«NEIL YOUNG - THE ROLLING STONE FILES - Autori Vari» la recensione di Rockol

Autori Vari - NEIL YOUNG - THE ROLLING STONE FILES - la recensione

Recensione del 11 mar 1998

Tarab, £ 30.000

La recensione

La prima vera intervista che lo riguarda esce su Rolling Stone il 30 aprile 1970 e dice più o meno così: "Da quanto suoni la chitarra? ‘Da circa nove anni’. Quanti anni hai adesso...? ‘Ventiquattro, comunque mi sto stancando anche di tutto questo; è molto bello, ma non so per quanto potrò ancora farlo’. Perché? ‘Semplicemente perché vorrei fare qualcosa di diverso’. La più recente, tra quelle contenute su questo libro, è di vent’anni dopo: 4 ottobre 1990, in occasione dell’uscita dell’album "Ragged Glory", e si conclude così: "Sogno già di come sarà grande suonare ancora con il Cavallo (i Crazy Horse, ndr). Suoneremo nelle arene, orribili posti merdosi che nessuno mai sponsorizzerebbe, perché sono stufo delle coperture, le coperture sponsorizzate. E’ come entrare in un enorme recinto con questo marchio registrato impresso sopra e suonare per tutta questa gente che ha pagato un biglietto esorbitante. Tutti quanti vogliono fare questi grandi show perché così si fanno dare i soldi dallo sponsor. Così c’è questa enorme crescita dei prezzi dei biglietti. Voglio fare una cosa diretta e suonare nelle arene con il riecheggiare roboante del suono del Cavallo". In questi vent’anni e passa di storia del rock, Rolling Stone ha seguito la carriera di Neil Young, nei suoi enigmatici alti e bassi, come un padre segue le scelte del suo figlio prediletto. E’ un affetto e una preferenza che il loner canadese si è costruito con il tempo, con giorni e giorni di incrollabile militanza in quel rock’n’roll che non morirà mai. E così questi articoli finiscono per raccontarci molte cose che di Neil non sapevamo, accanto a critiche, recensioni, notizie ed osservazioni che testimoniano le continue svolte artistiche della sua carriera. Dietro la macchina da scrive, a raccontarne le gesta, si alternano di volta in volta alcune tra le migliori penne del giornalismo musicale a stelle e strisce, e questo rende il quadro ancora più nitido e chiaro, con il risultato di creare un piccolo involontario monumento di carta e inchiostro ad un musicista che sui monumenti a se stesso ci ha, al massimo, pisciato sopra. Buon per lui e per noi che continuiamo a seguirlo, ma leggere i Rolling Stone files e ascoltarsi magari un buon album di Neil, significa prepararsi a passare una bella serata.

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