«ZEROS - Declan McKenna» la recensione di Rockol

L'oro di Declan McKenna

Il giovane cantautore inglese fa centro con il suo secondo album, "Zeros".

Recensione del 17 set 2020 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Quella di Declan McKenna – cantautore londinese non ancora ventiduenne – pare proprio essere la carriera di un predestinato. Nel 2015, molto prima di raggiungere la maggiore età, si segnalò quale migliore artista emergente al festival di Glastonbury. E qualche mese prima, sedici anni ancora da compiere, aveva pubblicato (poi ripubblicato nell'estate 2015) "Brazil", ad oggi il suo singolo di maggiore successo (fino ad ora ha messo insieme circa 125 milioni di ascolti su Spotify), brano in aperta polemica con la FIFA – la federazione internazionale che governa il mondo del calcio – per il mondiale di calcio organizzato nell'estate del 2014 in Brasile, una nazione con più di una contraddizione al suo interno. Il successo della canzone ha mosso l'interesse di un grande numero di etichette musicali, a spuntarla, strappandogli la firma sul contratto, la Columbia Records che lo ha inserito nel proprio roster curandogli la pubblicazione, nel 2017, dell'album "What Do You Think About the Car?". Il disco, nella natia Gran Bretagna, ribadisce, con la verità dei numeri, la fama e il gradimento raggiunto presso il pubblico issandolo fino all'undicesimo posto nella classifica di vendita, nonostante, o forse proprio per, i temi di spessore trattati nelle sue canzoni non inducano allo svago.

A tre anni di distanza Declan pubblica ora il secondo album, "Zeros", nel quale cerca di affrancarsi, dall'essere, come l'hanno bollato i critici d'Oltremanica 'la voce di una generazione', nomea che lui per primo rifugge, anche se, parlando del disco, ha citato tra le sue influenze chi più di tutti è stato etichettato come 'la voce di una generazione': "Ho ascoltato molto il vecchio Dylan, alcune sue registrazioni grezze e ne ho apprezzato l’energia." Il vecchio Dylan cronologicamente è da incasellarsi negli anni Sessanta, mentre "Zeros" musicalmente ha più di una parentela con i Settanta - "dentro il mio progetto ci sono molti suoni che ricordano gli anni '70" -, e non solo per vezzi glam cui ricorre, come il trucco per gli occhi, il glitter e lo smalto per le unghie. Sono le sonorità a ricordare quel decennio, in ordine sparso: più di tutti David Bowie, ma anche Roxy Music, qualcosa dei T-Rex di Marc Bolan, una spruzzata di Queen, ma a voler giocare se ne rintracciano molti altri.

In realtà, a questo punto, si sbaglierebbe strada pensando che "Zeros" sia una perita riproposizione di meri echi del passato. Declan piega il passato al suo volere, punta lo sguardo sul futuro e suona il presente con invidiabile capacità. Se un brano si compone di musica e parole, il vero oro di McKenna (per citare un film western del 1969) è racchiuso nella assoluta capacità di associare una linea melodica accattivante a liriche - nella retorica fantascientifica che il giovane musicista inglese mette in scena per raccontarci del nostro presente - che sanno essere profonde ma non noiose, che riescono a descrivere il mondo in cui viviamo vivacemente e ad intercettare – condizione assolutamente necessaria - l'attenzione di ascolta. Ottimo secondo album, date giusta attenzione a Declan McKenna.

TRACKLIST

02. Be an Astronaut (04:35)
04. Beautiful Faces (03:16)
06. Emily (04:12)
07. Twice Your Size (03:19)
08. Rapture (03:59)
09. Sagittarius A* (03:57)
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