«BEYOND. - Joshua Redman» la recensione di Rockol

Joshua Redman - BEYOND. - la recensione

Recensione del 07 apr 2000

La recensione

A 31 anni, con un successo commerciale alle spalle decisamente consolidato e un debutto fulminante avvenuto ormai otto anni fa, Joshua Redman può permettersi molte cose, come ad esempio lasciar filtrare nei due dischi precedenti a questo, un certo avvicinamento alla musica pop e soul, prima di ricongiungersi al jazz più puro in un album intitolato emblematicamente “Beyond”. dice Redman che il jazz è come una chiamata mistica, qualcosa che assomiglia più ad una vocazione che a una scelta artistica ‘libera’. E a questa vocazione il 31enne sassofonista della baia di Frisco decide di tenere fede con un album che si propone come primo obiettivo quello di oltrepassare i consueti canoni standard del jazz per avventurarsi verso nuove modalità espressive. Il tutto, cercando di non penalizzare mai la semplicità e la fruibilità del materiale, al contrario, cercando piuttosto di ‘spacciare’ per semplici cose che semplici non sono. Per fare un esempio, ascoltando il brano che apre l’album, “Courage (asymmetric aria)”, sarebbe difficile intuirne le difficoltà d’esecuzione, almeno fino a quando Redman non rivela che si tratta di un brano in 13/4, un tempo ‘non facile da tenere ma che ci permetteva di suonare la parte di basso come se fosse un loop continuo e molto efficace’. Ecco, questo per dare solo un esempio di quanto lavoro si nasconda dietro un album apparentemente facile e decisamente fruibile nei temi proposti – tutti composti da Redman – per non dire splendido nelle improvvisazioni e negli assoli. Sorretto da un terzetto che gareggia con lui in perizia e capacità di creare situazioni stimolanti a livello improvvisativo e rtitmico, Redman si espone con la stessa generosità con cui lascia al pianista Aaron Goldberg e ai suoi assoli un ruolo da coprotagonista. E non sbaglia, visto che la verve del pianista ricambia decisamente le aspettative, e regala alle performances ulteriore freschezza. Tra i vari brani presenti sull’album, oltre che per il pezzo d’apertura, meritano una citazione “Balance”, “Leap of faith” – arricchita dall’intervento al sax tenore di Mark Turner – e “Neverend”, un’ottima ballad scritta e dedicata da Redman a sua moglie. Per chiudere vi ricordiamo un pezzo dal sapore vagamente consueto - o è per qualche altro motivo che si intitola “Last rites of rock’n’roll”? – sostenuto da una splendida improvvisazione. Se l’intento di “Beyond” era quello di trovare un modo ‘altro’ di esporre la propria musica, Redman può dirsi soddisfatto del risultato, e dei suoi assoli.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.