«OSTENSIONE DELLA SINDROME 'ULTIMA CENA' - Willie Peyote» la recensione di Rockol

“Ostensione della sindrome”, il funk sabaudo di Willie Peyote dal vivo

Ecco il disco dal vivo di un rapper atipico che è anche un po’ cantautore e un po’ intrattenitore intelligente. Con una band di otto elementi e tanta voglia di divertirsi senza smettere di pensare.

Recensione del 28 mar 2019 a cura di Redazione

La recensione

Un altro rap è possibile. Prendete Willie Peyote: è lontano da ogni luogo comune del genere – soldi brand e bitches – e si esibisce con una band di musicisti solida e vecchia scuola. Anzi, definirlo rapper sarebbe limitante come dimostrano le 14 canzoni del disco dal vivo “Ostensione della sindrome ‘Ultima cena’”, testimonianza del tour di 103 date iniziato nell’ottobre 2017 dove il torinese dimostra d’essere assieme rapper, cantautore, intrattenitore. Se esistesse una cosa chiamata funk sabaudo suonerebbe così.

I Subsonica, che l’hanno ospitato nell’ultimo tour, ne hanno lodato i suoi concerti come fra i più coinvolgenti dei musicisti di ultima generazione, scrivendo che “ha le rime taglienti e provocatoriamente intelligenti di uno che non nasconde mai il proprio pensiero e la propria posizione”. Il live di Willie Peyote è frutto anche di un’idea di intrattenimento vecchio stile. “Ostensione della sindrome” è un dialogo continuo col pubblico. Musica e parole sono funzionali alla creazione di un’atmosfera di festa, ma una festa in cui bisogna stare attenti per star dietro alle rime veloci e piene di cose di Willie Peyote che racconta il mondo che lo circonda, piccole situazioni di vita, relazioni, politica e razzismo. Ci mette dentro tanta ironia e intelligenza difatti qua e là, anche nel modo di porgere certe frasi, ricorda Daniele Silvestri che deve avere ascoltato parecchio.

Sono rime per la testa, ma è anche musica per il corpo, eseguita da una band tradizionale. Oltre a Frank Sativa (tastiere e samples), i musicisti della Sabauda Orchestra Precaria che accompagnano Willie Peyote sono Danny Bronzini (chitarre e cori), Luca Romeo (basso), Dario Panza (batteria), Paolo D’Angelo Parpaglione (sax e flauto), Enrico Allavena (trombone), Luigi Giotto Napolitano (tromba e flicorno), Tom Newton (armonica, co-protagonista di “Portapalazzo”). Ci sono il funk, il pop, il rhythm & blues, il rap, il cantautorato. E in “Le chiavi in borsa” è ospite Dutch Nazari. Ci si diverte senza smettere di pensare.

Il ritmo è sostenuto e si prende raramente fiato. “Ostensione della sindrome ‘Ultima cena’” è un live ad alto tasso d’energia. Bello e indefinibile. E del resto è lo stesso Willie Peyote a dirsi nella descrizione del profilo Instagram “nichilista, torinese e disoccupato perché dire rapper fa subito bimbominkia e dire cantautore fa subito Festa dell’Unità”. Lui non è un bimbominkia e non ha nulla dei cantautori di un tempo. E alla fine, dopo un’oretta di musica, sorge una piccola domanda: come suonerebbero i dischi dal vivo dei rapper italiani che oggi entrano in classifica?

 

TRACKLIST

01. Intro + L'effetto Sbagliato - Live (05:08)
04. Dj & Call Center - Live (03:06)
06. Le Chiavi In Borsa (feat. Dutch Nazari) - Live (03:13)
09. I Cani - Live (03:49)
13. Vendesi - Live (03:20)
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