«AMERICAN ROCK 'N' ROLL - Don Felder» la recensione di Rockol

Il vecchio “American Rock ’N’ Roll” secondo Don Felder

Lezioni di rock da chi lo suona da cinquanta e passa anni. Il terzo album di Don Felder degli Eagles è nostalgico e pieno zeppo di ospiti.

Recensione del 04 apr 2019 a cura di Redazione

La recensione

Quando hai cinquant’anni di carriera alle spalle, hai fatto parte degli Eagles e hai contribuito a scrivere “Hotel California”, hai imparato a suonare la slide da Duane Allman e hai dato lezioni di chitarra al giovane Tom Petty, ti puoi permettere di chiamare a suonare con te gente come Slash, Mick Fleetwood, Sammy Hagar, Peter Frampton, Joe Satriani e membri di Red Hot Chili Peppers, Grateful Dead, Toto e Rush, tutti assieme, tutti nello stesso disco. È esattamente quel che fa Don Felder in “American rock ’n’ roll”.

Don Felder è il musicista del tema del film d’animazione “Heavy metal”, è l’uomo che ha accompagnato gli Eagles nella transizione verso una forma di rock più tradizionale dopo gli anni country. Finora aveva pubblicato due soli album da solista: “Airborne” del 1983 e “Road to forever” del 2012. “American rock ’n’ roll” è il terzo e offre esattamente quel che il titolo promette: tre quarti d’ora di rock tamarro e spettacolare, tutto riff, assoli e nostalgia, al cui confronto gli Eagles fanno la figura dei dandy raffinatissimi.

La filosofia è tutta nella title track, un viaggio nel rock che mette assieme tutto e tutti, da Jimi Hendrix ai Green Day passando per la psichedelia e il grunge. Il suono è potente, la narrazione semplice, i musicisti tutti star: Nathan East al basso, Mick Fleetwood e Chad Smith alla batteria, Lenny Castro alle percussioni, la chitarra di Felder che s’incrocia con quella di Slash – ovviamente i Guns N’ Roses sono citati nel testo. Leggere i crediti dell’album fa impressione perché tutte le canzoni sono suonate da gente così, una trentina di musicisti fra superstar e strumentisti di prima categoria che comprende, oltre ai citati, anche Alex Lifeson, Steve Porcaro, David Paich, Abe Laboriel, Steve Gadd, Jim Keltner.

Si ascoltano riff primitivi e rozzi, bei cori vagamente West Coast, qualche ballata elettro-acustica, una traccia flamencata dedicata a una “Little latin lover” e un pezzo pianistico. L’album è prevedibile e rétro, a volte lievemente kitsch, ma ben fatto. Il suono è potente e brillante – peccato per certe programmazioni che in questo contesto suonano cheap – mentre i testi mettono assieme ragazze sexy e cuori in fiamme, luci dei riflettori e un ritornello che finisce con un “rock you tonight!”. Per capire lo spirito del disco basta guardare la copertina, dove la Gibson doppio manico che Felder usa per suonare “Hotel California” è appiccicata su una bandiera americana.

E comunque ci si diverte quando Felder intreccia la chitarra con quelle di Orianthi e Richie Sambora, con sotto un Hammond B3 e le percussioni di Lenny Castro, o quando si ascoltano belle armonie vocali con l’accompagnamento della pedal steel di Greg Leisz, per fare un paio di esempi. Da ascoltare con una birra in mano, immaginando che gli ultimi trent’anni di musica non siano esistiti.

TRACKLIST
American Rock ’N’ Roll
Charmed
Falling In Love
Hearts On Fire
Limelight
Little Latin Lover
Rock You
She Just Doesn't Get It
Sun
The Way Things Have To Be
You're My World

TRACKLIST

01. American Rock 'n' Roll (03:40)
02. Charmed (03:16)
03. Falling In Love (04:25)
04. Hearts On Fire (04:32)
05. Limelight (03:47)
06. Little Latin Lover (03:33)
07. Rock You (03:42)
08. She Doesn't Get It (03:34)
09. Sun (04:31)
10. The Way Things Have To Be (04:19)
11. You're My World (03:48)
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