«L'ULTIMO BEATLE - Davide Verazzani» la recensione di Rockol

Davide Verazzani - L'ULTIMO BEATLE - la recensione

Recensione del 28 ago 2017 a cura di Franco Zanetti

Bietti, 372 pagine, 20 euro

Voto 8/10

La recensione

La pubblicistica sui Beatles non dà segni di stanchezza (recentemente è uscito un libro il cui argomento sono i libri pubblicati sui Beatles...). Raccontato quel che c’era da raccontare della loro epopea, e nella consapevolezza che nessuno potrà scrivere sull’argomento più e meglio di Mark Lewisohn, attualmente impegnato sul secondo volume della sua epica biografia della band, è naturale che ci si cominci a concentrare sui personaggi che in un modo o nell’altro sono legati alle vicende dei quattro di Liverpool. 

 

Quest’estate mi sono dedicato anch’io alla lettura di libri su questo soggetto. Ho letto due buoni libri su Brian Epstein (quello vecchio di Ray Coleman e quello recente di Debbie Geller), ne ho letto uno abbastanza inutile scritto da Prudence Farrow (la “Dear Prudence” della canzone), ne ho letto uno interessante su Jimmie Nicol, il batterista che sostituì Ringo in alcune date del tour australiano (“The Beatle who vanished”), ne ho letto uno molto, molto bello su Tara Brown (il “lucky man” che “blew his mind out in a car” di “A day in the life”): s’intitola “I read the news today, oh boy” e l’ha scritto Paul Howard; e ho letto, unico in italiano, questo su Neil Aspinall (firmato dallo stesso autore di “La versione di Neil”, un testo teatrale sul medesimo argomento rappresentato anni fa in Italia e, clamorosamente, nella versione inglese intitolata “A life with the Beatles”, messo in scena al Fringe Festival di Edimburgo nel 2015).

Per chi non lo conoscesse, Neil Aspinall, “Mr. Fixit”, è stato un amico dei Beatles fin dai tempi di Liverpool e pre-successo; era il loro autista, poi factotum e risolviproblemi, poi è stato dirigente della Apple fino alla scomparsa, avvenuta nel 2008. Ed è anche uno dei due esponenti della cerchia di collaboratori dei Beatles che non abbiano mai scritto un libro sulla loro avventura. Mal Evans pare fosse intenzionato a farlo, ma morì prima di riuscirci. Aspinall rifiutò sempre decisamente (e spesso recisamente) persino di concedere interviste sull’argomento Beatles; Lewisohn sostiene di aver avuto con lui una conversazione in cui, pare, qualcosa era riuscito a scucirgli, ma poi la malattia di Aspinall gli impedì successivi incontri.

Curiosamente, sia su Mal Evans sia su Neil Aspinall non esistono libri biografici; si trovano solo, per entrambi, due libri “print on demand” (stampati su richiesta) che raccolgono materiale da Wikipedia, firmati da Jesse Russell e Ronald Cohn.

Su Mal Evans esiste peraltro una sorta di biografia romanzata – molto romanzata – intitolata “The Death and Life of Mal Evans: A Novel”, scritta (benino) da Peter Lee e uscita nel 2015.

Anche “L’ultimo Beatles”, e finalmente entro in argomento, è una biografia romanzata; ma non nel senso che è costruita su un’invenzione narrativa (nel libro di Peter Lee, Mal Evans si trova a rivivere una seconda vita nella quale cerca di impedire l’assassinio di John Lennon), ma nel senso che partendo dalle scarne notizie biografiche su Neil Aspinall a disposizione degli storici dei Beatles, oltre che da qualche conversazione con testimoni oculari (la vedova di Aspinall, Suzy; Peter Brown, assistente di Brian Epstein e dei Beatles; Joe Flannery, promoter e amico di Epstein) Davide Verazzani ha redatto una narrazione più ampia e articolata, ricorrendo con parsimonia alla pura invenzione (se non nei dialoghi) e attenendosi alla cronaca dei fatti.

Il che, se da una parte dà al suo libro una credibilità storiografica, dall’altra forse inevitabilmente lo costringe a raccontare per l’ennesima volta la storia dei Beatles, sebbene, stavolta, dal punto di vista del quasi sempre “invisibile” Aspinall. Ecco: forse questo appesantisce un po’ il libro, almeno per chi certe cose le ha già lette e rilette e stralette. Sicché, non mi sorprende che siano le prime e le ultime pagine quelle che mi sono piaciute di più; quelle in cui Verazzani si libera dell’obbligo di parlare dei Beatles e si concentra sul suo protagonista.

Due sole, e veniali, le pecche che ho scovato con la mia solita matita rossa e blu: un “tachimetro” anziché “contachilometri” e un “roadie” anzichè “groupie”. Li segnalo all’autore come buon augurio – li correggerà nella seconda edizione.

Franco Zanetti

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