«∑(NO,12K,LG,17MIF) NEW ORDER + LIAM GILLICK: SO IT GOES.. - New Order» la recensione di Rockol

I New Order rivisitano il loro passato

Un disco dal vivo particolare, per scaletta, arrangiamenti e luogo: un'altra dimostrazione della grandezza di questa band

Recensione del 25 lug 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il 2017 è stato un anno fondamentale nella vita dei New Order: a settembre hanno finalmente risolto la controversia legale (e pubblica) con Peter Hook. La band era andata avanti senza di lui, senza il suo suono di basso e Hooky - che non è uno a cui piace star zitto - in questi anni aveva accusato più volte il gruppo di avere tradito la propria storia (e di averlo fregato economicamente).

Lo stesso anno, pochi mesi prima  i New Order hanno portato in scena un concerto diverso dal solito. Non le hit (quelle che abbiamo sentito a Lucca nei giorni scorsi) ma un repertorio "minore", rivisitato con 12 sintetizzatori e l'auto del visual artist Liam Gillick - il tutto nella loro Manchester, agli Old Granada Studios: il titolo "So it goes" era anche quello del programma curato loro manager Tony Wilson in cui, in quegli stessi studi, debuttarono in TV i Joy Division.

Con la band da cui sono nati e con il compianto Ian Curtis, i New Order hanno sempre avuto una forte continuità, tant'è che hanno chiuso il concerto di Lucca con la scritta "Joy Division forever", mentre suonavano "Love will tear us apart". Ma questo album è un'operazione ancora più interessante, per il rapporto con il proprio passato: i New Order si sono allontanati dalle classiche "She's lost control" o "Transmission" e sono andati a pescare brani come "Disorder", "Decades" e "Heart & soul", assieme a chicche come "Vanishing point" e "Dream Attack" da quel capolavoro di "Technique" (1989), il loro disco più elettronico. C'è qualche continuità con le scalette classiche: "Your silent face" e" Bizarre Love Triangle" e la recente "Plastic". E' un peccato che lascino sistematicamente fuori dalle scaletta le canzoni di "Get ready" (2001), ma per il resto questo è un album/show davvero interessante: lontano dai numerosi album dal vivo degli ultimi anni per suono e canzoni.

Poi certo: la mancanza di Peter Hook si sente: il sostituto Tom Chapman ripete le linee di basso, un poco più indietro nel mix. Ma per quanto fosse importante quel suono, i New Order non erano solo Peter Hook, anzi. E questo album dal vivo dimostra come questa band abbia saputo unire rock ed elettronica in maniera unica, influenzando generazioni a venire.

TRACKLIST

02. Who's Joe - Live at MIF (05:18)
04. Disorder - Live at MIF (03:41)
15. Decades - Live at MIF (06:50)
17. Heart & Soul - Live at MIF (04:12)

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