«CUNNING STUNTS - Metallica» la recensione di Rockol

Metallica - CUNNING STUNTS - la recensione

Recensione del 14 feb 1999

La recensione

«Siamo venuti qui per prendervi a calci in culo, e mi sembra che anche voi siate qui per questo», dice James Hetfield presentando uno dei primi brani del concerto, e il pubblico applaude felice.

È il 9 maggio 1997, siamo a Forth Worth, in Texas, e un girone dantesco di dannati dell’heavy metal è pronto a fare baldoria con i ‘Tallica. L’homevideo documenta a perfezione questa sorta di incontro di boxe camuffato da concerto: un incontro un po’ truccato, se vogliamo, visto che l’adorazione del pubblico nei confronti del gruppo non lascia certo l’idea di assistere ad un match alla pari. Comunque sia l’atmosfera è questa: palco al centro della venue, gente tutta intorno, sia in basso nel parterre che in alto sugli spalti. Al centro, su uno stage sormontato da giganteschi tralicci, loro, i Metallica, divisi in maniera tale da coprire i quattro punti di visuale principali. Nella recita, James Hetfield ha il ruolo principale: imbonitore, aizzatore, ruffiano, rocker ribelle, ricopre il pubblico di ‘fuck’ ben sapendo di farli felici a buon mercato, introduce i suoi riff urlando invettive e spara i suoi watt sulla folla di teenagers felicemente wasp cattivi per un giorno. Alla batteria Lars Ulrich fa il suo mestiere, a torso nudo e pantaloncini, mentre Kirk Hammett - vero guitar hero di turno - si concede spesso e volentieri alla platea, discorrendo con le prime file tra un brano e l’altro e andando ad assoleggiare vicino al pubblico. Anche Jason Newsted si dà da fare, per quanto possibile, giocandosi alla grande tutte le doppie voci e badando bene a fare anche lui un po’ di movimento sul palco. Un’ora e quaranta di concerto e un’altra mezz’ora di bis se ne vanno via così, come una lunga galoppata tra i successi del gruppo: "Creeping death", "Hero of the day", "King nothing", "Nothing else matters", "Until it sleeps", "Fade to black", un medley di brani storici ("Ride the lightning", "No remorse", "Hit the lights", "The four horsemen", "Seek & destroy", "Fight fire with fire"), e ancora classici come "Master of puppets", "Enter sandman" e "Am I evil?" la dicono lunga sulla adrenalina rimessa in circolo dalla band, che però a tratti lavora più di mestiere che di passione. Il trucco di far stancare il pubblico facendo urlare è un po’ datato e l’idea di fiaccarlo continuando a dirgli «non vi sento, urlate di più» oppure «siete sicuri di avere ancora forze per dopo?» è addirittura quasi cialtronesca. Ma tant’è: il rock’n’roll è - anche e soprattutto - questo, per cui ben vengano anche gli effetti speciali di "Enter sandman", quando la messinscena del tecnico che viene giù dalle impalcature con conseguente incendio del palco, gente che prende fuoco e intervento del pronto soccorso viene recitata alla perfezione. Sono piccoli colpi di scena in un concerto dall’andamento altrimenti forse sin troppo scontato. I Metallica prendono a calci in culo gli altri e celebrano se stessi: questo succedeva solo due anni fa, ma - visti i chiari di luna che splendono sulla testa del gruppo - chissà se succederà di nuovo. .

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