Recensioni / 18 apr 2019

Danny Goldberg - SERVING THE SERVANT - la recensione

Voto Rockol: 3.0/5
SERVING THE SERVANT
Danny Goldberg

Più di dieci anni fa ero alle prese con uno dei libri più faticosi che mi sia mai capitato di dover tradurre (uscì in italiano con il titolo “Nirvana – La vera storia”, ed era stato scritto dal giornalista musicale inglese Everett True). La frase di lancio del libro era “Le persone di potere non potranno mai sperare di capire i Nirvana”. Danny Goldberg è ed è stato una persona di potere, nella discografia (e non solo), ed ha avuto un rapporto di prima mano con i Nirvana, dei quali è stato manager dal 1990 al 1994. La sua è stata una posizione privilegiata, quindi, dalla quale poter raccontare Kurt Cobain. E lo ha fatto, a suo modo; con un misto di paternalismo, protagonismo e opportunismo (non sfuggirà la coincidenza della pubblicazione con il venticinquennale della morte di Cobain). Fa un po’ specie, nelle ultime pagine, leggere che Goldberg “per riempire i vuoti della sua memoria” si è affidato a una ventina di libri già pubblicati da altri autori; se qualcosa poteva interessarci, da una persona che ha frequentato Cobain molto da vicino, era un ritratto intimo, non una ricostruzione biografica.
Il risultato, intendiamoci, non è sgradevole, anzi; si legge agilmente (anche perché non approfondisce granché, rimane piuttosto in superficie) e velocemente, ma alla fine lascia la sensazione di non aver imparato molto sulla vita e sulla morte di Cobain. Sicché, la frase di Cameron Crowe che serve a promuovere il libro, ed è riportata in copertina – “Goldberg ci regala un emozionante ritratto di Cobain, suo intimo amico che, nonostante se ne sia andato troppo presto, è ancora vivo in ogni pagina di quest’opera straordinaria” – mi sembra abbondantemente esagerata. Ma lui, Crowe, ha diretto “Almost famous”: e chi sono io per dargli torto?

Franco Zanetti