, in quel periodo, si rivela l’attività di turnista per conto della Numero Uno, che nelle sedute di incisione organizzate presso lo studio brianzolo Il Mulino mette a buon frutto le sue eccellenti qualità di chitarrista. Ivan inizia a collaborare stabilmente con la Premiata Forneria Marconi, uno dei gruppi di punta dell’etichetta (a un certo punto si parla anche di lui come del possibile sostituto di Mauro Pagani) e partecipa alle registrazioni di “La batteria, il contrabbasso, ecc.” di Lucio Battisti, che lo incoraggia e lo aiuta a riprendere l’attività in proprio. Il primo risultato del nuovo corso è BALLATA PER QUATTRO STAGIONI (1975), prodotto dal sassofonista Claudio Pascoli; ma sono soprattutto la collaborazione con Antonello Venditti (Graziani suona la chitarra nell’album “Ullàlla” e nel tour successivo, aprendo i concerti del cantautore romano) e l’album I LUPI (1977) a imporlo finalmente all’attenzione del grande pubblico: la ballata “Lugano addio”, tratta da quel disco, entra in classifica e diventa il suo primo classico. Con PIGRO, l’anno seguente, Graziani conferma la raggiunta maturità artistica, svariando tra rock (il singolo “Monna lisa”, l’esuberante title track) e brani melodici (“Paolina”), tra satira sociale e influenze letterarie (uno dei brani del disco, “Gabriele D’Annunzio”, rivela la sua passione per il poeta e scrittore pescarese). Il suo inconfondibile falsetto diventa un marchio di fabbrica, e caratterizza anche la successiva “Agnese” (dall’album AGNESE DOLCE AGNESE, dove spiccano anche il folk trascinante di “Taglia la testa al gallo” e l’aggressività rock di “Dr. Jekyll & Mr. Hyde”), uno dei maggiori successi in carriera basato su una rielaborazione di “A groovy kind of love” portata al successo nel 1965 dai Mindbenders. Il filone delle ballate prosegue con “Firenze (Canzone triste”), che inaugura con buoni auspici un decennio, gli ’80, avaro di soddisfazioni: a un “Q Disc” e un tour in coabitazione con Ron e Goran Kuzminac, fa seguito un live in proprio, PARLA TU (1982), in cui Ivan ha modo di sfoggiare le sue qualità di performer e l’energia trascinante dei suoi spettacoli dal vivo. Ma a dispetto della presenza di collaboratori importanti (Gian Piero Reverberi in IVAN GRAZIANI, Celso Valli in NOVE), i dischi successivi producono esiti poco soddisfacenti sia in termini artistici che commerciali; e anche la prima partecipazione al Festival di Sanremo, nel 1985 con “Franca ti amo”, si rivela un’esperienza fallimentare. Lasciata la Numero Uno, a fine decennio Graziani inaugura con il rock di IVANGARAGE una nuova fase della carriera e un nuovo contratto discografico con la Carosello; il successivo SEGNI D’AMORE lo vede rielaborare i vecchi successi accanto all’inedito “La sposa bambina”. Nonostante gli arrangiamenti di Claudio Fabi, CICLI E TRICICLI (1991) è un album non troppo fortunato; decisamente meglio vanno le cose nel 1994, quando Graziani partecipa al Festival di Sanremo con “Maledette malelingue”: il brano si classifica al settimo posto riportando finalmente il suo nome ( e l’album seguente, MALELINGUE) all’attenzione del grande pubblico. Gli dà man forte anche Renato Zero, ammiratore di vecchia data, che duetta con lui in “La Nutella di tua sorella”, inedito incluso nel live FRAGILI FIORI-LIVAN che rimarrà purtroppo il suo testamento artistico: vittima di un tumore diagnosticatogli un paio di anni prima, Graziani si spegne il 1° gennaio del 1997 nella sua casa di Novafeltria (Pesaro). Due anni dopo esce un album postumo, PER SEMPRE IVAN, con materiale rimasto inedito e contributi vocali di Renato Zero, Antonello Venditti, Biagio Antonacci e Umberto Tozzi. Altri inediti emergono negli anni seguenti in raccolte e cofanetti; nel doppio cd antologico FIRENZE-LUGANO NO STOP compaiono anche i figli dell’artista, Tommy alla batteria e Filippo alle chitarre acustiche. Nel novembre 2010 esce RITRATTO, raccolta in 3cd curata dalla Carosello, che comprende 26 canzoni, tra cui "L'orchestrale bastardo" e altri due inediti.
(10 gen 2018)