«BALLATA SENZA NOME - Massimo Bubola» la recensione di Rockol

Massimo Bubola - BALLATA SENZA NOME - la recensione

Recensione del 04 dic 2017 a cura di Franco Zanetti

Frassinelli, 185 pagine, euro 17,90

Voto 8/10

La recensione

Conosco Massimo Bubola come cantautore, naturalmente, ma confesso di non aver letto né la sua raccolta di poesie “Neve sugli aranci” né il suo primo romanzo, “Rapsodia delle terre basse”. Lo scopro, in questo libro, narratore di ampio lessico, forse a volte leggermente ricercato ma sempre di piacevole lettura. L’idea fondante è davvero felice: rievoca il giorno in cui a Maria Maddalena Bergamas, la donna che fu scelta in rappresentanza di tutte le madri italiane che avevano perso un figlio durante la Prima guerra mondiale, e del quale non erano state restituite le spoglie, fu chiesto di indicare, fra undici bare di soldati non identificati morti in battaglia, quella che sarebbe stata posta all’interno del monumento al Milite Ignoto, nell’Altare della Patria, al Campidoglio, a Roma.

In questa sorta di Spoon River in prosa, Massimo Bubola immagina che ognuno dei soldati delle undici bare racconti la propria vita e la propria morte. E lo fa con una bella immedesimazione, restituendo l’odore della guerra e del sangue nei racconti di trincea, della terra e del vino nei racconti di campagna. Del resto, all’epopea dei soldati contadini (ma anche “cittadini, borghesi e proletari, braccianti e maestri elementari, minatori, fornai, falegnami, muratori, veterinari e seminaristi”) Bubola ha dedicato due album di canzoni, e padroneggia l’argomento da studioso.

Il finale è letterario, perché – a differenza di quanto accadde in realtà il 28 ottobre 1921 nella basilica di Aquileia – Bubola dà voce a Maria Maddalena Bergamas facendole dire una frase assai solenne (“Prendete lui, che non è stato amato. Che lo amino ora e per sempre tutte le madri, i padri, i figli e le donne d’Italia”) che in realtà lei non pronunciò. Un artificio, più perdonabile della scelta di porre in epigrafe di alcuni dei capitoli versi tratti dalle canzoni di Bubola, che nulla toglie all’emozione e alla commozione che la lettura di “Ballata senza nome” è in grado di suscitare nel lettore.

 

Franco Zanetti

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