«BUONANOTTE - Gigante» la recensione di Rockol

Nella notte di Gigante si balla nel bosco

L'ideale seguito di “Himalaya” mette in secondo piano l'ukulele e inizia dal momento in cui Gigante ci dà la buonanotte.

Recensione del 05 apr 2020 a cura di Erica Manniello

Voto 6/10

La recensione

I synth di “Lontra” ci danno il benvenuto in “Buonanotte”, secondo album di Gigante.

E subito ci anticipano una cosa: l’ideale seguito di “Himalaya” ha dei nuovi strumenti principe – i sintetizzatori, ad esempio, ma anche i bassi e l’elettrica - rispetto all’onnipresente ukulele della musica scritta in precedenza dal cantautore pugliese. C’è ancora, ma non è più protagonista dei brani di Ronny Gigante. “Lontra” è anche il primo pezzo strumentale dell’album, che ne racchiude un secondo, “Cous Cous”, molto più sincopato, vagamente simile e certe aperture dei Baustelle, come “Love” di “L’amore e la violenza”. Con le parole, invece, “Buonanotte” parla di tante cose: relazioni difficili, disabilità nella forma di “gambe di metallo”, alti e bassi della vita nella metafora di onde più o meno agitate. .

Uscito per Carosello, è un disco dolce-amaro “Buonanotte”, dove non mancano mai note malinconiche ma anche schitarrate energiche e ironia, e che deve il suo titolo alla composizione notturna: la maggior parte delle canzoni dell’album sono nate di notte, particolarità dalla quale derivano le atmosfere oniriche e quella sottile paura che la notte sempre porta con sé, anche nei sogni più sereni. Il grido “qualcuno ci sentirà” di Gigante in “Vene” potrebbe benissimo essere figlio di una di quelle nottate inquiete. Ma anche quel “balliamo un po’ nel bosco” di “Caucciù” ci trasporta nei deliri della notte e delle ombre scure. Tra le sue influenze nella realizzazione dell’album Gigante, nelle interviste concesse alla stampa, ha citato gli Unknown Mortal Orchestra ma l’impressione è che “Buonanotte” debba molto, oltre ai già menzionati Francesco Bianconi e soci, anche a Dente, che a metà anni Duemila iniziava a farsi amare con la malinconica leggerezza dei suoi dischi.

Non che in “Himalaya” mancassero i momenti più cupi – basta pensare a tracce come “Bosco”, “Tenebra” o “Siberia” – ma tra l’allegria intrinseca dell’ukulele, i fiati e la spensieratezza degli esordi, il sapore di “Himalaya” era comunque più dolce. Il suo seguito sembra prendere vita dal momento in cui ci si dà la buonanotte: il cordofono hawaiano smette di suonare e i colori del mondo vengono risucchiati dalla notte. Una notte, come tante, di felicità e di terrore.

TRACKLIST

01. Lontra (01:34)
02. Gomma americana (03:24)
03. Rettile (03:41)
05. Vene (03:59)
06. Cous cous (02:50)
07. Il mare come sta? (03:35)
08. Caucciù (02:58)
09. Tempesta (03:52)
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