«CARPE DIEM - Francesco Bertoli» la recensione di Rockol

Francesco Bertoli: l'avventura solista dell'ex Jarvis

Nel suo esordio discografico Francesco Bertoli affronta i suoi fantasmi ma manca di personalità.

Recensione del 09 apr 2020 a cura di Erica Manniello

Voto 5/10

La recensione

Carpe diem è la lezione che Francesco Bertoli ha imparato dall’esperienza con i Jarvis, dai talent, dalla vita.

Cogliere l’attimo, e su quell’onda essere pronti a tornare in pista anche in forme nuove, che magari non avevamo previsto. Perché anche i momenti bui, alla fine, hanno un ruolo nel nostro percorso. E il cantante milanese, classe 1996, lo sa. Ce lo racconta nelle otto canzoni - i brani del disco sono dieci, ma due sono cover - del suo esordio discografico, “Carpe diem”, ma soprattutto in una, “Buio pesto”, nella quale Bertoli torna con la mente alle esperienze di bullismo vissute da bambino. “Te lo confesso questa vita fa paura e se resto un po’ nascosto sembra meno dura”, canta l’ex Jarvis sulle note del pianoforte che accompagnerà tutto il brano, arricchito dagli archi a partire dalla seconda metà della canzone. Tutte le storie di bullismo sono uguali, si portano dietro lo stesso dolore, le stesse dinamiche di potere, le stesse ferite. Eppure tutte hanno le loro peculiarità, non sempre schematizzabili. Peculiarità che in “Buio pesto” si fanno da parte perché il brano possa diventare metafora di qualsiasi situazione di abuso e sofferenza: “Fuori sorge il sole ma qui dentro è buio pesto”.

Non tutto “Carpe diem”, però, ha tonalità scure: ci sono le atmosfere estive dell’energica “La mia città”; l’oh-oh-oh quasi gospel della title track “Carpe diem”, nella quale la voce pulita di Bertoli non si tira indietro dall’utilizzare l’autotune; la ballata romantico-malinconica adolescenziale “Mc Donald’s”, singolo apripista dell’album.

“Eri una festa”, invece, fa il paio con “Buio pesto”: anche qui è il pianoforte a guidare il brano e i testi raccontano una malinconia di fondo, che scorre sotto a espressioni come “la nostalgia è una stronza, ci passo le mie sere”. Discorso simile per “Geloso”, una traccia in palm muting dalla produzione pesante, mentre “Ballo come Celentano” echeggia i ritmi estivi latini senza però portare con sé l’allegria della bella stagione. E poi le cover. Francesco Bertoli sceglie di inciderne una straniera, dei Police, e una italiana, di Sergio Endrigo: “Roxanne” e “Io che amo solo te”, entrambe riarrangiate. Ed è così che il classico di Sting e soci si riempie di bassi enfatizzati, assumendo tinte più r’n’b: certo, lascia un po’ spiazzati e i Police sembrano lontani anni luce. Migliore, e meno riarrangiata, “Io che amo solo te”, dove la voce dolce e delicata di Bertoli incarna bene l’intenso lamento che Endrigo ha immortalato in uno dei brani più significativi del repertorio dell’artista.

Se talent come Amici e X Factor sono un’occasione per confrontarsi con un pubblico e una giuria, per farsi le ossa in un contesto televisivo, una volta spento il telecomando la strada da fare resta lunga e il lavoro tanto. È il caso - suo ma di tanti e tante altri e altre - di Francesco Bertoli, al quale gioverebbe un ulteriore sforzo per definire la sua personalità artistica fuori dai canoni preimpostati  dalle strade già tracciate da chi l’ha preceduto.

TRACKLIST

01. Carpe Diem (03:13)
02. Mc Donald's (03:06)
03. Buio Pesto (03:17)
04. La Mia Città (02:53)
05. Eri Una Festa (03:29)
06. Roxanne (02:24)
07. Ognuno Per Sé (03:38)
08. Geloso (03:10)
10. Io Che Amo Solo Te (02:06)
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