Recensioni / 08 gen 2014

Larry Sloman - ON THE ROAD WITH BOB DYLAN - la recensione

Voto Rockol: 4.0/5
ON THE ROAD WITH BOB DYLAN
Larry Sloman
Viene ristampato dalla Minimum Fax “On the road with Bob Dylan”, in un anno che ha visto anche la riedizione di “Self portrait”, il suo album più discusso. Questo libro del 1978 descrive il sogno di ogni cronista musicale: percorrere le tappe del tour del cantante preferito dal centro dell’azione, con la possibilità di dialogare in continuazione con i protagonisti della scena in un rapporto pari a pari e di amicizia.
Ma veniamo ai fatti. Dylan si era stancato della vita country ed il matrimonio era in una profonda crisi. Dopo il tour con la Band del 1974 e dopo l’entusiasmante “Blood on the tracks”, ritorna a New York, dapprima in sordina, poi poco per volta raduna tutti i suoi vecchi e nuovi amici al Village. Riprende anche il suo passato impegno sociale, impegnandosi nella causa per Rubin “Hurricane” Carter, pugile nero ingiustamente accusato di omicidio, componendo una bella canzone in sua difesa. Qui entra in scena l’autore del libro, Larry Sloman che descrive le apparizioni di Dylan con un ritmo crescente e con l’affollarsi dei protagonisti della scena folk rock. Persino Lou Reed fa una breve comparsa descritta in un bel cameo. Da questa riapparizione nascono le incisioni di “Desire” e il progetto Rolling Thunder. Le intenzioni sono di girare per piccoli teatri, spostandosi in camper e pullman per vivere in gruppo e stare vicino alla gente. L’idea di fare un tour simile nasce dalla commedia dell’arte italiana e sul nome nascono infinite leggende, ma in un’intervista con Sloman, Dylan ribadisce la casualità della scelta, legata a un temporale.
Non è sicuramente solo una tournée solo musicale, ma Dylan si sentiva portatore di una missione. Sloman, cronista di Rolling Stone, è ingaggiato per fare articoli per la sua rivista, sulla spedizione dylaniana. Con uno stile sicuramente sopra le righe (nei sogni non si può essere razionali …) il libro prende il volo con il racconto giornaliero del viaggio. Sloman racconta tutti i particolari talora con un’enfasi da adepto e in altre occasioni con la rabbia della persona tenuta fuori dal cerchio magico di Dylan. In questo affastellarsi di descrizioni emergono poco per volta i vari personaggi. Lou Kemp il road manager, amico di Dylan, che martirizza Sloman. Joan Baez, gran signora in un’intervista e poco dopo ragazza crudele che affibbia all’autore il soprannome di Ratzo. Da qui in avanti il racconto cambia struttura e Sloman diventa il protagonista, Ratzo lo sfigato, che racconta in terza persona i suoi incontri. Roger McGuinn, con sincerità ammette di essere diventato famoso troppo giovane e di essersi rovinato nel conflitto con Crosby (che logorò i Byrds(. Allen Ginsberg centellina le parole come un maestro spirituale. Joni Mitchell, la nuova guru, si aggrega a metà comprendendo l’importanza del tour e mandando in crisi Joan Baez. Le groupies fanno la loro comparsa e in particolare emerge la figura tragica di Lisa, ragazza alla ricerca di un figlio da Dylan.
Il grande protagonista, Dylan, nella descrizione di Sloman veleggia a mezz’aria protetto da una corazza mistica, mascherandosi sul palco come Pierrot. A confermare l’atmosfera mistica Dylan invita uno stregone dei Shoshone, John Pope/Rolling Thunder, per una cerimonia. Non manca la visita alla tomba di Kerouac. Contemporaneamente Dylan segue il progetto collaterale di girare un film, “Renaldo e Clara”, forse uno dei peggiori della storia del cinema… Nella redazione centrale di Rolling Stone vedono questi articoli come poco obiettivi e chiedono a Ratzo di scrivere con chi va a letto Dylan e quanto guadagna da questi concerti. Non c’è solo la fede, ma il pubblico è interessato al sesso e ai soldi.
Solo una sintesi dei temi del libro (ben 500 pagine!) chiaramente per difetto: nel testo c’è di tutto e di più: la tecnica di Ratzo consiste non solo nel taccuino sempre in tasca, ma anche nel tenere acceso il registratore tutto il giorno e per fare pochi nomi appaiono Leonard Cohen, Robbie Robertson, Ronee Black, Sam Shepard, Patti Smith ….
Il collante che tiene insieme queste persone è il sogno di Dylan di un viaggio in cui si crei un legame tra i migliori cantanti e la gente. Era un sogno/incubo e viene raccontato da Sloman senza omettere nessun particolare; viene celato solo il lato oscuro di Dylan. Come tutti i sogni, termina con un triste risveglio. Mentre la prima parte della Rolling Thunder Revue ha un grande successo che si conclude con il concerto al Madison Square di New York, la ripresa della tournée è un insuccesso di critica e pubblico. Era finita un’epoca.
Leggete questo libro per capire cosa era il rock alla fine degli anni ’70, anche se il metodo di lettura migliore è forse un’ingestione a piccoli e distanziati sorsi. Dopo questi concerti la musica non sarà più la stessa: i divi andranno in grandi teatri e stadi, si sposteranno in aereo e vedranno la band soltanto alle prove. Sloman descrive l’ultima eroica impresa del Rock e della banda di zingari.

(Alberto Sibilla)