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Recensioni / 01 lug 2019

Madonnatron - MUSICA ALLA PUTTANESCA - la recensione

Madonnatron, una personale formula di "Musica Alla Puttanesca"

Il secondo album delle streghe di South London, tra ironia, sesso, esoterismo e un omaggio alla cucina italiana

Voto Rockol: 3.5/5
Recensione di Marco Di Milia
MUSICA ALLA PUTTANESCA
Trashmouth Records (Digital Media)

L’ origine del nome del sugo “alla puttanesca” sembra essere piuttosto incerto e se per alcune fonti risalirebbe a un piatto di semplice preparazione cucinato per gli altolocati clienti di una ben frequentata casa di appuntamenti di Napoli, l’idea di una formula musicale altrettanto “alla puttanesca” è un’intuizione piuttosto irriverente delle inglesi Madonnatron.

Il quartetto tutto al femminile di Londra, definito un pastiche femminista post-punk pieno zeppo di suggestioni stegonesche e di umorismo da sexy shop, si è guadagnato una certa notorietà in patria con l’eponimo album d’esordio, datato 2017. Il loro provocante mix di goth rock, spiritual, psichedelia e un’immagine che ricorda da vicino la fittizia band delle anticonformiste Misfits dal cartoon “Jem & The Holograms”, ha portato in breve Charlie, Stefania, Beth e Joanie a uscire dai confini di South London in favore di un nutrito calendario di appuntamenti nei principali festival estivi europei.

Acquistando maggiore dimestichezza con i propri strumenti, le moderne streghe delle Madonnatron hanno preparato nel loro secondo lavoro una personale ricetta di stili, definita con un certo british humor “Musica Alla Puttanesca”. Il gruppo, trattando quelle tematiche nere con cui ama flirtare, ha fatto suoi dei filtri magici del tutto smaliziati che pescano a piene mani dal mondo club anni Ottanta, tra sequenze ripetitive di chitarre e sintetizzatori, derivati dall’epoca in cui i Blondie iniziavano a mischiare la disco music con le proprie influenze punk, reggae e rock. Una padronanza creativa per niente banale, che spazia in pochi minuti dallo spensierato pop di “Goodnight little empire” a una spettrale elegia nella cadenzata “Elizabeth Taylor”. C’è un senso di mistico baccanale in tutto l'album, capace di nascondere tra le sue ipnotiche melodie il germe infestante di un’orecchiabilità quasi sorprendente e al tempo stesso ruffiana al punto giusto per farsi largo senza una nota di troppo.

In undici tracce che oscillano dalle Bananarama a Siouxsie e perfino all’entusiasmo balneare di Edoardo Vianello (ascoltare l’intro di “Bone dump grunt” per credere), le Madonnatron esprimono quindi un’anima musicale inquieta e lisergica, secondo un’inventiva felicemente orgiastica che, attraverso l’impasto delle voci, riesce a trasmettere una passionalità quasi carnale, come solo certe navigate fattucchiere riescono a fare. Nel singolo “Sucker punch” le sue ritmiche western presentano la sinistra malìa di un’alternanza tra un falsetto etereo e un cantato da rituale che recita come un mantra “If I had the time, if I had the money”, perfetto per mostrare il lato oscuro di una femminilità sempre esuberante, protagonista in tutto il lavoro, al pari di una vena umoristica piuttosto grottesca, con cui il gruppo riesce a sussurrare con eloquente sensualità strane vicende di malavita, demoni indù, invasioni aliene e sesso nei nightclub.

“Musica alla puttanesca”, attraverso un’ispirata dedica a uno dei piatti della tradizione culinaria italiana, mette in mostra le doti di una band che passo dopo passo mostra la grinta di questa strana congrega di incantatrici alle prese con un sound retrò e personale insieme, che nella sua semplicità riesce a risultare vincente, magnetico e, di fatto, strisciante sottopelle. Le suggestioni gotiche si fanno largo così in un crescendo quasi inconsapevole di lente distorsioni fino all’esplosioni di “Sweet Serena” e “Flash ponds” in cui l’intreccio delle voci si fa drammaticamente sinistro e irresistibile. Tra fosche spirali di funesto sex appeal, il canto notturno delle Madonnatron, nel suo non prendersi mai troppo sul serio, sembra strizzare volentieri un occhio marcato di eyeliner a un arcano rituale notturno. In onore, di certo, di quel vecchio diavolo di un blues.

TRACKLIST

01. Goodnight Little Empire - (03:59)
02. Bone Dumb Grunt - (03:53)
03. Liminal - (04:09)
04. Superhands - (04:22)
05. Sweet Serena - (04:01)
06. Flesh Pond - (03:31)
07. Sucker Punch - (04:03)
08. Blue Pill - (04:05)
09. Nightmare In Silver - (03:28)
10. Elizabeth Taylor - (05:55)
11. Venus & Rahu - (04:27)