«BENEATH THE EYRIE - Pixies» la recensione di Rockol

Che colpaccio per i Pixies...

Al terzo album post-reunion, la band di Black Francis ci stupisce con un lavoro davvero entusiasmante

Recensione del 13 set 2019 a cura di Andrea Valentini

La recensione

I Pixies arrivano al loro terzo album dopo la reunion. E il terzo senza Kim Deal. Che detto così sembra un inizio mica tanto buono… si sa, la polemica “i-Pixies-senza-Kim-non-sono-i-Pixies” non muore mai. Eppure, caspita, stavolta Black Francis & company fanno centro. Un bel centro, uno di quei colpi che non mettevano a segno dallo scavallamento fra anni Ottanta e Novanta.

Il che mi permette di levarmi anche un sassolino dalla scarpa e dire che ok, vedere i gruppi di over 50 ancora in giro a fare rock sulla scorta di dischi fatti 30 anni fa a volte è patetico, ma non è vero – come mi sono sentito dire ultimamente – che “meglio un gruppo di ragazzini delle medie che imbraccia gli strumenti e si mette a fare pop, che questi vecchi scureggioni che siamo abituati a vedere in giro”.
Nossignore.
Il punto è che la credibilità non si costruisce a tavolino e l’esperienza non è un plugin di Pro Tools o un effetto che si aggiunge in postproduzione. E un disco come questo lo conferma: i Pixies avranno anche la loro età e avranno fatto un paio d’album molto trascurabili negli ultimi lustri, eppure dimostrano di avere ancora ciò per cui sono diventati i Pixies. Con buona pace di chi vuole venderci il gruppetto di turno con la scusa del giovane-nuovo-fresco.

“Beneath The Eyrie” suona scuro, psichedelico, minaccioso ed esoterico giocando sui punti di forza del Pixies-sound: melodie, alternanze fra parti quiete e altre più pesanti. In pratica l’essenza di quel college rock/alt rock che negli anni Ottanta contribuì alla nascita e allo sviluppo di ciò che chiamiamo grunge – anche se nella versione di Black Francis e i suoi è più colorito di psichedelia e punk.

Certo: se siete follemente innamorati della trilogia “Surfer Rosa”/“Doolittle”/“Bossanova”, in “Beneath The Eyrie” troverete solo l’ennesima occasione per addolorarvi – ma più per i vostri bei tempi andati che non per la reale qualità della proposta. Perché, ora lo dico, questo è uno dei dischi più intriganti dei Pixies da un bel pezzo, con quest’atmosfera quasi gotica, da rituale voodoo in salsa rock scappato di mano. Al momento, in un’ipotetica classifica, lo piazzerei anche sopra all’ormai vintage “Trompe Le Monde”, che a dispetto della gioventù che ancora lo permeava mostrava segni di evidente stanchezza (ed era il 1991… 28 anni fa).

Promossi. Con il brivido sulla schiena e il sorriso sulle labbra.

TRACKLIST

01. In the Arms of Mrs. Mark of Cain (04:12)
02. On Graveyard Hill (03:25)
03. Catfish Kate (03:08)
04. This Is My Fate (03:20)
05. Ready for Love (02:33)
06. Silver Bullet (03:44)
07. Long Rider (03:32)
08. Los Surfers Muertos (02:54)
09. St. Nazaire (02:27)
10. Bird of Prey (02:37)
11. Daniel Boone (04:52)
12. Death Horizon (02:05)

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