«LA TERRA SOTTO I PIEDI - Daniele Silvestri» la recensione di Rockol

Il manifesto di (r)esistenza di Daniele Silvestri: la recensione di "La terra sotto i piedi"

Il megafono non l'ha mai spento. E qui lo usa per raccontare storie diverse, dalla speranza per il cambiamento all'analisi critica dei social network. Con il nuovo album "La terra sotto i piedi" il cantautore romano alza ancora di più l'asticella.

Recensione del 03 mag 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Guardi la discografia di Daniele Silvestri e tra i titoli, le copertine e le date ti sembra di intravedere un percorso che, pensi, non poteva che portare a "La terra sotto i piedi". Questo nuovo album, che arriva a tre anni da "Acrobati", va a suggellare venticinque anni di carriera - tanti ne sono passati dall'esordio discografico del cantautore - sempre all'insegna dell'eclettismo e della versatilità. Figlio, per certi versi, dello stesso spirito e della stessa attitudine del disco del 2016, che aveva a sua volta segnato una sorta di ritorno alla vulcanicità di "Il dado", "La terra sotto i piedi" è un lavoro complesso: quattordici pezzi (oltre un'ora di musica) praticamente uno diverso dall'altro per suoni e tematiche, frutto di una gestazione lunga e complicata che ha visto il cantautore confrontarsi con ben ventisette musicisti.

Il più grande pregio di questo disco, che è forse anche il suo più grande limite, è quello di rivolgersi ad un pubblico preciso, che è un pubblico adulto: quello che segue Daniele Silvestri da quando era uno dei pischelli bellocci e spettinati del gruppetto che si ritrovava a suonare sul piccolissimo palco del Locale di vicolo del Fico nelle notti magiche romane degli anni '90, di cui - è noto - facevano parte anche Niccolò Fabi e Max Gazzé, che è cresciuto ascoltando i suoi dischi e che è stato abituato negli anni ad aspettarsi da ogni suo lavoro qualcosa di sempre più temerario e ambizioso.

Dopo l'esperienza di "Il padrone della festa", come è stato già scritto, ciascuno dei tre ha precisato meglio la sua identità e amplificato le caratteristiche della sua scrittura: Gazzé sempre più surrealista con "Maximilian" e "Alchemaya", Fabi ancora più intimista e introspettivo con "Una somma di piccole cose", Silvestri esageratamente vulcanico prima con "Acrobati" e ora con questo "La terra sotto i piedi", che del disco del 2016 riprende il flusso di idee e di parole, la libertà compositiva e l'attitudine a sperimentare, in un'esplosione di suoni e colori quasi kandinskiana.

Da quelle jam sessions infinite sul palco di quel piccolo locale nascosto appena dietro piazza Navona sono passati più di vent'anni ormai, tante cose sono cambiate e tante ancora cambieranno; oggi l'uomo col megafono ha cinquant'anni e guardandosi allo specchio si ritrae con ironia: "Ti è venuto in mente che, a forza di gridare / Hai più di cinquanta anni? / Dovresti riposare / E invece, ancora col megafono / Ma che malinconia", canta in "Complimenti ignoranti".

Quel megafono, d'altronde, non l'ha mai spento, e qui lo usa per raccontare storie diverse: dalla speranza per il cambiamento di "Qualcosa cambia" all'identità ritrovata di "Concime", passando per l'analisi critica dei social network di "Complimenti ignoranti", "Tempi modesti" e "Tutti matti", il confronto generazionale di "Argentovivo" (presente nella versione in cui Silvestri l'aveva concepita insieme a Manuel Agnelli, Fabio Rondanini e Rancore, che poi è quella che i quattro hanno fatto ascoltare a Sanremo nella serata dei duetti) e il beffardo profilo del rapper che a cinquant'anni continua a parlare di cash e bitches di "Blitz gerontoiatrico". Completano il quadro una manciata di riflessioni sull'amore in forma di ballate, perché - spiega lo stesso Silvestri - "possiamo parlare di tutto, dei massimi sistemi, dei temi scomodi, delle derive politiche, culturali, sociali, ma alla fine, come diceva qualcuno, è sempre l'amore il motore di tutto". E a volte, come nel caso di "Prima che" o di "Rame", anche una canzone d'amore può essere a suo modo una canzone politica.

"La terra sotto i piedi" è un lavoro particolarmente ispirato. E lo è tanto dal punto di vista dei contenuti quanto sotto l'aspetto più strettamente musicale: canzoni che vanno spesso oltre la forma-canzone (come la stessa "Argentovivo"), caratterizzate da lunghissime code strumentali e un lungo lavoro di rifinitura e di artigianato, come testimoniano le chiacchiere tra Silvestri e i suoi musicisti che il cantautore ha voluto tenere nelle registrazioni di alcuni brani. C'è la batteria di Fabio Rondanini a dettare il ritmo, i violini di Rodrigo D'Erasmo che aggiungono sempre bello al bello (come su "La vita splendida del capitano" - a scanso di equivoci: si tratta del Capitano con la "c" maiuscola, Francesco Totti), la chitarra di Niccolò Fabi e il sax di James Senese in "Rame", i fiati di Enrico Gabrielli. Ma c'è, soprattutto, la voglia di Silvestri di non percorrere scorciatoie o strade semplici e di portare la sua ricerca ancora più in alto.

Se di questi tempi è la corsa al ribasso e all'immediatezza a garantire il risultato, e carriere di tutto rispetto finiscono per compromettersi, Silvestri si tira caparbiamente fuori dai giochi. E con "La terra sotto i piedi" mette in musica il suo manifesto di (r)esistenza.

TRACKLIST

01. Qualcosa cambia (04:31)
02. Argentovivo (05:03)
03. La cosa giusta (03:43)
05. Tutti matti (04:42)
06. Concime (05:22)
08. Prima che (04:04)
11. Rame (05:13)
12. Tempi Modesti (feat. Davide Shorty) (06:21)
13. L'ultimo desiderio (04:49)
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