«STORIES FROM...-DEMOS - PJ Harvey» la recensione di Rockol

Il rock e la città: il capolavoro di PJ Harvey

Nuova uscita "Dietro le quinte" dei dischi della cantante inglese: tocca a "Stories from the city, stories from the sea"

Recensione del 11 mar 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Mi fanno sorridere i periodici discorsi sulla rinascita del rock, esattamente come quelli della sua morte: sono buoni per un titolo, per una dichiarazione ad effetto, per un post sui social. C'è chi ci campa da anni: molti artisti e anche noi giornalisti, ovviamente. Il rock non è mai andato via, non è mai morto, risorto o rinato: è cambiato, si è trasformato ed ha alti e bassi, come ogni genere, non solo musicali. Ci sono periodi di maggiore creatività e altri di maggiore visibilità/successo - qualche volta coincidono pure, come negli anni '90.

PJ Harvey, tra anni '90 e nuovo millennio

È in quel periodo che è venuta fuori PJ Harvey - un fulmine a ciel sereno, una voce completamente diversa anche dal boom delle chitarre che stava scuotendo l'America e il mondo. Tentarono anche di ingabbiarla in una definizione - "La nuova Patti Smith". Ma se vogliamo prenderla sul serio, il suo "Wave" è "Stories from the city, stories from the sea". Secondo me è il suo capolavoro, figlio di un periodo - i primi anni zero - che alle chitarre e al rock hanno regalato grandi soddisfazioni. Questo album uscì nell'autunno 2000; un anno dopo, l'11 settembre del 2001 - le valse il Mercury Prize. Solo che quel giorno era a Washington, e nel disco c'è una canzone che si intitola "Kamikaze": fu la prima donna a vincere il più prestigioso riconoscimento inglese per un album e per questi motivi quel gran risultato si perse.

Dai demo al rock

Come le precedenti, questa raccolta fa parte del progetto di ristampe in vinile del catalogo di PJ Harvey, che prevede una pubblicazione autonoma e anche in digitale dei demo. Quelli di questo album sono particolarmente interessanti, come quelli di "To bring yo my love": mai pubblicati in nessuna forma e relativi ai due album dal suono più pulito e prodotto, rispetto ai primi.

In particolare "Stories" è il suo disco più dritto e "pop" come disse lei al tempo. Sempre di PJ Harvey si tratta: e quindi sicuramente non "pop" nell'accezione classica. Ma il lavoro sul suono che venne fatto al tempo assieme a Rob Ellis e Mick Harvey è spettacolare: chitarre brillanti, melodie aperte. Lo si apprezza ancora di più sentendo questi demo, che avvicinano le canzoni più alla prima fase della sua carriera: le idee ci sono già tutte, a partire dall'intreccio di chitarre in "Big exit". Ma canzoni come "Good fortune" e "Kamikaze" in questa versione primordiale potrebbero uscire da "Dry", tranquillamente. Interessante "This mess we're in", che nella versione originale era cantata da Thom Yorke, e qua viene interpretata da PJ, che si fa la doppia voce da sola.

Un album capolavoro

"Stories", 20 anni dopo, non ha perso nulla della sua freschezza e della sua forza. Il titolo allude alla sua composizione e ambientazione newyorchese e alla successiva registrazione nel Dorset inglese. Ma PJ si mostra in copertina come una sorta di Carrie Bradshaw per le strade della metropoli: anche il titolo riecheggia un po' quella serie che proprio in quel periodo stava segnando l'immaginario collettivo. Le canzoni parlano spesso di relazioni, sono una sorta di diario della città, come "You said something" esplicitamente ambientata a Manhattan (senza però mai dirci cos'è qualcosa che non ha mai dimenticato).
Un disco perfetto, dall'inizio alla fine, con quel doppio colpo finale "Horses in my dreams" e soprattutto "We float", con un'apertura che è in grado di sciogliere anche i più insensibili (e che nella versione demo perde un bel po', suonata con una pianola).

  .

Poi, PJ Harvey ha scelto altre strade. Il disco successivo "Uh huh her" la riportò ad un suono decisamente più grezzo: le canzoni pubblicate erano sostanzialmente dei demo e sarà curioso sentire i demo dei demo che arriveranno a breve. La sua carriera ha preso volutamente una strada tortuosa, fatta di svolte improvvise, quasi sempre spiazzanti.  "Stories from the city, stories from the sea" è il rettilineo di quella strada, il punto in cui prese velocità, e lo fece con una forza e una consapevolezza incredibili. È una grande artista anche per la sua capacità di cambiare rotta, ma per me questo rimane il suo capolavoro, e uno dei dischi rock più belli degli ultimi 20 anni.

TRACKLIST

01. Big Exit - Demo (03:54)
02. Good Fortune - Demo (03:21)
03. A Place Called Home - Demo (03:49)
04. One Line - Demo (03:17)
05. Beautiful Feeling - Demo (03:57)
06. The Whores Hustle And The Hustlers Whore - Demo (04:24)
07. This Mess We're In - Demo (03:31)
08. You Said Something - Demo (03:19)
09. Kamikaze - Demo (02:27)
10. This Is Love - Demo (03:49)
11. Horses In My Dreams - Demo (04:45)
12. We Float - Demo (06:20)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.