«BLACK ANIMA - Lacuna Coil» la recensione di Rockol

L'anima nera dei Lacuna Coil

Nuovo album per la blasonata metal band italiana, che spinge l'acceleratore sulla dicotomia fra rabbia e malinconia, violenza e melodia

Recensione del 11 ott 2019 a cura di Andrea Valentini

La recensione

“Paint it black”, cantavano gli Stones nel 1966. I Lacuna Coil, più di 50 anni dopo, prendono alla lettera questa suggestione e col nero arrivano a dipingere anche l’anima, come il titolo del disco recita. Insomma, non c’è scampo.

L’universo narrativo tratteggiato dalla metal band in questo nuovo album è, dunque, total black – per usare un gergo scippato al girone più o meno infernale della moda. Punto.
Del resto i Lacuna Coil, in una recente intervista rilasciata a Rockol, hanno spiegato il concept del disco proprio in questi termini: “Volevamo che ‘Black Anima’ fosse un luogo in cui racchiudere le sensazioni che, in quanto esseri umani, proviamo tutti, ma che cerchiamo di nascondere perché nella società di oggi non è ammesso mostrare le proprie debolezze. Come condensare tutte queste cose? Abbiamo pensato al disco come a un libro, un oggetto magico che attira a sé tutte queste sensazioni”. In effetti già la copertina dell’album (ideata da Marco Coti Zelati, bassista e compositore di molto materiale del gruppo) evoca ampiamente il concetto di libro magico ed esoterico: sembra quella di un volume proibito, rubato dalla biblioteca di un negromante in odore di rogo purificatore, con il logo della band, un sole nero, un drago  che divora un angelo armato di spadone e tre serpenti – che rappresentano i membri fondatori del gruppo.

Definito il mood, come si traduce tutto ciò in musica? Siamo di fronte a 11 brani che in qualche modo proseguono il discorso di “Delirium” (l’album del 206), facendolo evolvere verso nuove direzioni. Sicuramente il terreno comune, che fa da trait d’union fra i due dischi, è una rinnovata propensione verso sonorità heavy più dure e marcate – elemento che sembrava essersi palesemente attenuato nel fortunatissimo “Comalies” e nel successivo “Broken Crown Halo”. Ma questa nuova fatica in studio della band si avventura oltre, spingendo ancora di più l’acceleratore su atmosfere in cui melanconia e rabbia estrema si intrecciano, per creare una caleidoscopio sonico-emotivo da cui è impossibile o quasi staccare lo sguardo. Una specie di mulinello in cui violenza cieca e malinconia avvolgente divengono parti complementari: yin e yang, odi et amo…

Il dualismo è – dunque – il perno su cui tutta la costruzione poggia. Una sorta di antinomia emotiva e musicale che – come non mai – è incarnata dal contrasto fra le voci di Cristina Scabbia e Andrea Ferro: quando lui osa e frantuma il muro dell’aggressività, lei si insinua, dolce e flessuosa, con linee vocali intricate, emozionanti. Intense. Allo stesso modo le parti strumentali seguono il medesimo pattern, alternando calma e furia incontenibile. La formula – ridotta ai minimi termini – è sempre la stessa, dunque, ma viene filtrata attraverso le lenti dell’esperienza, della maturità e della profondità dei temi affrontati.

Chi ancora attendeva un “Comalies vol. II” non sarà accontentato, ma la maturazione e l’affinamento della doti intrinseche dei Lacuna Coil sono l’elemento centrale di “Black Anima” – un album variegato e complesso, ma al contempo fedele alla natura della band.

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