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«CON UN LUCCHETTO AL COLLO - SID VICIOUS, L’ANGELO DEL PUNK - David Dalton» la recensione di Rockol

David Dalton - CON UN LUCCHETTO AL COLLO - SID VICIOUS, L’ANGELO DEL PUNK - la recensione

Recensione del 23 feb 1999

Sperling & Kupfer, £ 22.500

La recensione

«Quando Sid cantava "My way" sparando al pubblico, era come se realizzasse la più estrema fantasia giovanile.

Eppure Sid non faceva quasi nulla "a modo suo". Prodotto dell’impazienza della sottocultura punk e fervente devoto di vari credo del rock, veniva perennemente manipolato dagli altri. Johnny Rotten lo battezzò, Malcolm McLaren lo progettò, Vivienne Westwood gli cucì le uniformi. I suoi cinici addestratori gli avevano somministrato una dieta di idee tossiche: libri su Charles Manson, ammennicoli nazisti, odio feroce verso il potere costituito. Si fece di speed, mise su un album dei Ramones e imparò da solo a suonare il basso in una notte. Appena ebbe ricevuto la sua nuova identità, Sid Vicious divenne una sorta di golem del suo stesso nome, un fumetto maligno, una volatile bomba umana. Il giocattolo che esplose. Primo mostro partorito dalla hippie-generation, Sid incarnava la cultura nichilista che lo trasformò in un perfetto capro espiatorio e mostro da media nato dall’inconscio, con l’aggiunta della mamma che gli dà la droga che lo uccide e si becca un assegno di 10.000 dollari dal New York Post per l’esclusiva della sua storia». David Dalton scrive bene, possiede l’argomento e la traduzione in italiano non lo aiuta molto a mitigare gli strafalcioni trasgressivo-giovanilisti che abbondano su questo volume. Però è un fatto che "Con un lucchetto al collo" intriga, come fanno di solito libri su personaggi forti. Il Sid Vicious raccontato qui è un incrocio tra un agnello all’altare e una suprema testa di cazzo, come dire un paradigma che nella vita reale si incontra molto più spesso dell’icona che - nel rock - tutti i morti illustri tendono a diventare. Lo raccontano i suoi amici, lo ricostruisce - spesso romanzando - l’autore del libro, ma la caratteristica vincente di questo volume è l’atmosfera sociale e storica che si ricrea, e che lo fa leggere velocemente e con interesse. Sul piatto, naturalmente, scricchiola il vinile di "My way".



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