«ANIMA - Thom Yorke» la recensione di Rockol

"Anima", l'anti-musica di Thom Yorke

Il cantante dei Radiohead alle prese con la anti-musica. Non canzoni, ma collage digitali che evocano la condizione di ansia contemporanea e trovano un senso nel loro farsi

Recensione del 26 giu 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Per creare devo distruggere, canta Thom Yorke a metà del suo quarto album. Una delle cose che distrugge è la classica struttura delle canzoni. Niente di nuovo: i suoi progetti solisti sono collage digitali che trovano un senso nel loro farsi e “Anima” non fa eccezione. L’idea, ha raccontato il cantante a Zane Lowe, non era scrivere canzoni, ma creare musica attraverso un processo caotico e liberatorio. “Mi sono ritrovato a immergermi nella vecchia musique concrète e in questa specie di anti-musica”. Un altro modo di vedere la cosa consiste nel pensare il disco come un spazio contemplativo della condizione di ansia in cui viviamo.

“Anima” arriva cinque anni dopo “Tomorrow’s modern boxes” e otto mesi dopo la colonna sonora del film di Luca Guadagnino “Suspiria”, ma somiglia più al primo che al secondo. Anzi, fa letteralmente parte del progetto Tomorrow’s Modern Boxes che lo vede collaborare sul palco con il produttore Nigel Godrich e con Tarik Barri, tant’è che alcune canzoni dell’album sono già state presentate ed elaborate durante il tour. Yorke ha spedito a Godrich alcuni frammenti sonori. Il produttore ha selezionato le parti più interessanti, le ha trasformate in campionamenti e loop, le ha rispedite a Yorke, che a sua volta ha scritto le parti vocali su quelle basi in un processo di astrazione dalla forma canzone. L’idea è che i suoni – che si tratti di uno strumento elettrico o elettronico, persino della voce umana – vengano utilizzati non per quello che sono, ma per le potenzialità che esprimono. Sono elementi-base da manipolare, scomporre e ricomporre secondo l’estro personale e le intuizioni del momento.

Il risultato, che trovo più interessante di “Tomorrow’s modern boxes”, è un’immersione in un ambiente sonoro frammentato e dai tratti surreali che evoca stati d’animo senza definirli esplicitamente. “Anima” è definito dai gesti sonori, dalle strutture libere, da testi per lo più enigmatici che suggeriscono paura, angoscia, frustrazione, sullo sfondo di un mondo in cui le macchine stanno cambiando non solo il modo in cui viviamo, ma anche il modo in cui pensiamo. “Last I heard (… he was circling the drain)” è uno dei pezzi più significativi. È un’allucinazione basata su poche note di tastiera, interferenze e suoni fantasmatici in cui si racconta di un mondo distopico in cui gli uomini sono piccoli come topi e vivono nel ventre della città.

Dal tribalismo metropolitano di “Traffic” al finale caotico “Runwayaway” dove si ascolta una delle poche chitarre dell’album, passando per “Dawn chorus”, il suono della voce è spesso trattato, filtrato, raddoppiato, moltiplicato e fatto rimbalzare da un canale all’altro, reso irriconoscibile. Brevi mantra intonati da Yorke fanno da tappeto a incastri digitali che concorrono a creare sensazioni di claustrofobia e frustrazione, con magnifiche aperture melodiche e occasionali riferimenti al ruolo salvifico dell’amore – o almeno così sembrerebbe.

“Maledetta macchina, perché non parli con me?”, si lamenta il protagonista di “The axe”, una grande canzone sul rapporto contrastato con la tecnologia e uno dei due pezzi in cui appare un vero batterista, Joey Waronker. L’altro è “Impossible knots” in cui i suoni bassi escono vividi e pulsanti dalle cuffie, mentre la batteria suonata da Phil Selway è apparentemente accelerata. Nonostante la staticità, “Dawn chorus” è un altro pezzo forte, la dimostrazione della capacità di Yorke di evocare un tipo di bellezza molto umana e molto fragile, immersa in un ambiente sonoro straniante. “Pensavo avessimo fatto un patto”, dice ancora il protagonista di “The axe” alla macchina. Come un bambino, come un illuso.

Nella copertina disegnata a matita, un uomo cade dal cielo precipitando sui grattacieli di una metropoli che sembra a sua volta risucchiata dalla terra. L’immagine esprime la sensazione di incertezza, instabilità e pericolo espressa dalle canzoni dove s’affastellano visioni incoerenti ed enigmatiche come l’auto lasciata col motore acceso in mezzo a un bosco che appare in “Twist”. Se non cercate una “Paranoid android” o una “Pyramid song”, avventurarsi in questa dimensione fra il reale e l’onirico è un’esperienza.

TRACKLIST
Traffic
Last I Heard (… He Was Circling The Drain)
Twist
Dawn Chorus
I Am A Very Rude Person
Not The News
The Axe
Impossible Knots
Runwayaway

TRACKLIST

01. Traffic (05:17)
03. Twist (07:03)
04. Dawn Chorus (05:23)
06. Not The News (03:57)
07. The Axe (06:59)
08. Impossible Knots (04:19)
09. Runwayaway (05:56)

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