Recensioni / 19 mar 2019

Backyard Babies - SLIVER AND GOLD - la recensione

In casa Backyard Babies non c’è spazio per il concetto di progressione: "Sliver and gold"

Voto Rockol: 4.0 / 5
SLIVER AND GOLD
Century Media Records Ltd. (Digital Media)

di  Simöne Gall​

Anzitutto è un piacere denotare che, sulla strada per i cinquanta, questi quattro eterni adolescenti non ne vogliano ancora sapere di appendere la loro attitudine ribelle al chiodo. E non mi riferisco al più classico giubbotto di pelle; quello lo indossano ancora, sui loro apparati di molecole tatuate. Per chi non lo sapesse, le origini dei Backyard Babies, venerabile ensemble rock scandinava, risalgono addirittura al lontano 1987, lo stesso anno in cui altri outsider scovatisi per le strade di Los Angeles regalavano al mondo del rock e del metal quell’"Appetite For Destruction" ammirato fanaticamente anche dai Babies stessi. 

Devo essere onesto, però: il loro lavoro precedente, "Four By Four", del 2015, mi aveva lasciato alquanto indifferente. O quasi. Il disco segnava un ritorno poco suadente dopo una pausa, durata più di un lustro, seguita a sfibranti e trascinanti tour che negli anni Duemila avevano toccato più e più volte anche il suolo italico (incancellabile dalla mente l’esibizione in quel del Transilvania Live milanese, coi Danko Jones a far da traino – era l’autunno del 2001). Un lungo intervallo, dicevamo, che aveva inoltre garantito ai due co-leader della band, Nicke Borg e Dregen, entrambi chitarristi/cantanti, di focalizzarsi sui rispettivi album solisti: molto poco convincente, secondo chi scrive, quello afferente al primo (ma non vorrei far lacrimare chi quel disco lo aveva in ogni modo apprezzato), niente affatto deludente quello del secondo, indubbiamente più ispirato e dilettevole. 

A differenza del predecessore, questo nuovo ritorno discografico del quartetto, completato, oltre ai sopraccitati Nicke e Dregen, dai fedelissimi Johan Blomqvist (alle quattro corde) e Peder Carlsson (dietro alle pelli), sa come rendersi amabile pur nella sua monotonia. "Sliver and Gold" - pubblicato da Century Media – è il solito canzonificio rock ‘n’ roll glamour punk; sempre quello, sì, poiché tale dev’essere. “Good Morning Midnight”, “Simple Being Sold”, “Shovin’ Rocks”, “44 Undead” (la mia preferita, da cui il rispettivo videoclip), “Ragged Flag”, “Bad Seeds”. Inutile davvero stare a cavillare sulla natura descrittiva dei singoli brani. 

In casa Babies, infatti, non c’è spazio per il concetto di progressione. Con questa band le ipotesi di approccio da tenere a mente sono sempre due: prendere o lasciare. Personalmente propendo per la prima. Per partito preso, da quando, più nello specifico, nel mio stereo cominciò a girare l’epocale "Total 13", una bomba sonora la cui esplosività riecheggia ancora oggi, due decadi or sono. Un passato certamente più “gold”, a dispetto di un presente forse un po’ più “silver”, già: ma i Babies dimostrano ancora di saper stuzzicare i timpani, ricordandoci, inoltre, che non serve avere una laurea in filosofia per dare lezioni di moralità. Vi basti leggere la massima punk rock che dà il titolo all’ultima traccia di questo amabile lavoretto: “Laugh Now Cry Later”. Chi li ama li segue. Sempre e comunque.

TRACKLIST

01. Good Morning Midnight - (02:58)
02. Simple Being Sold - (02:49)
03. Shovin' Rocks - (03:19)
04. Ragged Flag - (03:19)
05. Yes to All No - (03:08)
06. Bad Seeds - (03:48)
07. 44 Undead - (03:23)
08. Sliver and Gold - (03:14)
09. A Day Late in My Dollar Shorts - (02:47)
10. Laugh Now Cry Later - (06:15)