«AISLES - Angel Olsen» la recensione di Rockol

Gli anni Ottanta secondo Angel Olsen

Un mini album di cover pop dall'allure malinconica per la cantautrice statunitense. In "Aisles", tra classici di Billy Idol e Alphaville, c'è spazio anche per "Gloria" di Tozzi e Bigazzi

Recensione del 02 ott 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

Ne ha salutato l’uscita solo come un semplice divertissement, Angel Olsen. Eppure, dopo due album emotivamente impegnativi, con le tensioni barocche di “All Mirrors” e quelle della sua controparte più scarna e asciutta “Whole New Mess”, pubblicati nel biennio 2019-2020, la cantante e chitarrista originaria di St. Louis nel suo ultimo “Aisles” va ad aggiungere, con una manciata di cover, una singolare nota di ponderata leggerezza a una personalità per nulla ordinaria.

Canzoni del supermercato

L’EP, appena arrivato in edizione fisica - rigorosamente in versione passatista di cassetta e vinile - dopo l’anticipazione in digitale di fine estate, offre ora un lato inedito e a tratti maliziosamente scanzonato di una delle voci più intense del cantautorato femminile. La stessa musicista, raccontando di questa nuovo lavoro, ha precisato: “Volevo registrare le canzoni che avevo sentito per caso mentre camminavo per i corridoi del supermercato. So che non è proprio nella mia storia fare qualcosa di non intenzionale o solo per il gusto di farlo, ma la mia connessione con queste canzoni è piuttosto semplice. Volevo divertirmi un po’ e allo stesso tempo essere un po’ più spontanea, avevo bisogno di ricordare che potevo farlo!”.

"Gloria" e le altre

Non proprio una prima volta per la Olsen, che con le cover ha sempre avuto un buon feeling - non solo un classico come “Tougher than the rest” di Bruce Springsteen, ma anche “Il cielo in una stanza”, proposta durante il lockdown in una resa casalinga assolutamente intensa -, quanto piuttosto una nuova disinvoltura, che in “Aisles” è presente fin dalla stessa copertina, in cui Angel accompagna la sua espressione sempre alquanto torva con un trucco a metà tra Siouxie e Cindy Lauper.

In un gioco di reinvenzione e rimodellamento degli anni Ottanta, la musicista statunitense si confronta quindi con inni generazionali come “Gloria” della premiata ditta Tozzi e Bigazzi, a “Forever young” degli Alphaville, passando per evergreen come “Eyes without a face” di Billy Idol, “If you leave” degli Orchestral Manoeuvres In The Dark e “Safety dance” dei Men Without Hats, trasfigurandole in un fascinoso synth-pop carico di una dolce inquietudine di fondo.

In apertura, il successo internazionale di “Gloria” - prendendo come punto di partenza la versione che nel 1982 ne ha fatto Laura Branningan - è privato dei suoi richiami disco per rallentarne i beat in un’eterea sensazione di sospensione, a metà tra allure sognante e sottile malinconia. Altrove, gli strumenti digitali e analogici si combinano in ballate dolcemente rassicuranti e insieme ipnotiche, come “Eyes without a face” e “Safety dance”, mentre una trasognata nostaglia appare con gli archi di “Forever young” per poi liberarsi in una coda strumentale fitta di dissonanze.

Mondi distanti, ma non troppo

Ciò che rende l’anomalia di “Aisles” ancora più distintiva è che il disco si compone di una selezione di brani che non hanno avuto alcun ruolo particolare nella formazione musicale di Angel Olsen, risultando, anzi, semplici conseguenze di ascolti un po’ distratti mentre era impegnata nelle proprie faccende.

Malgrado questa mancata connessione affettiva però, che siano o meno il preludio a qualche nuova direzione artistica, le tracce, pur appartenendo ciascuna ad autori molto diversi tra loro, congiungono non solo tempi e mondi lontani, ma risultano pure del tutto coese e coerenti con la poetica di una cantautrice che non ha mai fatto mistero delle proprie affascinanti insicurezze. Perfino quando si tratta di mostrare l’oscurità che queste canzoni finora erano riuscite a nascondere.

 

TRACKLIST

01. Gloria (04:38)
03. Safety Dance (03:51)
04. If You Leave (04:29)
05. Forever Young (05:37)
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