«OUTSIDER - Roger Taylor» la recensione di Rockol

Il pietoso sguardo di Roger Taylor verso il genere umano

"Outsider" è il sesto album solista del batterista dei Queen

Recensione del 07 ott 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

"Outsider" è il sesto album nei quasi quarantacinque anni della carriera solista di Roger Taylor, che ebbe inizio con l'uscita del singolo "I Wanna Testify" nell'estate del 1977 (per il primo album si dovette attendere fino al 1981, quando venne pubblicato "Fun in Space") quando la band in cui evoluiva quale batterista, i Queen, era impegnata nella stesura di "News of the World", il disco di "We Will Rock You", "We Are the Champions" e anche di "Sheer Heart Attack", brano da lui firmato, come molti altri della formazione britannica, primi fra tutti "Radio Ga-Ga" e "A Kind of Magic".

Uno dei molti punti di forza che avevano i Queen era quello di essere una band formata da quattro musicisti che partecipavano attivamente alla realizzazione dei brani, parafrasando qualcuno: four heads are better than one or two. Per farla breve, Roger Taylor ha sempre scritto canzoni e le ha sempre pensate e scritte alla sua maniera, decidendone l'uso finale solo dopo averle scritte, come ha avuto modo di spiegare: "Non mi alzo la mattina pensando: 'Oggi scriverò una canzone dei Queen' o 'Scriverò una canzone per il nuovo album solista’. Solo a conclusione di qualcosa comincio a pensare alla destinazione di una canzone”.

Marea

"Outsider" arriva a otto anni di distanza da "Fun On Earth", per la sua gran parte è stato registrato durante il periodo del lockdown ed è stato suonato quasi interamente dallo stesso Taylor. Le atmosfere del disco sono direttamente riconducibili alle molte difficoltà che la pandemia ha posto innanzi al genere umano. Il primo brano in scaletta, "Tides", può essere preso a manifesto del mood a tratti rarefatto dell'album ('The only constant is the change/And all I’m left with is the tide/That tells me all the things must live/Some day must die'), 'ora la mia unica amica è la marea' sussurra Roger accompagnato da un tappeto di tastiere. Il mea culpa disperato "I Know I Know I Know" viene lanciato con una delicatezza molto bowieana, mentre "More Kicks (Long Day's Journey Into Night... Life)" è il rock'n'roll – il solo episodio del disco, insieme a "Gangsters are running this world – Purple version", ad alzare i giri del motore - che accompagna l'irruenza spesso sconsiderata della gioventù ('I was young and stupid/I didn't feel no pain/I was looking for trouble/I didn't feel no shame').

Gangster

"Gangsters are running this world" ha un titolo autoesplicativo.

Si parla delle paure e dei sogni di quello che viene considerato 'l'uomo comune' che, comprimario e burattino, subisce l'oppressione di chi, gangster, tira i fili di questo mondo. Una canzone che Roger Taylor ha definito politica e che marca la maggiore differenza tra il suo lavoro e quello dei Queen: “Suppongo che la grande differenza tra i Queen e questo album sia che ho scritto un paio di quelle che si potrebbero chiamare ‘canzoni politiche’. Qualcosa che non abbiamo fatto davvero come band per via di una scelta consapevole. Proprio all'inizio Freddie disse: ‘Sentite, non voglio essere coinvolto in tutto questo. Voglio girare il mondo suonando canzoni che le persone possano apprezzare. Non sono qui per consegnare un messaggio’. Penso che sia ancora un buon modo di vederla. Non voglio diventare troppo… predicatore”. Il brano viene doppiato da "Gangsters are running this world – Purple version" che invita, su una base piuttosto danzereccia, al pieno impegno per far valere i propri diritti.

Isolamento

"Isolation" descrive la vita al tempo dell'isolamento spendendo parole di incoraggiamento a tenere duro, a non sbracare, a cercare di guardare oltre. "We're All Just Trying To Get By" si giova della partecipazione della cantautrice scozzese KT Tunstall che dà man forte a Taylor nel diffondere il messaggio che tutti gli essere viventi, animali compresi, cercano solamente di sopravvivere. "The Clapping Song" è una piacevole cover della canzone che la cantante soul Shirley Ellis portò nella Top Ten della classifica di vendita statunitense nel 1965. La title track è schierata dalla parte di quelli che sono o si sentono lasciati in disparte e li invita, una volta di più, giunti al punto di rottura con le difficoltà della vita ad alzarsi e a cercare di cambiare il loro destino che può non essere ineluttabile. "Foreign Sand", in punta di chitarra, è il mondo di pace immaginato da Roger dove ogni uomo ha il diritto di poter immaginare, se non pretendere, di vivere in concordia con il suo simile. In volo ed eterea è la fine del viaggio, "Journey's End", del 72enne Roger perché noi, al contrario dei replicanti di "Blade Runner", non conosciamo quando giungerà a termine il nostro viaggio.

Outsider

A conti fatti questo è senza dubbio un buon album, Roger Taylor è un buon cantante e pure un buon musicista.

Che si sgombri immediatamente il campo al possibile equivoco di ricercare in questo disco eventuali legami con la musica dei Queen, se ne troverebbero davvero pochi. "Outsider" è un disco figlio delle riflessioni fatte dal musicista inglese durante un periodo così unico, per la nostra esperienza di abitanti della parte più fortunata e benestante del pianeta, come quello vissuto nei mesi del lockdown che per alcuni aspetti ha modificato le abitudini delle nostre vite per sempre. Quelle di "Outsider" sono canzoni semplici e dirette che potrebbero sembrare ingenue. Credo altresì che la loro scrittura sia stata dettata dall'urgenza di volere esprimere un punto di vista che non possa essere tradito da errate interpretazioni su temi tutt'altro che semplici.

TRACKLIST

01. Tides (03:39)
03. More Kicks - Long Day’s Journey Into Night… Life (04:56)
04. Absolutely Anything (05:04)
06. We're All Just Trying To Get By (02:52)
08. Isolation (03:24)
09. The Clapping Song (02:55)
10. Outsider (03:41)
11. Foreign Sand - English Mix (03:01)
12. Journey's End (06:58)
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