«SOMETIMES I MIGHT BE INTROVERT - Little Simz» la recensione di Rockol

Introversa e ambiziosa, Little Simz è la nuova regina del rap inglese

La giovane rapper londinese di origine nigeriana costruisce insieme al produttore Inflo un disco complesso e ricchissimo per raccontarsi con autenticità, creatività e senza bisogno di featuring altisonanti. E dà vita a una nuova e rilevante scena.

Recensione del 08 set 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 9/10

La recensione

La giovane rapper londinese di origine nigeriana costruisce insieme al produttore Inflo un disco complesso e ricchissimo per raccontarsi con autenticità, creatività e senza bisogno di featuring altisonanti.
"Sometimes I might be introvert" è il quarto disco della rapper londinese Little Simz che il grande pubblico amante dell'hip-hop ha conosciuto con il precedente Grey Area del 2019.
Questo è senz'altro il suo disco più ambizioso che la identifica come persona e come artista completa.

Un nuovo movimento inglese

In generale non ci piace molto parlare di scene musicali, anche perché il più delle volte sono invenzioni della stampa di settore per creare una narrazione più efficace. Ma non è questo il caso, perché in questi ultimi anni a Londra si stanno creando dei veri e propri movimenti che stanno rinnovando la musica e abbattendo i generi. Il primo riguarda il mondo del jazz (formato da Ezra Collective, Yussef Kammal, Moses Boyd, Shabaka Hutchings di cui magari parliamo un'altra volta), dall'altra c'è un movimento che sta ridefinendo la black music e quindi il soul, il funk. l'r'n'b e l'hip-hop. Qui dentro ci sono Little Simz, Michael Kiwanuka, i SAULT, i Jungle  e Cleo Sol che girano intorno alla figura di Inflo - all'anagrafe Dean Josiah Cover - (co)produttore degli ultimi album di tutti questi artisti: songwriting classico, grande tecnica, mix tra i generi, grande anima e racconto del quotidiano. Le cose più interessanti in questo macrogenere oggi arrivano tutte da qui.

Autenticità, varietà e creatività

Ma passiamo a questo disco. 19 tracce, di cui 4 interludi (non riempitivi, ma estremamente significativi e curati, alcuni dei quali recitati dall'attrice Emma Corrin, la Diana di The Crown), una diversa dall'altra, nessun riempitivo o usa-e-getta, canzoni ricche di rime, storie e arrangiamenti sontuosi. Insomma, siamo di fronte a un disco importante che è destinato a durare nel tempo.Le danze si aprono con il singolo uscito qualche mese fa "Introvert", una canzone caratterizzata da un gran potenza musicale: archi, ottoni, atmosfere cinematografiche che si scontrano con un rap serrato intimo e a volte doloroso ("I dedicate my life and gave my heart over twenty-something years / Left wondering how I even feel / Or was it was even worth it? / I bottle up and then spill it in verses"). 

Il tema di molte canzoni riguarda il difficile equilibrio tra il successo pubblico di Little Simz e il continuare ad essere Simba una donna nera nell'Inghilterra di oggi. Ma come sanno fare i grandi autori, il personale diventa universale e un punto di riferimento con cui poter empatizzare e riconoscersi. E la ragazza ha solo 27 anni.

Anche la musica vive di continui armoniosi contrasti. "Little Q pt.2"  mette insieme dolce soul e storie di razzismo sistemico vissuto sulla pelle della propria famiglia, poi c'è il jazz vocalese di "Woman" (con Cleo Sol) dove come una novella Neneh Cherry cerca di creare una sorta di Internazionale Femminile tra Occidente e Africa, raccontando e confrontando mille storie. Questo è un disco molto suonato da straordinari musicisti (c'è solo un campionamento di un pezzo di Smokey Robinson in "Two worlds apart"): si va dal funk anni 80 e all'afrobeat di "Protect my energy", all'electro urban di "Speed" per tornare alle ritmiche afro di Obongjayar di "Point and kill", mentre le parti più maestose sono suonate da un'orchestra di quaranta elementi con gli archi arrangiati da Rosie Danvers che in passato ha già lavorato con Jay-Z e Kanye West dei bei tempi. La narrazione cinematografica si evince anche dai nuovi video tutti molto curati; ma quello che colpisce è l'intensità, la freschezza e l'urgenza delle rime macinate da Little Simz con quell'accento leggermente afro-cockney che non ci mai piaciuto così tanto. 
Era dai tempi di Kendrick Lamar che non sentivamo un talento così brillante nel mondo sempre più appiattito dell'hip-hop. 
 

 

Tracklist

01. Introvert (06:02)
02. Woman (04:29)
03. Two Worlds Apart (02:58)
04. I Love You, I Hate You (04:15)
05. Little Q, Pt. 1 - Interlude (01:08)
06. Little Q, Pt. 2 (03:46)
07. Gems - Interlude (02:57)
08. Speed (02:40)
09. Standing Ovation (04:08)
10. I See You (03:58)
11. The Rapper That Came To Tea - Interlude (02:45)
12. Rollin Stone (03:39)
13. Protect My Energy (03:08)
14. Never Make Promises - Interlude (01:02)
15. Point and Kill (03:05)
16. Fear No Man (04:03)
17. The Garden - Interlude (02:38)
18. How Did You Get Here (04:56)
19. Miss Understood (03:28)

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