«EVERYTHING ELSE HAS GONE WRONG - Bombay Bicycle Club» la recensione di Rockol

I Bombay Bicycle Club sono tornati e la nostalgia ha un suono più dolce: la recensione di “Everything else has gone wrong”

Dopo essersi presi una pausa, Jack Steadman e soci tornano con un nuovo disco. La formazione londinese riesce ancora a proporre interessanti spunti sonori pur strizzando l’occhio ai propri lavori passati.

Recensione del 24 gen 2020 a cura di Elena Palmieri

La recensione

Era l’inizio del 2016 quando la formazione capitanata da Jack Steadman annunciava che i Bombay Bicycle Club si sarebbero presi una pausa “a tempo indeterminato”. Il gruppo londinese aveva all’attivo quattro album in studio e, dopo dieci anni di attività, i vari componenti sentivano la necessità di intraprendere altre strade. Steadman e il bassista Ed Nash, per esempio, nel 2017 hanno dato alle stampe i loro progetti discografici solisti.
Mossi da nostalgia, però, i Bombay Bicycle Club hanno deciso di tornare a suonare insieme. A gennaio del 2019 la band ha messo fine alla sua pausa e ad agosto dello stesso anno ha rotto il silenzio discografico pubblicando il primo singolo in cinque anni dal titolo ”Eat, sleep, wake (Nothing but you)”.

A sei anni di distanza dal disco “So long, see you tomorrow”, il 17 gennaio 2020 vede la luce il nuovo album targato Bombay Bicycle Club, “Everything else has gone wrong”. Il quinto lavoro discografico di Steadman e compagni segna il ritorno di una band che, pur strizzando l’occhio ai proprio lavori passati, riesce ancora a mescolare differenti spunti sonori e a proporre qualche novità.

All’ascolto dell’album, infatti, si riconoscono idee musicali già proposte dai Bombay Bicycle Club - un gruppo che in passato ha spaziato attraverso stili diversi di musica, presentando un primo album di matrice indie-rock e poi lavori dal sapore folk piuttosto che dischi dai suoni elettronici e più pop - ma si percepisce anche il desiderio della band di trovare una nuova dimensione.

In tutte e undici le tracce del disco i suoni elettronici sono la colonna portante della produzione. In canzoni come "Get up", traccia che apre "Everything Else Has Gone Wrong", l'uso dei synth risulta addirittura esasperato.
In ogni brano però i sintetizzatori lasciano modo di emergere anche al suono della chitarra, della tromba, del violoncello, dei violini, della viola, del sax e della batteria che, in alcuni momenti, riesce addirittura a sovrastare il resto. Un esempio è il brano "Is it real", caratterizzato da sonorità più vicine all'indie-rock che ricordando i Bombay Bicycle Club di “I had the blues but I shook them loose”.

Ogni brano è avvolto da una nebbia di nostalgia in cui, però, fanno capolino melodie più vivaci come a voler sottolineare la gioia di una band che è tornata in pista ed è in forma. Lo dimostra la canzone “Good day”, uno dei brani del disco che testimonia anche l’abilità di Jack Steadman come autore. I testi di ogni traccia di “Everything Else Has Gone Wrong” riescono a coinvolgere l’ascoltatore - anche quando la musica sembra perdere attrito su esso, come nel caso di “I worry bout you” - e a raccontare tematiche differenti.

La settimana traccia del disco, per esempio, sa emozionare. “Pulling you through / Is all that I wanted to do / But now that I'm in too / I worry 'bout you” (Salvarti / È tutto quello che volevo fare / Ma ora che ci sono dentro anche io / Mi preoccupo per te), canta Steadman nel ritornello, narrando la preoccupazione per una persona che si ama.

Il suono di un flauto riprodotto dai synth introduce il pezzo “Do You Feel Loved?” che, invece, fa luce sulla smania delle persone di affermarsi sui social media.

Il disco si chiude con la ballad “Racing stripes” in cui la voce della cantante folk britannica Billie Marten accompagna quella di Jack Steadman. “This light'll keep me going” (Questa luce mi farà andare avanti) ripetono Steadman e Marten che, con tono sommesso, intonano questa frase fino alla fine.

Ascoltando “Everything else has gone wrong” vien quasi da pensare che la pausa non può che aver fatto bene alla band. I Bombay Bicycle Club convincono e il loro album è un buon lavoro, anche se suona carente della freschezza che in passato ha contraddistinto la loro musica. Questo, però, può solo confermare che sono maturati; Steadman e soci hanno ancora le carte in regola per stupire i fan, oltre che per accontentarli.

TRACKLIST

01. Get Up (02:33)
02. Is It Real (03:05)
04. I Can Hardly Speak (03:59)
05. Good Day (03:52)
07. I Worry Bout You (03:40)
08. People People (03:27)
09. Do You Feel Loved? (04:22)
10. Let You Go (04:48)
11. Racing Stripes (04:06)
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