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«THE LOCKDOWN SESSIONS - Elton John» la recensione di Rockol

Il lockdown di Elton John, tra musica e amici

Il nuovo lavoro discografico del musicista di Pinner raccoglie una serie di collaborazioni registrate a distanza negli ultimi 18 mesi, e riesce nell’intento di unire generi musicali e generazioni diversi incuriosendo e divertendo

Recensione del 25 ott 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 7/10

La recensione

Dopo la sospensione del suo “Farewell yellow brick road tour” a causa della pandemia a inizio 2020, Elton John non aveva alcuna intenzione di fare nuova musica durante il lockdown.

L’idea iniziale del musicista di Pinner di trascorrere la quarantena insieme alla sua famiglia - come qualsiasi altra persona - senza lavorare a nuovi progetti, però, è stata presto accantonata. Grazie a un incontro con Charlie Puth in un ristorante di Los Angeles a marzo 2020, la voce di “Tiny dancer” è presto rientrata in studio di registrazione e insieme al 29enne artista del New Jersey ha inciso la canzone “After all”. A questo pezzo, una volta scoperto il potenziale di Zoom di mettere in contatto persone lontane in un periodo di reclusione come la quarantena, hanno fatto poi seguito altre collaborazioni nate a distanza. Così, Elton John non si è più fermato e, allargando la sua già ampia cerchia di amici, ha registrato una serie di brani con artisti diversi, infine confluiti in un nuovo progetto, “The lockdown sessions”.

Un “disco di relazioni e di amicizie”

L’album include 16 canzoni ed è un progetto che vede Elton John collaborare tanto con iconici colleghi degli anni Settanta, Stevie Nicks e Stevie Wonder, quanto con miti delle generazioni successive alla sua, come Eddie Vedder e Gorillaz. In “The lockdown sessions”, inoltre, il 74enne musicista si spinge oltre e, mosso dal desiderio di confrontarsi anche con giovani artisti, si apre al rap e al pop contemporaneo lavorando con - per esempio - Dua Lipa, Miley Cyrus, SG Lewis, Rina Sawayama, Charlie Puth, Young Thug e i Surfaces. 

Sebbene sulla carta possa sembrare l’ennesimo tentativo di un artista veterano di rimanere rilevante nel mercato odierno, “The lockdown sessions” risulta essere un ascolto affascinante grazie alla generosità e alla sincerità di Elton John, che con le personalità coinvolte nella realizzazione del progetto dice di avere stretto un vero rapporto, tanto da rendere l’album un “disco di relazioni e di amicizie”. “Sono nate molte amicizie grazie a questo disco, da cui sono emerse molta magia e molta felicità: mi è piaciuto tanto farlo”, ha spiegato John, uno che nella sua carriera ha incrociato la sua strada con altri grandi della storia della musica, e che ora si emoziona “quando sento qualcosa di nuovo da qualcuno di giovane”.

L’incontro di generi musicali e generazioni diversi

A rendere “The lockdown sessions” un progetto interessante è proprio il riuscito intento di unire e fare incontrare generi musicali e generazioni diversi. Uno dei brani del disco che meglio rappresenta quest’idea è il singolo “Cold heart” con Dua Lipa, volto del pop internazionale. La produzione del pezzo, affidata al duo australiano di musica elettronica PNAU, attualizza quattro classici del musicista di Pinner - “Kiss the bride” (dall’album “Too low for zero” del 1983), “Rocketman” (da “Honky Chateau” del 1972), “Where’s the shoorah?” (dal doppio album “Blue moves” del 1976) e “Sacrifice” (da “Sleeping with the past” del 1989) - regalando un nuovo record nelle classifiche per Elton John, che si finisce per sentirlo cantare addirittura dal figlio 12enne dei propri vicini di casa.

Dal disco pop elettronico del duetto con la 26enne cantante di origini kosovare e della traccia “Orbit” con SG Lewis, si passa al country di “Simple things” con Brandi Carlile e alle influenze r&b di “After all” con Charlie Puth.

Insieme a Rina Sawayama, invece, Elton John firma una delle ballad più emozionanti di “The lockdown sessions”: il remix di “Chosen family” - brano originariamente incluso nel disco di debutto dell’artista di origini giapponesi, “Sawayama”- è un canto liberatorio, un faro per la comunità LGBTQ+, su come trovare il proprio posto nel mondo quando ci si sente soli a lungo (“Hand me a pen and I'll rewrite the pain / When you're ready, we'll turn the page together”, canta Elton). .

L’inconfondibile tocco di Elton John

Tra amici nuovi e ritrovati, senza il supporto del suo fedele braccio destro Bernie Taupin, la voce di “I’m still standing” non abbandona il suo più caro compagno: il pianoforte. Il suo inconfondibile tocco serve a far decollare “The Pink Phantom” dei Gorillaz, ma apre anche il brano “Always love you”, che con Young Thug e Nicki Minaj si trasforma presto in un pezzo trap, e si insinua nella cover di “Nothing else matters” dei Metallica, pezzo inciso per l’album-tributo 'The Metallica Blacklist' con Yo-Yo Ma e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, in cui è protagonista la voce di Miley Cyrus. È sempre il pianoforte a colorare l’incontro tra Stevie Nicks e l’artista britannico, che insieme pubblicano “Stolen car”, e la cover di “It's a sin” dei Pet Shop Boys incisa con il giovane Years & Years. 

Non è un caso, quindi, che quest’unione di generi diversi e il mettersi al servizio di altri artisti abbia ricordato a Elton John gli inizi di carriera quando, alla fine degli anni '60, lavorava come turnista.

“Suono spesso nei dischi di altre persone, devi adattarti a quello che vogliono e che ti dicono di fare, e per me va bene. Agli esordi ero un session man, prima di diventare Elton”, ha narrato l’artista, prima di raccontare: “Le tracce con Lil Nas X e Glenn Campbell le ho fatte nello Studio Two di Abbey Road, lo stesso studio dove 54 anni prima ero a suonare nella traccia "He ain't heavy, he’s my brother" degli Hollies. Ho così chiuso il cerchio e amo quello che sto facendo. È bello poter suonare sul pezzo di un altro musicista”.

Le collaborazioni che incuriosiscono

All’ascolto qualche collaborazioni scivola via velocemente (“Beauty in the bones” con Jimmie Allen o “Learn to fly” con i Surfaces), ma da “The lockdown sessions”, una vera e propria raccolta di brani scollegati tra loro più che un album coeso, emergono alcune canzoni che richiedono un ascolto approfondito e colpiscono più di altre per differenti motivi. Tra queste ci sono “Finish line” con Stevie Wonder, “E-ticket” con Eddie Vedder e “I’m not gonna miss you” del compianto Glen Campbell. In quest’ultima canzone, musicalmente Elton John sembra giocare in casa, trovandosi a proprio agio nel lasciarsi a melodie emozionali. Tuttavia, l’artista di Pinner si trova anche ad affrontare la sfida - superandola - di cantare di un tema delicato e doloroso come l’Alzheimer, reinterpretando insieme alla voce del musicista statunitense l’ultimo brano di quest’ultimo prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2017.

Mentre con “Finish line” Elton John torna a collaborare con la leggenda del soul / r’n’b a distanza di oltre 35 anni dall’uscita del singolo per beneficenza “That's what friends are for”, regalando ai fan un atteso e fantasioso duetto con Stevie Wonder, con il frontman dei Pearl Jam l’artista britannico si mette davvero alla prova. Il risultato è un brano tra i più curiosi di “The lockdown sessions”, in cui si sente John e Vedder divertirsi sul serio, con il primo che si lancia a inseguire al pianoforte la velocità rock & roll e l’esplosività glam-rock del pezzo, e il secondo che ci regala un biglietto verso un momento di gioia.

Se è vero che il ritiro dalle scene si fa sempre più vicino, con la conclusione del tour d'addio fissata per il 2023 - dopo la tappa allo Stadio San Siro di Milano - è quindi una fortuna che durante la quarantena Elton John abbia deciso di lavorare e fare musica, perché per “The lockdown sessions” è valsa la pena.

TRACKLIST

01. Cold Heart - PNAU Remix (03:22)
02. Always Love You (04:17)
03. Learn To Fly (03:31)
04. After All (03:28)
05. Chosen Family (04:40)
06. The Pink Phantom (04:13)
07. It's a sin - global reach mix (04:44)
08. Nothing Else Matters (06:35)
09. Orbit (03:28)
10. Simple Things (04:11)
11. Beauty In The Bones (03:50)
12. One Of Me (02:41)
13. E-Ticket (03:18)
14. Finish Line (04:24)
15. Stolen Car (05:37)
16. I'm Not Gonna Miss You (02:56)
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