«ORDINARY MAN - Ozzy Osbourne» la recensione di Rockol

Ozzy Osbourne, la vita ordinaria di un folle uomo straordinario

In "Ordinary Man" il cantante inglese unisce malinconia e rinnovato entusiasmo, dopo un periodo tutt'altro che semplice. La fine, ancora una volta, può attendere.

Recensione del 20 feb 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Molto più che ordinario, Ozzy Osbourne è chiaramente un uomo straordinario. Un reduce di una vita scellerata, un uomo di spettacolo che ha imbrogliato la morte un sacco di volte, ma soprattutto un frontman testardo con una carriera incredibile da cento milioni di copie vendute, dentro e fuori i Black Sabbath.

Dopo una serie di notizie riguardanti più la sua salute che le attività musicali - la diagnosi del Parkinson, la perdita di memoria a breve termine, i dolori muscolari alle gambe e l’intervento al braccio - il veterano padrino dell’heavy metal, nonostante la necessaria degenza riabilitativa, ha inciso un nuovo album. Lo ha intitolato, non senza un certo humor inglese, “Ordinary Man”. A dispetto dei momenti bui trascorsi, il tenebroso Ozzy si concede, tra ballatone oscure e solido mestiere hard rock, un paio di buone trovate, in una storia che non ha certo bisogno di ulteriori chiarimenti.

Con un senso di malcelata malinconia che scorre nelle tracce di “Ordinary Man”, Mr. Osbourne sembra intenzionato a chiudere un cerchio aperto oltre mezzo secolo prima, a suo modo ovviamente. A partire da quei richiami al passato che si manifestano nella grancassa squadrata di “Goodbye” che riporta direttamente ai tempi di “Iron man” e, ancora di più, con le prime, autoreferenziali, parole pronunciate nel disco, quelle “Alright now” pronunciate pari pari dal testo di “Sweet leaf”, che a sua volta, apriva nel 1971 il bestseller “Master Of Reality”, l’ultimo lavoro del cantante unisce buoni colpi di nostalgia e carisma. Un effetto di piacevole déjà-vu che strizza l’occhio a suoi spericolati anni d’oro, ma che mette anche in chiaro la volontà di creare un ponte con il presente, con brani come "Under the graveyard", “All my life”, “Goodbye”, “Today is the end”, che pur brillando come sempre sul piano tecnico in realtà scorrono esattamente da naturale programma.

Spiccano nei testi i riferimenti al proprio vissuto, così come la voglia di tracciare un bilancio di un’esistenza sempre sopra le righe, apparentemente votata con certosino impegno all’autodistruzione. Eppure in “Ordinary Man”, emerge la voglia di continuare la sua folle sfida al Tristo Mietitore, consapevole, con una punta di ironia, di non poter sfuggire al proprio destino. Così, rispetto ai precedenti “Black Rain” e “Scream”, più abitudine che scintilla, il nuovo album porta in dote tutta la retorica rock di un uomo un’altra volta capace di sorprendere con una sequenza di tracce insieme moderne e tradizionali. Il duetto con Elton John nella title track, appare come l’incontro-scontro di due mondi a prima vista inconciliabili, ma uniti dall’esigenza di non voler lasciare questa valle di lacrime da persone comuni. Vite da star insomma, così come dichiarazioni d’intenti. Con Sir Elton, il vecchio Ozzy condivide di fatto una lunga lista di sregolatezze, che ora si intrecciano nell’enfasi di “After all, I did it all for you”.

Senza risparmiarsi, il musicista che un tempo prendeva i pipistrelli a morsi - ok, inconsapevolmente a quanto riporta la leggenda - consegna ai posteri un album denso di suggestioni cupe e al tempo stesso carico di ostinata determinazione. “Più volte, nell’ultimo periodo, ho pensato che morire avrebbe alleviato le mie sofferenze” ha dichiarato all’indomani della pubblicazione del disco, ma la scrittura di queste tracce evidentemente gli è stata del tutto terapeutica. In un album che vanta la collaborazione di personaggi come Slash, Duff McKagan e Chad Smith, la voce imperfetta e riconoscibilissima di Ozzy ha duettato anche con il più eversivo Post Malone, nei due brani meno ordinari della scaletta, ovvero “Take what you want” e “It’s a raid”. Nella profusione incontrollata di "Fuck you all", sbilanciata in favore del rapper, la strana coppia sembra davvero averci preso gusto.

Per questo “Ordinary Man” non può che essere la propedeutica riabilitazione di Ozzy dal peso dei suoi malanni, che, cominciando con “Straight to Hell”, da gran galantuomo qual è, promette indicibili defecazioni di entusiasmo.

TRACKLIST

02. All My Life (04:18)
03. Goodbye (05:34)
04. Ordinary Man (05:02)
06. Eat Me (04:19)
09. Holy For Tonight (04:52)
10. It's A Raid (04:20)
11. Take What You Want (03:50)
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