«HOW'D A WHITE BOY GET THE BLUES? - Popa Chubby» la recensione di Rockol

Popa Chubby - HOW'D A WHITE BOY GET THE BLUES? - la recensione

Recensione del 03 mag 2000

La recensione

“Come fa un ragazzo bianco ad avere il blues?” è una bella domanda retorica, vero? bastardo di un Popa Chubby. Eh certo, perché se anche soltanto uno prova a chiederselo seriamente per un attimo dopo soltanto il primo brano di questo Cd si sarà già dato una risposta esauriente. Come si fa? Semplice, ci si nasce. Per cui fortunato chi ci nasce, e per chi non ci nasce non c’è e non ci sarà niente da fare. Mai. “Portando avanti la fiaccola del blues”, il primo pezzo in scaletta, la dice lunga a riguardo: «Freddie King era un mio amico/ anche se non l’ho mai visto suonare/ non ha avuto il tempo di dire molto prima di lasciarci/ Albert King di certo potrebbe suonare quella roba/ nessuno potrebbe prendere il suo posto..../Buddy Guy può farti piangere/nessuno sa suonare con tanta dolcezza/ e BB King suona quasi di tutto/ nessuno può essere così dolce/ Stevie Ray è stato qui soltanto un giorno/ma la sua musica è rimasta.../da qualche parte c’è una festa in cui tutti suonano/ Willie Dixon, Robert Johnson, Muddy Waters/ trascorrono le giornate/ tutti ballano e la musica cade come pioggia/ ti basta guardare dentro ed essere felice per il solo fatto di ascoltare quelle chitarre.../c’è una casa rossa da qualche parte e lì è dove suona Jimi/ se stai vicino al fuoco potrà tenerti ipnotizzato per giorni/ e se senti qualcosa che ti brucia dentro, vorrà dire che anche tu stai portando la fiaccola del blues..» Il tutto, su una ritmica forsennata, chitarre elettriche clamorose e svisate continue, blues affamato e sudista nell’animo.Ma siamo solo all’inizio, visto che il resto dell’album promette sfracelli allo stesso modo, a partire da “Time is killing me” per proseguire con “Daddy played the guitar...”, un pezzo veramente maiuscolo, zeppo di citazioni a bluesmen. E poi ancora “Black hearted woman”, brano dal vago sapore ‘voodoo’, due twist veloci come “Savin’ my love...” e “No comfort”, il blues quasi vaudeville di “It’s a sad day...”, e altri due episodi elettrici prima della conclusiva – e acustica – title-track, un blues mattutino con influenze southern alla Allman Brothers Band. Popa Chubby in tutto il disco non si risparmia un secondo, picchia come un fabbro e va in assolo che è un piacere, cantando come ogni bluesman dovrebbe saper fare. Un album che vi farà innamorare o reinnamorare del blues, se ultimamente avevate smarrito la via. Ci sono cose che soltanto questa musica sa dare, e Popa Chubby le conosce quasi tutte.

ps. Il sito di riferimento di Popa Chubby è www.bluesweb.com: no dico, avevate dei dubbi?
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