«EUTOPIA - Massive Attack» la recensione di Rockol

L'utopia al contrario dei Massive Attack

La band pubblica un EP audiovisivo con canzoni a tema sulle crisi di questo tempo

Recensione del 13 lug 2020 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sono passati 10 anni da "Heligoland", ultimo album dei Massive Attack, e 4 anni dai 2 EP "Ritual spirit" e "The spoils": la frustrazione dei fan, pur abituati a lunghe attese, è comprensibile e non è stata placata l'anno scorso dalle celebrazioni dei 20 anni di "Mezzanine" con un tour e una deluxe edition. Però fa un po' impressione leggere alcuni commenti alla pubblicazione di questo EP, con fan che si lamentano delle prime pubblicazioni inedite del duo da tempo a questa parte.

"Eutopia" riprende la grafica dei due EP precedenti, ma è diverso nella forma e nella sostanza: tre canzoni che non sono canzoni - tanto che non hanno neppure un titolo - ma videoclip con una sostanziosa parte di "spoken word", diffuse solo su YouTube.

Sono brani politici, dedicate alle crisi mondiali che hanno preceduto il Covid-19, con la narrazione parlata affidata ad esperti (l'ex segretario esecutivo delle Nazioni Unite Christiana Figueres, l'economista Guy Standing e il professor Gabriel Zucman) e con collaborazioni musicali con Algiers, Young Fathers e Saul Williams. Il tutto ispirato dall'Utopia di Thomas Moore (una cui frase chiude i video).

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Insomma, un progetto complesso e difficile, volutamente lontano dagli standard discografici classici - di qui il motivo di certe lamentele dei fan, che vorrebbero un disco o anche solo delle canzoni-canzoni. I fan sono fan e non sono mai contenti: ma pensare che i Massive Attack facciano cose semplici (o che non debbano parlare di politica - un'altra delle critiche) è chiedere a Robert Del Naja e Grant Marshall di essere qualcos'altro da quello che sono.

La critica principale che si può fare a "Eutopia", semmai, è che 14 minuti sono troppo pochi. Per il resto, nelle tre canzoni  ci sono tutti gli elementi che hanno reso unico il marchio: una cura assoluta per le scelte musicali, basi sonore cupe e ossessive, interventi vocali perfetti: soprattutto quello di Saul Williams.

Vero, chi non vorrebbe un album intero? Detto questo, questo EP fa egregiamente quello che i Massive Attack hanno spesso fatto: sfidare le convenzioni.

 

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