«EASTER IS CANCELLED - Darkness» la recensione di Rockol

"Easter Is Cancelled", le vie infinite nell'universo parallelo dei Darkness

Il nuovo album della rock band del Suffolk proiettato in una dimensione, al solito tra serio e faceto, dove gli eventi potrebbero prendere pieghe del tutto inaspettate...

Recensione del 19 ott 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Il futuro del rock n’ roll potrebbe essere nelle mani dei Darkness. Ma non in questo universo. Già, perché il nuovo album della pailettata band del Suffolk, l’ennesimo dalla copertina difficilmente trascurabile, ricorre alla teoria, affascinante, del Multiverso. Milioni di realtà parallele in cui gli eventi storici sono andati in modo differente da come li abbiamo conosciuti e che hanno generato altrettante infinite nuove possibilità. Justin Hawkins, interessato alle teorie astronomiche, ne ha fatto una vera e propria passione, tanto da coinvolgere nelle sue discussioni Brian May, chitarrista dei Queen, nonché luminare di astrofisica titolato all’Imperial College di Londra.

Da questi confronti - e pure da una certa predilezione per l’assurdo - è scattata la molla in casa Darkness per un album che narra le gesta di un Cristo dai bicipiti iperpompati in grado di salvare il mondo con i suoi poteri. Comprendere quale sia il confine tra british humor e pura follia per il quartetto è un’impresa titanica, ma nel caso del nuovo “Easter Is Cancelled”, la questione si complica ulteriormente. Raffigurando così Justin come un nuovo Gesù in grado di fare a pezzi la sua croce su cui è inciso il numero VII corrispondente agli album finora pubblicati dal gruppo - compreso quello dal vivo “Live At Hammersmith” dello scorso anno - e i sodali Dan, Frankie e Rufus come tre Marie intente a fustigare i malvagi centurioni romani, il disco rende in pieno il senso di eccellente demenzialità dell’impresa.

Non c’è più una Pasqua proprio perché non c’è stata nessuna morte e resurrezione nella dimensione altra dei Darkness, in cui le vie del Signore, infinte appunto, hanno preso una direzione diametralmente opposta a quella a noi tramandata. Tra assoli adrenalici e falsetti impossibili, la band conferma la sua carica oltraggiosa di rock vecchio stampo, tirata a lucido a suon di hard, glam e una sostanziale voglia di cazzeggiare, al solito senza preoccupazione alcuna del comune senso del pudore. In apertura, si puntano con forza plettri e bacchette contro i tempi bui di “Rock and roll deserves to die”, rocciosa invettiva sul ruolo dei musicisti moderni per prendere di mira i vari cliché del genere e, soprattutto “per far vedere a tutti come cazzo si fanno le cose per bene”, come dichiarato dallo stesso Justin. Ancora, nelle brillanti “How can I lose your love” e “Love ’til I die" emerge un lato più adult oriented, con la garanzia, evidente, di non volersi prendere mai veramente sul serio, portando la loro spiazzante estrosità a nuovi livelli di maestria.

In più, tra riffoni aggressivi, ballate zuccherine e atmosfere sempre sopra le righe, ecco che in “Deck chair” compare la dolce confessione d’amore per… una sedia a sdraio volata via col vento! Una carrellata di sentimenti, in salsa Queen, AC/DC, Thin Lizzy, Foreigner, etc etc, non sempre del tutto romantici, da “Heavy metal lover” a “Choke on it” (letteralmente “strozzati”), fino all’amore incondizionato per le proprie chitarre in “We are the guitar men”, che sfruttano appieno la formula di unire un’ottima padronanza tecnica a testi del tutto scombinati. Eppure senza volersi affatto sminuire dietro il rifugio sicuro della parodia, i Darkness riescono a dare anche un’impronta decisa a un disco sempre sul filo dello sbrago assoluto, specie nei momenti meno tirati, come “Heart explodes” e la malcelata malinconia di “In another life”, mostrando un piacevole lato sfrontatamente orecchiabile. Menzione a parte, poi, merita la title track, epica, folle e tormentata che riprende l’intro di “Tie your mother down” - la fonte di ispirazione principale resta sempre quella - ultimo brano composto per l’album, nato da una jam tra il chitarrista Dan Hawkins, fratello del frontman, e il batterista Rufus Tiger Taylor, figlio del celebre Roger della ditta Queen, unita a una non meglio precisata poesia sulla Pasqua che sembra essere stata rifiutata dal manager al grido di: “Easter is cancelled!”.

Ancora una volta i Darkness preferiscono prendersi la loro sbandata di sano divertimento, rimanendo al tempo stesso sempre uguali a se stessi, capaci di strappare un sorriso e anche un’alzata di spalle, come nelle quattro bonus track dell’edizione deluxe che, sommate alla scaletta regolare, poco aggiungono al mosaico impossibile di un disco per forza di cose discontinuo in cui si incastrano siparietti intimi, siti archeologici e realtà alternative. Disimpegnati e agguerriti, a metà tra cabaret e collaudata stoffa, i quattro sono in grado di sghignazzare su tutto e su tutti, portando un bizzarro punto di vista personale sulla musica preferita dal diavolo. Irriverenti e follemente kitsch, quindi. Altrimenti non sarebbero i Darkness di questo strambo Universo.

TRACKLIST

01. Rock and Roll Deserves to Die (05:24)
02. How Can I Lose Your Love (03:02)
03. Live 'Til I Die (03:32)
04. Heart Explodes (03:47)
05. Deck Chair (02:24)
06. Easter is Cancelled (04:18)
07. Heavy Metal Lover (04:41)
08. In Another Life (04:01)
09. Choke on It (03:21)
10. We Are the Guitar Men (04:21)
11. Laylow (03:23)
12. Different Eyes (02:51)
13. Confirmation Bias (04:35)
14. Sutton Hoo (03:27)
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